ROMA, mercoledì, 8 giugno 2011 (ZENIT.org).- “Sospendere tutti i campionati per ripulire il sistema calcio”. E' la proposta del presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, Edio Costantini, in seguito al recente scandalo delle scommesse e delle partite truccate che ha investito il mondo del calcio.

Questi per Costantini i passi concreti da compiere: “Sospendere per un anno i campionati di calcio di serie A, B e Lega pro; valorizzare le politiche sportive per lo sviluppo dei settori giovanili; delineare un nuovo modello formativo per i dirigenti e gli operatori del settore che non sia solo tecnico-manageriale ma che faccia riscoprire l’umano dentro la pratica sportiva; promuovere l’azionariato popolare, affinché i tifosi possano diventare titolari di quote della propria squadra; riportare le famiglie allo stadio, facendo rientrare il gioco del calcio all’interno del vasto mondo del tempo libero”.

“Quella che emerge – ha affermato – è la fotografia cruda e spietata del livello di inquinamento del nostro calcio, il suo totale fallimento sotto il profilo sportivo ed organizzativo, la sua decadenza etica e morale. Il calcio italiano è da anni sulla via del declino, con modelli di business errati, stadi antiquati e mentalità ristrette. Il sistema del calcio italiano, dorato ma dai piedi d’argilla, fondato su una bolla economica, mediatica, politica, morale, è una prigione in cui sono rinchiusi tutti i suoi principali attori: giocatori, presidenti, giornalisti, tifosi”.

“Il primo, vero problema da affrontare, sia nel calcio, sia nell’intero sistema sportivo italiano – ha spiegato il presidente della Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport – è la questione dei dirigenti, che coinvolge, con riflessi diversi, anche il mondo dello sport di base”.

“Il mondo del calcio – ha spiegato ancora – non ha saputo in tutti questi anni isolare, denunciare e reprimere gli illeciti di cui era testimone. La crisi irreversibile che attraversa il grande circo Barnum del calcio italiano non è principalmente crisi di strutture, ma di persone e di coscienze”.

“Si tratta allora di generare una nuova classe di dirigenti sportivi, qualificati e motivati, capaci di promuovere modelli credibili di sport educativo all’interno del tempo libero delle persone e, soprattutto, capaci di avere a cuore il destino e la vita dei ragazzi”.

“C’è bisogno – ha concluso Costantini – di una cultura nuova che, permeando di sé le singole coscienze individuali dei tanti operatori e dirigenti sportivi e i club nel loro insieme, sappiano esprimere una svolta radicale rispetto al costume dominante, fatto di relativismo, brama di successo a tutti i costi, di denaro e di potere”.