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Rainbow Flag in Madrid

Rainbow Flag in Madrid - Pixabay

Spagna. Vescovi perseguitati: vietato criticare il gender

Dopo l’archiviazione di una denuncia al card. Cañizares, nuova accusa nei confronti di tre vescovi iberici per aver criticato una legge dell’Assemblea autonoma di Madrid

Nel giugno scorso il Tribunale Superiore di Giustizia della Comunidad Valenciana sembrava aver posto una pietra sopra alle polemiche sulle dichiarazioni dei vescovi spagnoli contro l’ideologia gender. Era stata infatti archiviata rapidamente la denuncia nei riguardi dell’Arcivescovo di Valencia, card. Antonio Cañizares, da parte di gruppi legati al femminismo e alla galassia lgbt.

Tuttavia la decisione dei giudici, basata sulla Costituzione spagnola e sulla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che difendono il diritto di espressione, non è stata sufficiente a rasserenare gli animi di chi vuole mettere a tacere ogni sospiro vagamente critico nei confronti delle politiche gay-friendly iberiche.

Il mirino arcobaleno dell’associazionismo omosessuale si è nuovamente spostato su esponenti del clero. Stavolta, ad essere citati a giudizio, sono non uno, ma tre presuli. L’Osservatorio spagnolo contro la LGBTfobia ha denunciato davanti alla procura di Madrid il vescovo di Getafe, mons. Joaquin Maria López de Andújar, il suo ausiliare José Rico Pavés e il titolare della diocesi di Alcalà, mons. Juan Antonio Reig Pla.

L’accusa nei loro confronti è analoga a quella formulata due mesi fa al card. Cañizares: “Incitamento all’odio e alla discriminazione verso la comunità omosessuale”. Ma non basta. Il gruppo lgbt ha reso noto che sta prendendo in considerazione di presentare una denuncia penale verso i tre rappresentanti cattolici, accusandoli di “incitamento alla disobbedienza della legge”.

Il fuoco di fila contro i tre vescovi è iniziato lunedì scorso, 8 agosto. La loro colpa è stata quella di aver diffuso una nota assai critica verso la legge approvata il 14 luglio in via definitiva dall’Assemblea autonoma di Madrid.

La norma, che porta la firma della presidentessa dell’Assemblea Cristina Fuentes (non una vetero-marxista bensì una esponente del Partito Popolare), si propone di “superare gli stereotipi” e gli “atteggiamenti sessisti” attuando una “depatologizzazione della transessualità”, che passa anche attraverso il cambio di sesso di bambini molto piccoli, finanche senza l’autorizzazione dei genitori.

I tre vescovi si sono fatti portavoce di molti cittadini madrileni, preoccupati da un disegno politico-culturale di tale portata antropologica. Di qui l’accusa secondo cui tale legge “contraddice il diritto naturale in accordo con la retta ragione e pretende di ridurre al minimo l’insegnamento pubblico della Bibbia, del Catechismo e del Magistero della Chiesa cattolica”.

Considerata inoltre “un attacco al diritto dei genitori ad educare i propri figli”, i tre vescovi hanno parlato di “una legge arbitraria, che non contempla neppure l’obiezione di coscienza e che i partiti, i sindacati, i mezzi di comunicazione e le grandi industrie vogliono imporre attraverso un pensiero unico che annulla la verità sull’uomo”.

Il pensiero dei presuli si è poi spostato sui bambini, giacché questa legge vorrebbe sottoporre quanti tra costoro soffrono di “disforia di genere” a trattamenti farmacologici che ne blocchino la pubertà. Sono però innumerevoli le perplessità del mondo scientifico in merito a questo tipo di trattamenti. “Tra le vere vittime della cultura del relativismo – la riflessione dei vescovi – ci sono coloro che soffrono la confusione sulla propria identità, una confusione che con leggi come questa sarà ulteriormente aggravata”.

I tre vescovi si sono sentiti in obbligo di intervenire data la gravità della situazione che va prefigurandosi con leggi di tal risma. E hanno sentito anche la necessità di fare un appello ai politici, ai professionisti della sanità e dell’educazione, così come agli sposi e ai padri di famiglia, nonché ai sacerdoti, a lottare “per l’edificazione di una cultura che vinca la menzogna dell’ideologia e si apra alla verità della creazione e della persona umana, garanzia ineludibile per la libertà”.

A corroborare l’appello, uno sprone dalla eco evangelica: “Se noi tacciamo, grideranno le pietre”. I sassi possono però risparmiare il fiato. Il popolo spagnolo non intende piegarsi al diktat dell’ideologia gender. Lo ha dimostrato già la massiccia adesione alla processione mariana di Valencia, dopo l’affissione di alcuni manifesti blasfemi da parte degli lgbt. E lo dimostra, oggi, la campagna on-line in solidarietà dei tre vescovi, che in soli quattro giorni sta per raggiungere le 20mila firme necessarie per chiedere alle istituzioni di tutelare la libertà di coscienza.

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