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"Laudato si'"

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La “Laudato Si'”, uno straordinario messaggio di fiducia per il genere umano

Il dirigente di Confcooperative Calabria per le politiche di sviluppo, Antonello Rispoli, spiega l’impatto dell’Enciclica di Francesco nel mondo della cooperazione

Incredibile l’impatto che l’enciclica “Laudato Si” ha avuto nel mondo non ecclesiale. D’altronde Papa Francesco ha più volte sottolineato che il suo documento era diretto non solo ai cattolici, ma a tutti gli uomini di buona volontà.Nel raccogliere commenti e reazioni dal mondo della società civile, questa settimana ZENIT ha intervistato Antonello Rispoli, responsabile nazionale Garanzia Giovani della Confcooperative. Rispoli lavora esclusivamente con organizzazioni del terzo settore. Attualmente è dirigente di Confcooperative Calabria per le politiche di sviluppo e responsabile della comunicazione e dell’animazione del Portale www.coop4job.it promosso da Confcooperative Nazionale per l’attuazione delle misure previste nel Piano Garanzia Giovani.

È responsabile della Condotta Slow Food di Lamezia Terme, è stato coordinatore, per conto del CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) di progetti multi regionali ( 9 regioni italiane; 42 organizzazioni coinvolte) per la creazione di occasioni di lavoro per persone svantaggiate. Specializzato nella euro progettazione, opera per conto di un Istituto Bancario nazionale (Banca Etica), che si occupa di finanziare organizzazioni del Terzo Settore. Ha anche curato lo start-up di programmi di microcredito nelle regioni del Sud Italia e la predisposizione di strumenti finanziari in grado di favorire l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Docente in programmi di formazione, anche universitari, è impegnato a rileggere anche in termini politici la vita sociale, prestando attenzione ai “beni comuni” (al plurale). Un’attenzione che indica l’orizzonte di senso delle progettazioni e delle azioni sociali.

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Quale il suo parere sull’Enciclica di Papa Francesco “Laudato Si’?

Questa enciclica tocca le corde dell’anima con l’analisi sui danni che l’uomo ha fatto alla terra ed ai suoi abitanti, perseverando in un modello di sviluppo economico che ha rallentato il vero progresso. Condotta che ha portato all’inquinamento, alla perdita della biodiversità, al degrado sociale, alla questione dell’acqua, al deterioramento della qualità della vita umana, al diffondersi della violenza. Al tempo stesso l’enciclica rappresenta uno straordinario messaggio di rinnovata fiducia nei confronti del genere umano: il futuro viene, ancora una volta, rimesso nelle mani dell’essere umano.

È la prima volta che viene pubblicata una Enciclica sui temi ambientali. Da laico come valuta l’analisi e le soluzioni indicate dal Pontefice?

La prima e più importante soluzione è quella di credere nella centralità della politica, intesa come parte di un disegno tendente all’unità, attraverso decisioni tese al bene comune, anche in momenti come quelli che stiamo vivendo, in cui a prevalere sembra che sia solo la ricerca dell’egoismo e del maggior profitto. Necessita perciò che ognuno si metta in discussione e decida di non convivere con i compromessi, con le tentazioni e con gli opportunismi. C’è ancora tempo per recuperare, ma servirebbe uno scatto di reni  e di umiltà. L’altra soluzione è quella di parlare di un’ecologia che inizi dentro di noi e si riverberi poi fuori con azioni concrete, che portino ad un benessere che sia interiore ed esteriore insieme, che sia pieno e condiviso da tutti. Non si può andare avanti in quest’opera di deresponsabilizzazione che stiamo perpetuando, continuando a dare colpe a qualcuno e a qualcosa che sta sempre fuori di noi. Bisogna coltivare quella che Papa Francesco definisce “ ecologia integrale”, cioè ambientale, sociale, culturale. Per far questo ci servono atti quotidiani, anche piccoli ma significativi, perché la vita premia la coerenza. Se vogliamo il “bene comune” dobbiamo crearlo, se vogliamo la Pace dobbiamo crearla. Il primo compito, poiché siamo tutti consumatori, è renderci conto che  il nostro acquisto quotidiano è un fatto che non riguardi solo noi stessi, ma tutta l’umanità, per il semplice fatto che non ci sono attività umane senza impatto ambientale. Allora le nostre scelte devono orientarsi verso quei prodotti che non favoriscano lo sfruttamento del suolo o quello delle popolazioni che li producono. Ciò significa non contribuire all’inquinamento causato da lunghi trasporti; può voler dire, anche, tutelare una determinata produzione o coltura che contribuisce a mantenere la tradizione gastronomica e culturale di una certa regione.

