ROMA, giovedì, 19 novembre 2009 (ZENIT.org).- “All’evangelizzazione non servono i preti showman che vanno in TV”. Lo ha dichiarato mons. Mauro Piacenza, Segretario della Congregazione per il Clero, intervenuto il 18 novembre alla Giornata di Studio su “La comunicazione nella missione del sacerdote”, organizzata dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce.

“La comunicazione – ha precisato il presule – deve favorire la comunione nella Chiesa altrimenti diventa protagonismo individuale oppure, ed è ancora più grave, introduce divisione”.

A questo proposito mons. Piacenza ha spiegato che “il sacerdote non deve improvvisare quando utilizza i mezzi di comunicazione e neppure deve comunicare se stesso, ma duemila anni di comunione nella fede”.

Un messaggio, ha concluso, che “può essere trasmesso soltanto attraverso la propria esperienza e vita interiore”.

Il prof. Philip Goyret, ordinario di Ecclesiologia e Teologia Sacramentaria presso la Pontificia Università della Santa Croce, ha spiegato che la dimensione comunicativa appartiene in qualche modo all’essenza di ogni sacerdote, “sia in se stesso, in quanto sacramentalmente rappresenta Gesù Cristo, e dunque deve vivere conformemente a ciò che rappresenta, sia in quanto portatore di grazia e ministro della Parola di Dio”.

Pertanto, ha aggiunto, “consacrazione e missione sono correlate: la Parola dà senso alla testimonianza e la testimonianza dà credibilità alla Parola”.

Da parte sua, il prof. Mario Maritano, Decano della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche dell’Università Salesiana, si è soffermato sul ruolo di comunicatori dei Padri della Chiesa traendone degli esempi pratici, mentre il prof. Sergio Tapia-Velasco, docente presso la Facoltà di Comunicazione della Santa Croce, ha spiegato come l’omelia domenicale possa diventare un momento privilegiato della trasmissione della Parola, constatando che spesso invece si assiste a “troppe omelie lunghe e noiose”.

Durante la sessione pomeridiana sono state analizzate le conseguenze della testimonianza e della presenza del sacerdote nei diversi ambiti comunicativi: mons. Giovanni D’Ercole, Vescovo ausiliare eletto dell’Aquila, ha parlato di come un ministro di Dio dovrebbe mostrarsi nei mezzi di comunicazione, mentre il rev. John Wauck ha esposto quale comportamento dovrebbe avere nelle circostanze in cui si rivela fonte informativa privilegiata.

In conclusione dei lavori, la dott.ssa Alessandra Caneva, della Lux-Vide, ha vagliato l’impatto della serie televisiva della RAI “Don Matteo”, quale esempio di fiction che riesce a comunicare la bellezza della vocazione sacerdotale.

Alla Giornata, cui ha preso parte anche mons. Paul Tighe, Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, è stata presentata la ricerca scientifica internazionale PICTURE (acronimo inglese per le pratiche d’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione da parte dei sacerdoti) che ha lo scopo di analizzare “quale è l’uso che i sacerdoti della Chiesa cattolica fanno di Internet”.

Il progetto, che gode del sostegno della Congregazione per il Clero, cerca di comprendere l’attitudine dei sacerdoti rispetto a questo nuovo medium, oltre a sviluppare una più efficace comunicazione “on-line” della Chiesa.

Lo studio verrà fatto su un campione estratto dagli oltre 400.000 sacerdoti sparsi nel mondo e sarà condotto dal New Media in Education Lab dell’Università della Svizzera italiana (Lugano), in collaborazione con la Facoltà di Comunicazione dell’Università della Santa Croce (Roma).

L’analisi consiste nel compilare un questionario disponibile in sei lingue sul sito http://www.pictureproject.info/?page_id=278, con domande riguardanti le competenze tecnologiche dei sacerdoti, lo svolgimento di attività on-line, l’apprendimento ed il loro modo di comunicare attraverso il mondo digitale. I sacerdoti sono invitati a contribuire alla ricerca compilando

Secondo il prof. Daniel Arasa, docente di Comunicazione digitale alla Santa Croce, PICTURE rappresenta “un originale contributo della ricerca universitaria all’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI”. I risultati dello studio, infatti, saranno resi noti proprio al termine dell’evento ecclesiale, nel giugno del prossimo anno.