In Terra Santa un Centro cristiano aiuterà a costruire il futuro

Iniziativa congiunta delle comunità cristiane della zona

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ROMA, martedì, 17 novembre 2009 (ZENIT.org).- Per guarire le ferite generate dalla divisione religiosa in Terra Santa e fermare l’esodo dei cristiani dalla regione, si è pensato di creare il Centro Pastorale Diocesano Maronita del Buon Pastore, un edificio di quattro piani in costruzione sul Monte Carmelo, nel nord di Israele.

Il Centro, che ospiterà ritiri, conferenze, servizi di assistenza e riunioni per i giovani di varie religioni, dovrebbe essere inaugurato alla fine del 2011.

Parlando all’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), l’Arcivescovo maronita Paul Sayah di Haifa e della Terra Santa ha affermato che l’obiettivo principale del progetto è aiutare a rinnovare la fiducia dei maroniti e degli altri cristiani dissuadendoli dall’emigrazione.

Il presule ha descritto il Centro come “la spina dorsale della nostra infrastruttura pastorale” e ha aggiunto: “Abbiamo sperimentato nel corso degli anni che molti cristiani vogliono andarsene. Sentono di non essere valorizzati”.

“Dobbiamo essere certi che sentano di avere un ruolo da giocare e le opportunità di ottenere una formazione educativa e spirituale. Il Centro del Buon Pastore mira proprio a questo”.

Il complesso, ha rivelato l’Arcivescovo, ha ricevuto un forte sostegno da parte dei drusi, un gruppo religioso derivato dall’islam che rappresenta la maggior parte della poplazione di Isfya, il villaggio in cui è in costruzione. Molti leader drusi della zona hanno anche firmato un documento per supportare il progetto.

In questo contesto, l’iniziativa vuole anche promuovere le relazioni tra drusi e cristiani, che hanno raggiunto un nuovo punto di crisi nel febbraio 2005 a Mughar, sempre nel nord di Israele, quando una disputa nella città ha portato i drusi a una reazione violenta che ha costretto metà della poplazione cristiana a fuggire per salvarsi la vita. Da allora molti sono tornati, ma i problemi permangono.

Secondo l’Arcivescovo Sayah, è importante soprattutto far capire ai cristiani che hanno un grande valore.

“Non serve limitarsi a predicare alla nostra comunità cristiana”, ha riconosciuto. “Dobbiamo educare e sviluppare le persone perché possano avere buoni rapporti con i membri di altre religioni. In caso contrario, la nostra comunità non sopravviverà”.

Il progetto del Centro, che ha già ricevuto da Aiuto alla Chiesa che Soffre 15.000 euro, somma alla quale dovrebbero aggiungersi ulteriori sovvenzioni, avrà due dormitori, stanze per i supervisori, refettorio, cappella, sala conferenze, stanze per l’assistenza e un appartamento per il Vescovo.

“Stiamo mantenendo i costi al livello più basso possibile”, ha detto l’Arcivescovo, ricordando che finora le spese non arrivano a due milioni di dollari. Per questo, si stanno coinvolgendo le comunità locali, ottenendo il doppio vantaggio di disporre di manodopera più economica di quella esterna e di creare posti di lavoro, “generando sostegno da parte delle stesse persone che il Centro vuole aiutare”.

<p>I maroniti sono una delle più piccole comunità cattoliche della regione. Secondo dati diffusi nel maggio scorso dall’Arcivescovo Fouad Twal, Patriarca latino di Gerusalemme, i cristiani in Palestina non arrivano oggi a 50.000.

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ZENIT Staff

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