Quali parti dell’Enciclica sono state per lei illuminanti? E perché?

Più che di parti parlerei del senso generale dell’enciclica, illuminante perché intriso, al tempo stesso, di dispiacere ma anche di speranza. Vi si respira la voglia di credere nel lato migliore dell’essere umano, di ridare significato ad uno stile di vita che ne ha sempre meno, attraverso la volontà di ricercare quello spiraglio di fede che può illuminare i nostri lati oscuri. Come scrive il poeta Dante Alighieri “Fede è sostanza di cose sperate”. Il suo contenuto ci conduce ad alimentare una ricerca spirituale dalle quale non possiamo più prescindere, se vogliamo recuperare il senso della nostra permanenza su questa terra. Si discute tanto sull’opportunità di censurare il male e si riflette poco sul fatto che da anni stiamo censurando il bene e svendendo i nostri valori, perché il fatto stesso di averli e di coltivarli ci fa sentire come Don Chisciotte, nel suo frustrante combattimento contro i mulini a vento. Oscar Wilde scriveva che la gente conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla. Noi, ad esempio, conosciamo il prezzo dei prodotti che acquistiamo ma non ne riconosciamo il valore. Se così fosse non sprecheremmo 1.300.000.000 tonnellate di cibo all’anno. E’ l’equivalente di 8.600 navi da crociera, un dato ancora più impressionante se pensiamo che un miliardo e mezzo di persone soffrono di denutrizione. In questo senso direi che il contenuto del nostro carrello è una piccola appendice della nostra coscienza.

Quali quelle che invece ha fatto più fatica a comprendere?

Non ci sono passaggi poco chiari, poiché tutta l’Enciclica è scritta in modo semplice, diretto: tocca il cuore, ti entra dentro e spinge ad una profonda riflessione. Mi soffermerei, piuttosto, su un concetto espresso dal Santo Padre, quando parla del bisogno di  una nuova solidarietà universale come via di soluzione alla crisi ambientale, affermando che “Ogni cambiamento ha bisogno di motivazioni”.

Sappiamo come questo sia vero e come sia infruttuoso l’approccio puramente tecnico al problema. Tuttavia  mi chiedo quale motivazione, quale spinta al cambiamento potranno mai trovare le multinazionali del cibo e delle sementi, coloro che speculano sugli OGM, i gestori di allevamenti intensivi al limite dello sfruttamento. Dovrei credere che siano in grado in trovare un valore profondo, discriminante, incisivo, che sia tale da superare la logica del profitto utilitarista! Ecco, questo purtroppo non riesco a crederlo.

In qualità di dirigente della Confcooperative, qual è la parte del documento pontificio più attinente alle sue attività? E in che modo il Papa indica la strada dello sviluppo in armonia con l’ambiente e le attività umane?

Nell’Enciclica trovano giusto spazio anche temi come “sobrietà”, “servizio”, “sussidiarietà” e del “bene comune”. Sono concetti che ritroviamo trasversalmente in più parti della pubblicazione e che fanno parte anche dei valori di riferimento del mondo della cooperazione, più volte richiamati dal Papa, nel febbraio scorso, nel discorso che ha rivolto  a 7.000 cooperatori aderenti a Confcooperative che, nel 2019, festeggerà 100 anni dalla sua costituzione. E in quella straordinaria occasione d’incontro il Santo Padre, nel riconoscere il valore della cooperazione, ci ha esortato a lottare per una “economia promossa da persone che hanno nel cuore e nella mente solamente il bene comune”, segnalando  anche alcune buone pratiche. All’interno dell’enciclica, quando si cita la cooperazione, si fa riferimento  ad esperienze e soluzioni efficaci per la gestione dei beni comuni: “In alcuni luoghi si stanno sviluppando modelli per lo sfruttamento delle energie rinnovabili che consentono l’autosufficienza locale”; o a “facilitare forme di cooperazione e di organizzazione comunitaria che difendano gli interessi dei piccoli produttori e preservino gli ecosistemi locali dalla depredazione”. Una enciclica che invita a cercare altri modi di intendere l’economia e il progresso e che dà un senso compiuto al principio del bene comune, non può che rappresentare una guida utile per chi opera nel mondo della cooperazione. Fare il cooperatore oggi, come 100 anni fa, significa mettere la persona al centro, umanizzare l’economia e praticare modelli di sviluppo e di crescita che non compromettano il futuro delle prossime generazioni. Un enciclica per una economia a misura d’uomo e attenta alla sostenibilità ambientale è anche l’enciclica del mondo della cooperazione.

