Il Papa sul Monte Nebo: profezia per un mondo che cerca Dio

Spiega l’amministratore delegato dell’ORP

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di Mercedes de la Torre

AMMAN, domenica, 10 maggio 2009 (ZENIT.org).- La visita che Benedetto XVI ha compiuto questo sabato al Monte Nebo, dal quale si dice che Mosè poté vedere la Terra Promessa, si è trasformata in una profezia per il mondo attuale che cerca Dio alla cieca, considera padre Caesar Atuire, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, istituzione dipendente dalla Santa Sede.

Il sacerdote, che accompagna il Santo Padre nel suo pellegrinaggio in Giordania, Israele e nei Territori palestinesi, ha spiegato il motivo per il quale il Papa ha deciso di iniziare la sua visita in Terra Santa visitando la montagna alta poco più di 800 metri dalla quale si possono vedere la valle del Giordano, la città di Gerico e a volte, quando non c’è nebbia, anche Gerusalemme. Il 9 marzo 2000 si recò in questo luogo anche Giovanni Paolo II.

“Ogni Papa è come un Mosè che porta il popolo all’incontro con Dio”, ha spiegato a ZENIT il sacerdote, ricordando che ciascun pellegrinaggio ha come obiettivo ultimo l’incontro con il Signore. Nel caso del Vescovo di Roma, constata, accanto a lui peregrina il popolo cristiano, anche i mezzi di comunicazione del mondo che lo accompagnano.

Come pastore della Chiesa, cerca di dissipare quelle nubi che, come sul Monte Nebo, impediscono alla gente di vedere la propria meta, “la terra promessa”, ha affermato.

Il luogo in cui è morto Mosè, ha ricordato padre Atuire, è la porta privilegiata alla Terra Santa. “Ogni pellegrino che si incammina verso Gerusalemme, seguendo le orme del popolo di Israele che ha camminato 40 anni nel deserto, iniziando dal Monte Nebo, realizza lo stesso percorso alla ricerca della città di Dio e della terra che Dio ha promesso”.

Alla luce di questo incontro con Dio, il sacerdote commenta la storica visita realizzata questo sabato da Benedetto XVI alla moschea Al-Hussein Bin Talal di Amman, il secondo tempio islamico che visita nel suo pontificato.

Con questo gesto, ha osservato, il Papa “sottolinea una realtà comune a tutte le religioni: come persone credenti, in qualche modo abbiamo davanti a noi una sfida, perché viviamo in un mondo sempre più secolarizzato”.

Con la visita, constata, il Papa ha superato parte dei pregiudizi promossi negli ultimi anni da alcune persone che l’hanno voluto presentare come una persona chiusa al dialogo.

“Il Papa è un uomo aperto all’incontro con l’altro senza paure, senza pregiudizi, perché insieme possiamo fare qualcosa per migliorare questo mondo”, ha concluso padre Atuire.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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ZENIT Staff

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