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La via alternativa all’aborto

Presentato a Roma “L’aborto e i suoi retroscena. Vita e maternità spezzate”

ROMA, lunedì, 6 dicembre 2010 (ZENIT.org).- E’ stato presentato mercoledì 1 dicembre presso l’Università Europea di Roma il libro “L’aborto e i suoi retroscena. Vita e maternità spezzate” (IF Press) scritto da Alessia Affinito e Virginia Lalli. 

Alla presentazione moderata dalla dott.ssa Alessia Affinito, curatrice del libro, sono intervenuti: padre Paolo Scarafoni, L.C., Rettore dell’Università Europea di Roma, il prof. Antonio Baldassarre, Presidente emerito della Corte Costituzionale, l’avv. Virginia Lalli, curatrice del libro, il prof. Massimo Losito, della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, il prof. Mario Palmaro, Filosofo del diritto e docente dell’Università Europea di Roma, e il dott. Giacomo Rocchi, magistrato e giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze.

L’avvocato Virginia Lalli curatrice del libro ha denunciato la scarsa informazione e attenzione sullo sviluppo biologico del feto, sulla natura dell’intervento chirurgico e sulle gravi conseguenze emotive e psicologiche che pure hanno riguardato migliaia di donne che hanno abortito. Inoltre ha sottolineato un atteggiamento di massima neutralità circa la scelta di abortire nel pieno rispetto della dignità e libertà della donna.

“Ma – ha chiesto la Lalli – è veramente libera di scegliere la donna che si rivolge ai consultori magari provata e che non conoscendo tutti i risvolti dell’aborto, non può essere del tutto consapevole della scelta che sta intraprendendo? Cosa sostiene la giurisprudenza italiana e degli altri Paesi in merito?”.

Pur tenendo conto che l’art. 2 della legge 194 prevede il sostegno alla maternità, l’autrice del libro si è detta scettica sulla reperibilità dei fondi necessari, per questo – ha spiegato – “la tutela sociale della maternità viene disattesa e l’unica soluzione che resta è l’aborto: la distruzione di una nuova vita cui viene impedito di nascere. Pratica regolata e disciplinata dalla L.194/78”.

La Lalli ha concluso sostenendo che “invece di focalizzarsi sulla procedura per ottenere l’aborto il mio saggio espone alcune possibili alternative dalle misure di sostegno offerte dai Comuni, all’affidamento fino all’adozione. Perché credo che in fondo un’alternativa a favore della vita c’è sempre, basta non disperare”.

Tra gli interventi ha destato particolare attenzione quello del prof. Massimo Losito, il quale ha affrontato il tema de “L’accoglienza della vita fragile nell’esperienza della Quercia Millenaria”.

Losito ha raccontato che l’attesa di un figlio è sempre un’esperienza carica di un’intensità unica. La genitorialità inizia biologicamente in un modo nascosto, celato nel segreto anche agli stessi genitori; ma quando la presenza del figlio si disvela, anche solo con la visione di un test di gravidanza positivo, si innesca una genitorialità totale e totalizzante: “aspettiamo un bambino”.

Il padre e la madre hanno solo visto due linee rosse su un test di gravidanza ma davanti agli occhi hanno già il loro bambino, la loro bambina, il cosiddetto “figlio della notte”, immaginato, sognato e talvolta temuto.

“A volte, però, – ha precisato il docente dell’APRA – la realtà ci risveglia bruscamente da questo umanissimo sogno. A volte, anzi, la realtà stessa sembra diventare un incubo da cui non ci si può risvegliare”.

Può capitare infatti che, in seguito ad un’ecografia o ad un test genetico, si scopra che il nascituro “non è normale”; anzi in certi casi si scopre che la malformazione è talmente grave da impedire la sopravvivenza del bambino dopo la nascita. Sono i cosiddetti “feti terminali”, espressione con cui si intende una condizione sul piano genetico-cromosomico o sul piano anatomico-strutturale incompatibile con la vita. Un nascituro senza futuro.

È una realtà che infrange la progettualità della coppia, a volte infrange anche l’immagine e la stima che il padre e la madre hanno di se stessi. Ansia, paura, smarrimento e, naturalmente, dolore sono i sentimenti che emergono. I genitori hanno la sensazione di una profonda solitudine; perfino chi ha il desiderio sincero di aiutare la coppia spesso propende per l’aborto: sembra che non ci sia un’altra strada.

“Ma un’altra strada c’è” – ha sottolineato Losito, presentando la Quercia Millenaria ONLUS (http://www.laquerciamillenaria.org/), un’associazione di medici e famiglie che quest’altra strada la conosce bene.

L’associazione nasce ufficialmente l’8 settembre 2006 e gradualmente ha preso forma e con essa il primo CAFT (Centro di Aiuto per il Feto Terminale) in Italia, andando a colmare un vuoto con la sua specificità: prendere in carico a tutto campo quelle coppie che si trovano ad affrontare una diagnosi prenatale infausta, mettendo al loro servizio grandi specialisti di medicina prenatale e pediatrica, dando loro anche il sostegno psicologico e spirituale.  

Da allora l’associazione è cresciuta notevolmente: diffusa oramai in 15 rami regionali, consta di oltre 25 specialisti (ginecologi, psicologi, pediatri, neonatologi, ma anche avvocati e bioeticisti), ed ha nella sua “Quercia celeste” oltre 70 bambini.

Secondo il docente dell’APRA, questi numeri, in verità, “dicono assai poco dell’associazione”.

Occorrerebbe infatti contare i minuti passati ad ascoltare in silenzio, le lacrime versate e asciugate, i sorrisi e i “grazie” ricevuti, gli abbracci. Ed anche i figli nati “dopo” quel figlio speciale, con la fiduciosa apertura alla vita che queste coppie mostrano, consapevoli nel profondo di non essere state tradite dalla vita.

“L’esperienza straordinaria dell’associazione – ha sostenuto Losito – costituisce una risposta concreta alla ‘ordinaria’ eutanasia prenatale che viene proposta, se non imposta, in situazioni di questo genere”.

Perchè la Quercia Millenaria col suo operato aiuta nella diffusione di una sana diagnostica prenatale, che può dirsi tale solo se accompagnata da un adeguato counselling; attraverso di essa e mediante l’applicazione e lo sviluppo di terapie fetali all’avanguardia, molti bambini considerati erroneamente terminali per accidia intellettuale o per mera inesperienza possono invece essere salvati.

Così pure diffondendo la cultura e la bellezza dell’accoglienza anche nelle situazioni più drammatiche, l’associazione contribuisce a difendere quei bambini che non sono affatto terminali (come i bambini Down) ma che sono resi terminali a causa della rappresentazione sociale e dalla scelta dei genitori, vittime di un’ingannevole “religione della salute”, che confonde il malato da curare con la malattia da eliminare.

Ma cosa dire nel caso di una reale terminalità? Ha domandato crudamente Losito.

“Credo – ha risposto – che proprio in tal caso la Quercia Millenaria abbia una rilevanza che supera i suoi apparenti confini specifici, assumendo una valenza universale e simbolica”.

“Parlando infatti di aborto – ha concluso il docente dell’APRA-, proprio il caso del feto intrinsecamente terminale sembra che rappresenti una situazione ‘estrema’, una sorta di caso limite, in cui la discussione sulla liceità della pratica abortiva sia ancora aperta”.

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