di Antonio Gaspari
 

ROMA, giovedì, 2 dicembre 2010 (ZENIT.org).- “La realtà è che la Chiesa è in rinnovamento e sta crescendo. La decisione di lanciare la nuova evangelizzazione non è un'azione di difesa, ma appartiene alla consapevolezza della Chiesa di essere missionaria”. Così mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per Promozione della Nuova Evangelizzazione, intervistato da ZENIT, ha risposto alla domanda sul perchè il Pontefice ha voluto creare un nuovo Dicastero vaticano.

“La nuova evangelizzazione – ha spiegato l’Arcivescovo titolare di Voghenza -  non avviene perchè noi viviamo un momento di crisi. La nuova evangelizzazione significa rinnovare in noi lo spirito missionario che deve essere presente in ogni cristiano. Si tratta di un processo in piena continuità con il processo di prima evangelizzazione mediante il quale Nostro Signore Gesù ha voluto la Chiesa e le ha affidato questo compito: andare e incontrare ogni persona e dare il Vangelo”. 

Ma come si fa a rilanciare la missione e come ci si sente a rispondere a questo compito?

Fisichella: La nuova evangelizzazione richiede nuovi missionari. Pensare di fare la nuova evangelizzazione sulla carta non serve né funziona.  Il nostro compito si assolve avendo e promuovendo nuovi missionari.

Per quanto mi riguarda nella mia vita ho sempre sostenuto e insegnato il cristianesimo, per cui mi ritrovo a casa, e sono molto grato al Santo Padre per il compito che mi ha affidato. So bene che non è facile, ma se lo dovessi subire sarei il più disgraziato tra gli uomini, invece sono entusiasta. E’ quello che ho sempre desiderato di fare, cioè diffondere e far conoscere il Vangelo.

In che modo si può spiegare il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione?

Fisichella: Il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione è una grande intuizione profetica di Papa Benedetto XVI ed è una grande sfida per la vita della Chiesa dei prossimi decenni.

Intuizione profetica perchè ci obbliga a riflettere seriamente sul presente. Ci obbliga a capire le patologie che hanno dato vita a questa condizione che si esprime con l’indifferenza, con l’agnosticismo,  con l’ateismo professato, con un individualismo che non si è mai conosciuto così forte negli ultimi secoli. In una parola con la secolarizzazione di cui il Papa parla sempre più spesso. Questa condizione obbliga la Chiesa a diagnosticare la patologia e verificare come curarla.

Dobbiamo riflettere sul perchè questa disaffezione nei confronti della verità da parte del mondo contemporaneo e poi passare a guardare il futuro per ricomporre in una condizione di dialogo e di collaborazione la fede con la ragione. Bisogna sottolineare che la scelta libera e consapevole dell’atto di fede non si fonda su un mito, ma su una relazione personale di un evento storico che ha cambiato il volto dell’umanità e della stessa storia, vale a dire l’incontro con Gesù di Nazareth.

Noi dobbiamo essere capaci di ricomporre questa condizione e mostrare che l’incontro e l’esperienza di Dio è una condizione necessaria perchè il nostro contemporaneo possa ritrovare realmente il senso della propria vita.

In risposta all’eclissi di Dio di cui parlava già Paolo VI,  e su cui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno riflettuto, è nato il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. E’ inevitabile che di fronte all’eclissi di Dio noi dobbiamo mobilitare le nostre forze e la nostra convinzione per riportare il primato di Dio nella vita delle persone e mostrare che l’ipotesi di Dio non è affatto superflua, ma è invece determinante per una vita che sia pienamente umana.

In altre parole, noi abbiamo il compito di portare di nuovo il Vangelo agli uomini e alle donne di oggi perchè possano recuperare in  umanità, perchè possano essere capaci di una rinnovata umanizzazione della propria esistenza.