About Antonio Gaspari

Cascia (PG) Italia Studi universitari a Torino facoltà di Scienze Politiche. Nel 1998 Premio della Fondazione Vittoria Quarenghi con la motivazione di «Aver contribuito alla diffusione della cultura della vita». Il 16 novembre del 2006 ho ricevuto il premio internazionale “Padre Pio di Pietrelcina” per la “Indiscutibile professionalità e per la capacità discreta di fare cultura”. Il Messaggero, Il Foglio, Avvenire, Il Giornale del Popolo (Lugano), La Razon, Rai tre, Rai due, Tempi, Il Timone, Inside the Vatican, Si alla Vita, XXI Secolo Scienza e Tecnologia, Mondo e Missione, Sacerdos, Greenwatchnews. 1991 «L'imbroglio ecologico- non ci sono limiti allo sviluppo» (edizioni Vita Nuova) . 1992  «Il Buco d'ozono catastrofe o speculazione?» (edizioni Vita Nuova). 1993 «Il lato oscuro del movimento animalista» (edizioni Vita Nuova). 1998 «Los Judios, Pio XII Y la leyenda Negra» Pubblicato da Planeta in Spagna. 1999 «Nascosti in convento» (Ancora 1999). 1999 insieme a Roberto Irsuti il volume: «Troppo caldo o troppo freddo? - la favola del riscaldamento del pianeta» (21mo Secolo). 2000 “Da Malthus al razzismo verde. La vera storia del movimento per il controllo delle nascite” (21mo Secolo, Roma 2000). 2001 «Gli ebrei salvati da Pio XII» (Logos Press). 2002 ho pubblicato tre saggi nei volumi «Global Report- lo stato del pianeta tra preoccupazione etiche e miti ambientalisti» (21mo Secolo, Roma 2002). 2002 ho pubblicato un saggio nel nel Working Paper n.78 del Centro di Metodologia delle scienze sociali della LUISS (Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma) «Scienza e leggenda, l’informazione scientifica snobbata dai media». 2003 insieme a VittorFranco Pisano il volume “Da Seattle all’ecoterrorismo” (21mo Secolo, Roma 2003). 2004 ho pubblicato insieme a Riccardo Cascioli “Le Bugie degli Ambientalisti” (Edizioni Piemme). 2004 coautore con del libro  “Emergenza demografia. Troppi? Pochi? O mal distribuiti?” (Rubbettino editore). 2004 coautore con altri del libro “Biotecnologie, i vantaggi per la salute e per l’ambiente” ((21mo Secolo, Roma 2004). 2006 insieme a Riccardo Cascioli “Le Bugie degli Ambientalisti 2” (Edizioni Piemme). 2008 insieme a Riccardo Cascioli il libro “Che tempo farà… Falsi allarmismi e menzogne sul clima (Piemme). 2008, è stata pubblicata l’edizione giapponese de “Le bugie degli ambientalisti” edizioni Yosensha. 2009. insieme a Riccardo Cascioli “I padroni del Pianeta – le bugie degli ambientalisti su incremento demografico, sviluppo globale e risorse disponibili” (Piemme). 2010 insieme a Riccardo Cascioli, è stato pubblicato il volume “2012. Catastrofismo e fine dei tempi” (Piemme). 2011 Questo volume è stato pubblicato anche in Polonia con l’imprimatur della Curia Metropolitana di Cracovia per le e3dizioni WYDAWNICTTWO SW. Stanislawa BM.

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