Un arazzo e un mantello: i doni speciali di 71 famiglie di profughi iracheni a Papa Francesco

I rifugiati partecipavano con 53 bambini all’Udienza generale di oggi. Presenti anche la Gioventù Francescana d’Italia e le associazioni “L’aquilone” di Formia e “Manos Abiertas” di Buenos Aires

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Questa mattina all’Udienza generale di Papa Francesco erano presenti 71 famiglie di profughi, con 53 bambini sotto i 5 anni, ospitate nella parrocchia siro cattolica di San Giuseppe a Baghdad, in Iraq. Questa – informa L’Osservatore Romano – hanno fatto arrivare al Papa due regali speciali, perché realizzati con le loro stesse mani: un piccolo arazzo con al centro la raffigurazione della Natività, “per dire che la Chiesa è aperta a tutti”, e un mantello tipico della tradizione araba “a simboleggiare il calore dell’accoglienza”. A consegnare personalmente a Francesco i due significativi doni è stato il parroco, monsignor Pius Cacha, in piazza San Pietro, il quale ha poi raccontato al quotidiano: “Queste famiglie sono scappate dalla regione di Qaraqosh, la principale città cristiana dell’Iraq, tra Mosul ed Erbil, per sfuggire alla violenta avanzata dell’Is e scampare così da morte certa”.

“Siamo al punto che i migranti stanno via via diventando persino più numerosi dei cristiani residenti: sono in questa storica parrocchia da 31 anni  e quando sono arrivato le famiglie erano oltre 1300, mentre oggi non arrivano a 400”, ha aggiunto il sacerdote. Nella parrocchia di Baghdad la priorità ora è l’accoglienza a chi ha perduto tutto, con il sostegno delle comunità e delle organizzazioni caritative cattoliche. “Ai profughi – ha spiegato monsignor Cacha – noi diamo tutto quello che abbiamo, e posso assicurare che non è molto, purtroppo. Condividiamo tutto. E li aiutiamo anche a mantenere viva la speranza che, un giorno non lontano, potranno far ritorno alle loro case». Così «l’appello del Papa ad aprire le porte ai migranti ha ridato ancora più slancio” all’impegno della comunità di San Giuseppe a Baghdad.

Lo stesso slancio alla solidarietà ha mosso pure la comunità ‘L’aquilone’ di Formia, il centro che accoglie persone con disabilità psichica, creando una vera comunità di vita. Anch’essa ha scelto di rispondere all’invito di Papa Francesco a ospitare una famiglia di migranti. Del resto – come ha evidenziato – il presidente e fondatore Salvatore Gentile – “nessuno conosce il dramma dell’emarginazione e del rifiuto come chi lo sperimenta, purtroppo, per la propria condizione di disabilità”. Dal 1992 ‘L’aquilone’, legato all’esperienza della comunità di Capodarco, “cerca di vincere pregiudizi e discriminazioni cercando di inserire nel tessuto sociale i disabili psichici e superando finalmente le barriere di separazione per farli accettare in tutta loro dignità”. E così, ha concluso Gentile, “noi che per primi abbiamo bisogno di comunità, di stare insieme, ci offriamo di essere famiglia per i migranti che cercano, anche loro, di inserirsi in una realtà migliore”.

Sempre stamane hanno poi presentato al Papa il loro servizio per i poveri, gli ammalati terminali, gli emarginati e i ragazzi in difficoltà i rappresentanti dell’associazione argentina ‘Manos Abiertas’, che hanno come eloquente motto Amar y servir. Una realtà di frontiera, questa, centrata sul volontariato e nata nel 1992 a Buenos Aires, precisamente a Villa de Mayo, intorno al gesuita padre Ángel Rossi. In mezzo ai tanti argentini presenti c’era anche la scrittrice Erika Rosenberg, figlia di ebrei tedeschi sfuggiti nel 1936 alla tragedia della persecuzione razziale, che ha presentato il suo libro in tedesco sul Pontefice Als ich mit dem Papst u-Bahn fuhr: Joirge Bergoglio aus Buenos Aires, edito da Herbig.

Tra i partecipanti all’Udienza di oggi anche 60 alunni del collegio Don Bosco di Río Grande, nella Terra del Fuoco, venuti in Italia sulle orme delsanto fondatore dei salesiani, in occasione del bicentenario della nascita, e i pellegrini della Gioventù Francescana d’Italia e della diocesi di Mantova.
 

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ZENIT Staff

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