Detto in questo modo sembra facile, ma sono molti i problemi da risolvere. Molte volte sembra che la Chiesa non sia compresa. È evidente che esiste una frattura nella trasmissione della fede dalle vecchie generazioni alle nuove. Il alcune parti della Chiesa sembra che si svolgano solo attività  autoreferenziali….

Fisichella: La storia della Chiesa oggi non è diversa da quella del passato. Anche nel passato abbiamo avuto luci e ombre. Anche nel passato ci sono stati momenti di grande difficoltà. Già nei primi secoli, ma anche durante la seconda guerra mondiale, fino ai grandi gesti di perfidia che sono stati messi in atto dalle ideologie totalitariste: nazismo, fascismo e comunismo, tutte espressioni che hanno combattuto la Chiesa.

Nel lager nazista di Dachau c’era una sezione del campo di concentramento con 2500 preti internati da diverse parti d’Europa e molti di loro sono stati uccisi. Uno di questi sacerdoti ritornato dal lager è stato uno dei direttori del seminario frequentato da Joseh Ratzinger.  Si chiamava Alfred Läpple, rettore nella formazione e alla preparazione al sacerdozio del giovane Ratzinger.

La storia ci fa capire che la Chiesa non ha mai avuto un percorso facile nella via dell’evangelizzazione, però ha sempre avuto dei grandi testimoni, persone credibili che ininterrottamente hanno annunciato il Vangelo. Quello che sembra cambiato è che mentre prima c’era un senso religioso, un substrato, uno spessore cristiano che non è mai venuto meno, oggi invece dobbiamo constatare che questo senso religioso in molte parti del mondo si sta perdendo. E quindi ci troviamo in una seria difficoltà nel parlare di Gesù Cristo, della fede e della Chiesa in un contesto culturale che o lo avversa o lo banalizza, dando per scontato una conoscenza che non è più viva.

Certamente dobbiamo modificare il nostro linguaggio, dobbiamo diventare più comunicativi, dobbiamo essere capaci di accettare la sfida della comunicazione moderna, ben sapendo che il contenuto rimane sempre lo stesso.  Perchè il cristianesimo, come diceva l’apostolo Paolo nella lettera agli ebrei, rimane sempre lo stesso ‘ieri, oggi e sempre’, quindi quello che è sempre stato creduto da tutti, in ogni luogo e da sempre, viene conservato, ma deve essere rivestito di un linguaggio che deve essere comprensibile. Dobbiamo fare in modo che il nostro contemporaneo possa vedere il Signore, deve fare l’esperienza di averlo rivolto a sé in prima persona, deve suscitare in lui il desiderio di fare esperienza in Dio, in Gesù Cristo e nell’appartenenza alla Chiesa

Sono sempre di più i movimenti, i gruppi e le associazioni che promuovono iniziative tese a provocare la riflessione sull’importanza di Dio nella nostra vita. Che cosa ne pensa?

Fisichella: Quello di cui noi dobbiamo farci partecipi, portatori e animatori è un progetto che superi la frammentarietà. Purtroppo succede che siamo anche noi vittime della condizione culturale che viviamo e quindi inevitabilmente c’è una forte frammentarietà. Ci sono tante iniziative, ma l’una indipendente dall’altra, ognuno rincorre il proprio carisma, che è molto bello ma rischia di muoversi in un ambito limitato. Per questo motivo dovremmo  recuperare quello che la Chiesa ha come suo specifico e cioè l’unità, il ritrovarci tutti con quel senso profondo di appartenenza alla Chiesa sapendo che stiamo lavorando tutti per un unico scopo che è l’annuncio del Regno di Dio nel mondo di oggi. 

Intendiamo sollecitare la presenza delle diverse realtà che operano e anche molto bene nel tessuto della pastorale,  ai vicini ed ai lontani, ma farlo in modo tale che non siano gli uni slegati dagli altri ma che ognuno possa comprendere la complementarietà nei confronti dell’altro. Se non c’è questa presenza unitaria noi non diamo un segno efficace. Vorrei ricordare che il Concilio Vaticano II  ha chiamato la Chiesa segno e strumento di unità per tutto il genere umano. Se nell’annunciare il Vangelo non diamo un segno di unità, allora rischiamo di rendere meno efficace l’annuncio stesso che ci compete.

