Immigrazione ispanica, opportunità per la Chiesa negli USA

Il giornalista John Thavis commenta la proposta di Carl Anderson

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di Jesús Colina

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 16 dicembre 2009 (ZENIT.org).- Mentre i cristiani d’America si preparavano a celebrare la loro “imperatrice”, la Madonna di Guadalupe, il 12 dicembre, a Roma la crescente presenza ispanica negli Stati Uniti è stata presentata come un’opportunità per la Chiesa.

Le implicazioni di questo fenomeno demografico e migratorio sono state sottolineate dal responsabile a Roma dell’agenzia statunitense Catholic News Service, John Thavis, presentando mercoledì scorso il libro di Carl Anderson, cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo, “Una civiltà dell’amore” (Libreria Editrice Vaticana).

Secondo la Segreteria per gli Affari Ispanici della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, gli ispanici/latini rappresentano più del 35% di tutti i cattolici degli USA.

Dal 1960, hanno contribuito per il 70% alla crescita della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, e più del 50% di tutti i cattolici statunitensi con meno di 25 anni sono di origini ispaniche/latine. Più dei due terzi (il 68%) di tutti gli ispanici/latini degli Stati Uniti (45.5 milioni nel luglio 2007) si considerano cattolici romani.

L’aspetto più significativo è tuttavia il fatto che si calcola che entro il 2050 la popolazione ispanica/latina supererà i 102,6 milioni.

La sfida dell’immigrazione

Anderson, ricevuto in udienza giovedì scorso da Benedetto XVI, considera nel nono capitolo del suo libro, dedicato al continente americano, che “la soluzione della questione dell’immigrazione è di massima importanza per la Chiesa cattolica in questo emisfero e in tutto il mondo”.

“Non risolveremo mai la questione dell’immigrazione se non poniamo rimedio alla terribile disuguaglianza economica tra gli Stati Uniti e i Paesi vicini del sud”, ha aggiunto.

“Si tratta di assumere un maggiore impegno, come Nazione, nei confronti del Messico e dei Paesi dell’America Latina. I cattolici di entrambi i Paesi devono trovare insieme una soluzione ai problemi della povertà e promuovere le opportunità educative ed economiche per i poveri di quelle regioni”.

“Questa è una responsabilità speciale che spetta a tutti i cattolici degli Stati Uniti – specialmente ai leader negli affari e nelle finanze -, e non dovremmo aspettare le soluzioni politiche per assumerci questo impegno”.

Un fattore positivo per la Chiesa

Commentando queste riflessioni statistiche, Thavis ha spiegato che il libro di Anderson “invita i cattolici americani a riflettere sul loro atteggiamento verso gli immigrati provenienti dall’America Latina, molti dei quali sono clandestini”.

“Egli dice che la Chiesa non può testimoniare il Vangelo se i suoi membri vedono questi immigrati con ostilità. Si chiede se la popolazione cattolica più agiata e benestante abbia già dimenticato che fu la povertà a guidare i loro predecessori europei negli Stati Uniti”.

“Sottolinea che questo influsso ispanico è in effetti un fattore positivo per la Chiesa. Può rinvigorire parrocchie in luoghi in cui la vita parrocchiale sta scomparendo”, ha aggiunto Thavis, considerato uno dei più importanti corrispondenti da Roma.

“Anderson conclude che il futuro della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti è irrevocabilmente collegato al futuro della comunità ispanica. Anderson non è l’unico a riconoscere l’impatto a lungo termine dell’immigrazione, però è interessante che lui, che è anche un uomo d’affari, non riduca il futuro della Chiesa all’efficienza della sua ‘marketing strategy‘ o pretenda che la Chiesa debba reinventarsi per attrarre e tenere fedeli”.

“Al contrario, lui trova nella religiosità del popolo latinoamericano e nella sua tradizionale cultura della vita una base solida per il futuro”, ha sottolineato Thavis.

La GMG, appuntamento chiave

In alcune dichiarazioni rilasciate a ZENIT, Anderson ha considerato che nell’attuale contesto continentale e globale ha una particolare importanza per la nuova evangelizzazione la Giornata Mondiale della Gioventù, che Benedetto XVI ha convocato a Madrid per l’agosto 2011.

“Visto che si celebra in Spagna – ha spiegato il cavaliere supremo dei Cavalieri di Colombo –, suscita un enorme interesse in tutta l’America Latina, e quindi nella Chiesa degli Stati Uniti”.

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ZENIT Staff

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