La Chiesa guarda all'Azione cattolica con “ammirazione e speranza”

Il Cardinale Ryłko all’assemblea nazionale in svolgimento a Roma

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di Chiara Santomiero

ROMA, venerdì, 6 maggio 2011 (ZENIT.org).- “La straordinarietà vitalità e il dinamismo missionario dell’Azione cattolica italiana suscitano nella Chiesa universale grande ammirazione e speranza”: così il Card. Stanisław Riłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, ha salutato i circa 900 delegati all’assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana, che si è aperta questo venerdì a Roma per rinnovare i suoi responsabili nazionali come avviene ogni tre anni.

“Come associazione di laicato cattolico – ha osservato –, siete un importante punto di riferimento per l’Azione cattolica di molti Paesi in vari continenti. In questo senso avete una importante missione da compiere”.

“Quanto impegno apostolico e quanto amore per la Chiesa l’Azione cattolica riesce a sprigionare in tanti fedeli!”, ha esclamato il Cardinale. “Io sono qui per dirvi a nome della Chiesa un sentito grazie per il vostro impegno nell’ambito del Forum Internazionale dell’Azione cattolica, del quale siete una vera forza trainante”.

L’incoraggiamento anche da parte dei Vescovi italiani è stato alla base del saluto di monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana.

“L’apprezzamento dei Vescovi italiani – ha sottolineato – si indirizza al senso di Chiesa che si respira fra voi e che sapete diffondere nel tessuto delle nostre comunità diocesane e parrocchiali”. Un senso di Chiesa che si manifesta in modo particolare “nel carattere popolare della interna articolazione dell’Associazione e nella qualità del cristianesimo ordinario che vi contraddistingue”.

“La popolarità -� ha continuato il Segretario generale dei vescovi italiani – è contrassegno inconfondibile della vostra qualità ecclesiale”.

Come la Chiesa in quanto tale “e quasi sua traduzione organizzativa tra i fedeli laici, l’Azione cattolica dice già con la sua sola forma associativa e con la sua struttura istituzionale che la Chiesa è aperta a tutti, senza discriminazioni di sorta”. “Tale carattere popolare non solo non è in contrasto, ma si sposa perfettamente con una qualità alta della vita cristiana”.

Uno dei “meriti e dei compiti” dell’Azione cattolica “è stato e rimane il richiamo a divenire santi nelle condizioni ordinarie della vita personale e sociale”. Di qui il terzo aspetto del senso di Chiesa dell’identità associativa: “la capacità di coniugare servizio e collaborazione al ministero dei pastori ed esercizio della responsabilità e della testimonianza in ogni ambiente di vita personale e sociale, ecclesiale e civile”.

“Senza il carattere della popolarità – ha concordato il presidente dell’Azione cattolica italiana, Franco Miano, nella relazione conclusiva del triennio –, l’Azione cattolica snaturerebbe lo stesso profilo associativo che si determina attraverso la diffusione sul territorio, per amore alla Chiesa locale e alle persone che incontra nelle loro concrete condizioni di vita”.

“Il ‘noi’ dell’Azione cattolica, l’unitarietà tra le diverse generazioni e i diversi compiti – ha affermato Miano -, acquista uno speciale valore profetico oggi, in un periodo storico in cui sono sempre più evidenti le forze disgregatrici, i modelli di separatezza, le tentazioni egoistiche”.

“L’unità nella ricchezza della diversità, sempre da ricercare, è lo spazio della profezia che l’Azione cattolica, particolarmente in questo tornante della storia, è chiamata a dilatare per ritessere legami che incidano nella vita delle persone”.

“L’insistenza sul tema del rapporto fede-vita – ha sottolineato Miano – e il suo legame con l’impegno educativo a servizio dell’evangelizzazione rimangono al cuore del nostro impegno quotidiano”.

La cura educativa in Ac, a suo avviso, “non è infatti altro che l’accompagnamento delle persone, il sostegno nella ricerca di Dio”. Si tratta di “un compito che discende direttamente dalla nostra visione unitaria della persona e dalla necessità, oggi sempre più urgente, di coniugare fede e vita”.

La cura educativa è altresì “chiamata a servire il bene comune perché essa non è una scelta di retroguardia, bensì una prova di fiducia, una scommessa sul futuro a servizio della vita delle donne e degli uomini del nostro tempo, delle nostre comunità locali e delle nostre città nell’interazione con la scuola e con la famiglia”.

“Saper declinare concretamente la speranza oggi – ha proseguito Miano – si traduce nella vita di tutti i giorni in coraggio, capacità di resistenza, fiducia”.

L’Ac, ha concluso il presidente dell’associazione, “può contribuire continuando a ricordare che spendersi per la giustizia, la pace, la solidarietà, la tutela della vita, il diritto al lavoro significa dettare un’agenda per il Paese”. Nella convinzione che in Italia “ci sia un Paese molto migliore di quello che appare e nel quale ci sia molta gioia da far emergere”.

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ZENIT Staff

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