Cardinale britannico chiede ai musulmani rispetto per la libertà religiosa

MELBOURNE, lunedì, 4 settembre 2006 (ZENIT.org).- I musulmani devono sostenere i diritti dei cristiani nei Paesi islamici e lavorare con i cristiani per una “testimonianza reciproca” dei valori condivisi di pace e giustizia, ha affermato la scorsa settimana a Melbourne il Cardinale Cormac Murphy-O’Connor.

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“Questo è un principio fondamentale di sacra ospitalità, ed è basilare per il rapporto tra cristiani e musulmani”, ha spiegato.

Il porporato ha osservato che i musulmani sono liberi di praticare il loro credo nel mondo occidentale, ed ha affermato che il rispetto che ricevono dai cristiani dovrebbe essere reciproco.

“Se i cristiani si vedono negati i loro diritti o sono soggetti alla sharia [legge islamica, ndt.], non è una questione su cui i musulmani in Gran Bretagna o in Australia dovrebbero tacere”, ha aggiunto.

“Se i diritti religiosi delle minoranze non vengono rispettati nel nome dell’islam, il volto dell’islam è macchiato ovunque nel mondo”.

Il Cardinale Murphy O’Connor ha parlato all’apertura del nuovo Centro Asia-Pacifico di Dialogo Interreligioso dell’Università Cattolica Australiana, a cui è intervenuto anche Mehmet Ali Sengul, Presidente onorario della Società Interculturale Australiana.

Il punto focale della cooperazione interreligiosa è difendere la libertà religiosa, ha affermato.

La sfida per ogni religione è mantenere le sue rivendicazioni esclusive vincendo allo stesso tempo l’ignoranza e imparando il rispetto.

“Ciò che è buono è la crescita verso la comprensione reciproca, ma anche una testimonianza comune di valori che condividiamo – pace e giustizia –, e questo non è insignificante”.

Nel frattempo, in Malesia, il quotidiano The Star ha riportato che la Corte della Sharia ha respinto il tentativo di un ex cattolico di tornare al cristianesimo dopo la sua conversione all’islam perché aveva usato il procedimento sbagliato.

Il tribunale, ad ogni modo, ha acconsentito ad ascoltare la richiesta del signor Wong qualora la ripresenterà.

Wong, che quando si era convertito all’islam nel 2001 aveva preso il nome di Kenny bin Abdullah, ha detto di non aver mai praticato l’islam dopo la sua conversione, continuando ad essere un cristiano praticante.

L’uomo ha affermato di aver annunciato pubblicamente di non essere più un musulmano attraverso una dichiarazione legale il 1° marzo di quest’anno. Nella sua domanda, ha affermato di cercare una dichiarazione in cui il suo nome risultasse rimosso dalla lista dei musulmani convertiti al fine di poter sposare una donna non musulmana e vivere come un non musulmano.

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ZENIT Staff

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