Quali passi intende compiere per avanzare nella nuovaevangelizzazione?

Fisichella: La vita del dicastero è appena iniziata. Per prima cosa intendiamo comprendere e conoscere quello che già si sta verificando per permettere che i vari gruppi si conoscano tra di loro per una collaborazione nella complementarietà.

Intendiamo essere al servizio della Chiesa in una maniera peculiare. Speriamo di organizzare nel più breve tempo possibile i membri Cardinali e Vescovi, con i quali partecipare e realizzare insieme il progetto. Non dimentichiamo che il Papa ha stabilito che la prossima Assemblea ordinaria del Sinodo dei Vescovi nel 2012 sarà dedicata appunto al tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”.

Cercheremo di privilegiare un cammino che deve essere compiuto con tutto l’episcopato perchè i primi evangelizzatori sono i Vescovi e uno dei compiti che il Pontefice ci ha affidato è proprio quello di un contatto particolare con le conferenze episcopali, cercando di suscitare laddove questo diventerà possibile, la presenza di un organismo che possa essere dedicato alla nuova evangelizzazione. Come esiste quello per la catechesi quello per la carità così dovrebbe esistere quello per la nuova evangelizzazione.

La nuova evangelizzazione riguarda solo l’Europa?

Fisichella: No. La nuova evangelizzazione non riguarda solo i Paesi dove la Chiesa è presente da secoli. Non c’è soltanto l’Europa. Ho avuto l’occasione di incontrare diversi Vescovi che provengono dall’India e da altri Paesi orientali i quali mi hanno detto che anche loro hanno bisogno della nuova evangelizzazione. Di fronte alla mia meraviglia, ho capito che le grandi metropoli del mondo in un contesto di globalizzazione come quello odierno, non sono esenti dal fenomeno della secolarizzazione.

Nel libro intervista “Luce del mondo” appena pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, il Pontefice Benedetto XVI  ha scritto che anche se “il cristianesimo non determina l'opinione pubblica mondiale, altri ne sono alla guida” tuttavia “sulla base di quello che vedo e di cui riesco a fare personale esperienza, sono molto ottimista rispetto al fatto che il cristianesimo si trovi di fronte ad una dinamica nuova”. Quali sono le ragioni di questo ottimismo?

Fisichella: Il Papa ha una idea molto precisa della realtà della Chiesa. Nelle visite ad limina con i Vescovi di tutto il mondo, riceve informazioni precise sui diversi continenti. Mentre noi a volte abbiamo una visione un pò limitata geograficamente e guardiamo spesso solo all’Europa.  Ma il Papa  ha una visione globale. La Chiesa è presente in Africa, in America Latina, in India, in Corea del Sud... E dai dati complessivi si nota che la Chiesa sta crescendo.   

Questa mattina ho incontrato Chiara Amirante con la sua organizzazione "Comunità Nuovi Orizzonti", che gestisce varie case di accoglienza che si ispirano alla comunità dei primi cristiani dove si chiede solo di provare a vivere il Vangelo e di "pensare positivo". Pur nella precarietà di mezzi mai sufficienti a curare tante persone bisognose, oggi la Comunità Nuovi Orizzonti  incontra milioni di persone, nel silenzio, ma con opera reale di conversione e cambiamento dei cuori. Come non vedere la presenza dello Spirito, la dinamicità della Chiesa, in queste opere? Certo se noi pensiamo o supponiamo che la Chiesa è solo quella che viene presentata  da alcuni mezzi di comunicazione di massa è evidente che ne avremo sempre una visione parziale e distorta, ma la Chiesa non è quella, è qualcosa di molto grande che cambia le persone comunicando e testimoniando il Vangelo.