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Rainbow Flag in Madrid

Rainbow Flag in Madrid - Pixabay

Madrid: nemmeno i genitori possono opporsi al “diritto” del bambino ad essere trans

Una legge approvata dall’Assemblea autonoma della capitale spagnola prevede una serie di misure per rendere il sesso un concetto non più biologico ma “psicosociale”

Madrid vuole “superare gli stereotipi” e i “comportamenti sessisti”. In che modo? Lasciando i bambini liberi di scegliere il sesso cui appartenere, anche contro la volontà dei propri genitori.

Quest’ennesimo assalto – viepiù feroce – dell’ideologia gender all’antropologia umana è avvenuto per mezzo di una legge approvata dall’Assemblea autonoma di Madrid, ossia l’organo legislativo della capitale spagnola. Un risultato che porta la firma non di un deputato del Partito Socialista dell’ex premier Zapatero, né di un esponente della sinistra libertaria Podemos, bensì della presidentessa Cristina Cifuentes, espressione del Partito Popolare.

Il documento consta di 57 articoli che descrivono come dovrà essere – in campo amministrativo, educativo, sociale, medico, lavorativo e scolastico – il comportamento nei riguardi delle persone che si percepiscono transessuali. L’assioma su cui si basa l’intero testo è quello secondo cui il sesso di una persona “non è un concetto puramente biologico, ma soprattutto psicosociale”.

È così che la “volontà umana” assurge a criterio sovrano per designare il sesso cui appartenere, al di là di qualsiasi considerazione fisica. La libertà di scegliersi il sesso diventa allora un diritto fondamentale, per l’esercizio del quale non sarà più necessario “accreditare in nessun caso l’identità di genere manifestata mediante informazione psicologica o medica”.

Di qui la richiesta – espressa nel testo di legge – di attuare una “depatologizzazione finale della transessualità”, considerandola semplicemente come “una manifestazione della diversità sessuale degli esseri umani”.

Un’operazione culturale di tale portata, che mina la natura umana, non può non coinvolgere la categoria più vulnerabile alle influenze esterne: i bambini. Ecco allora che la legge prevede “un piano di azione per l’integrazione dell’alunno nella scuola”, che si struttura attraverso “l’individuazione tempestiva di quelle persone in età infantile scolare che possano essere avviate a un processo di manifestazione della propria identità di genere”.

Squadre di psicologi ed “educatori” saranno allora inviate nelle scuole per dar vita a “un sistema di monitoraggio individualizzato e basato sulle necessità specifiche di ogni minore nel quale si provvederà con gli opportuni trattamenti all’attenzione al suo sviluppo”.

Un bizantinismo per affermare – come riporta la Infovaticana – che quei bambini che dovessero manifestare disagio rispetto al proprio sesso biologico, saranno sottoposti a una terapia ormonale in grado di bloccare il normale sviluppo sessuale nell’età della pubertà.

Una misura, questa, che ricorda ciò che sta facendo il Servizio sanitario nazionale, in Gran Bretagna. Con una differenza, tuttavia, che rende l’operazione spagnola ancora più fosca. Oltremanica i trattamenti ormonali possono essere effettuati ai bambini solo previa autorizzazione dei genitori. A Madrid, invece, la nuova legge ignora persino questo dettaglio.

Infatti il rifiuto da parte dei genitori potrà essere impugnato presso le autorità giudiziarie, nel caso in cui dovesse essere attestato che tale rifiuto reca “grave danno o sofferenza” al bambino (art. 14 comma 3). Pertanto, sulla base dell’opinione soggettiva degli insegnanti o degli psicologi, vengono così esautorati i genitori del diritto di educare i propri figli. Un diritto – è bene ricordare – sancito dall’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Si profila dunque uno scenario da incubo per i genitori madrileni, i quali saranno costretti ad accettare loro malgrado che estranei possano bombardare i loro figli di farmaci che ne bloccano la pubertà.

Quegli stessi estranei che sono chiamati dalla legge in oggetto a prendere misure per promuovere questo “cammino identitario” non solo attraverso l’individuazione di bambini potenzialmente trans destinandoli ai trattamenti ormonali, ma anche con la modifica dei nomi di battesimo. Ad esempio, se un tale alunno maggiorenne di nome Pedro dovesse dichiarare di sentirsi piuttosto una femmina e volesse esser chiamato Pedra, gli insegnanti dovranno assecondare questo desiderio. Nel caso di alunni minorenni, il nome cui far riferimento sarà “quello indicato dai suoi rappresentanti legali”.

Le novità introdotte dalla legge riguarderanno anche le strutture sportive, le quali dovranno “rispettare l’identità di genere che ogni persona riferisca di avere nel momento in cui fa uso degli spazi separati per sesso”. Pertanto un uomo, semplicemente affermando di sentirsi di sesso diverso da quello biologico, avrà diritto ad accedere allo spogliatoio riservato alle donne.

Salate sanzioni nei confronti di quanti si opporranno a questi diktat. Si parte da 200 e si arriva fino a 45mila euro di multa, nonché al divieto di ottenere sussidi sociali e all’ineleggibilità a cariche pubbliche. Per fortuna non è prevista la galera per chi difende il diritto naturale e l’innocenza dei bambini. Almeno per il momento.

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