Il Papa spiega la vocazione alla pace della Terra Santa

Recitando il Regina Caeli con i pellegrini

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CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 18 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il primo intervento pubblico di Benedetto XVI al ritorno dal suo pellegrinaggio in Giordania, Israele e nei Territori palestinesi si è trasformato in una riflessione spirituale sulla vocazione della Terra Santa, “quinto Vangelo”, e sulle sue contraddizioni.

Rivolgendosi alle migliaia di pellegrini che si sono riunite per recitare la preghiera mariana del Regina Caeli in Piazza San Pietro in Vaticano, il Papa, senza nascondere la sua soddisfazione per i risultati raggiunti, ha ringraziato Dio e tutti coloro che hanno collaborato a questo pellegrinaggio, incluse le autorità dei Paesi che ha visitato.

Più che un bilancio, il Santo Padre ha proposto un’originale meditazione alla luce della fede di questo viaggio, che, come ha detto, aveva varie dimensioni: “una visita pastorale ai fedeli che vivono là, un servizio all’unità dei cristiani, al dialogo con ebrei e musulmani, e alla costruzione della pace”.

“La Terra Santa, simbolo dell’amore di Dio per il suo popolo e per l’intera umanità, è anche simbolo della libertà e della pace che Dio vuole per tutti i suoi figli”, ha affermato.

“Di fatto, però, la storia di ieri e di oggi mostra che proprio quella Terra è diventata anche simbolo del contrario, cioè di divisioni e di conflitti interminabili tra fratelli”.

“Come è possibile questo?”. “È giusto che tale interrogativo interpelli il nostro cuore, benché sappiamo che un misterioso disegno di Dio concerne quella Terra, dove – come scrive san Giovanni – Egli ‘ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati’”, ha risposto.

Il Pontefice ha spiegato che la Terra Santa è stata chiamata “quinto Vangelo”, “perché qui possiamo vedere, anzi toccare la realtà della storia che Dio ha realizzato con gli uomini”.

“Cominciando con i luoghi della vita di Abramo fino ai luoghi del la vita di Gesù, dall’incarnazione fino alla tomba vuota, segno della sua risurrezione. Sì, Dio è entrato in questa terra, ha agito con noi in questo mondo”.

“Ma qui possiamo dire ancora di più: la Terra Santa, per la sua stessa storia può essere considerata un microcosmo che riassume in sé il faticoso cammino di Dio con l’umanità. Un cammino che implica col peccato anche la Croce. Ma con l’abbondanza dell’amore divino sempre anche la gioia dello Spirito Santo, la Risurrezione già iniziata ed è un cammino tra le valli della nostra sofferenza verso il Regno di Dio”.

Questo regno, ha spiegato, “non è di questo mondo, ma vive in questo mondo e deve penetrarlo con la sua forza di giustizia e di pace”.

“La storia della salvezza comincia con l’elezione di un uomo, Abramo, e di un popolo, Israele, ma la sua intenzione è l’universalità, la salvezza di tutti i popoli. La storia della salvezza è sempre marcata da questo intreccio di particolarità e di universalità”.

Il Papa ha concluso confessando di aver potuto constatare in Terra Santa quale sia “lo scopo più profondo di ogni dialogo interreligioso”: “temere Dio e praticare la giustizia imparare questo e aprire così il mondo al Regno di Dio”.

Il Pontefice ha quindi annunciato che, come è solito fare dopo le sue visite apostoliche internazionali, durante l’udienza del mercoledì traccerà un bilancio del pellegrinaggio.

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ZENIT Staff

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