Senza crocefisso non possiamo stare

Popolo italiano in piazza per difendere il crocefisso

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di Antonio Gaspari

 

ROMA, lunedì, 16 novembre 2009 (ZENIT.org).- In Italia la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo contro i crocefissi nelle aule scolastiche ha suscitato una protesta popolare. Secondo un sondaggio promosso dal Corriere della Sera l’84%  degli intervistati si è detto favorevole alla presenza del crocefisso nella aule pubbliche.

Decine di piazze occupate da manifestazioni in favore del crocefisso, centinaia i consigli comunali che emettono ordinanze per portare il crocefisso nelle aule pubbliche e multe per chiunque provi a toglierlo, innumerevoli le petizioni contro la sentenza della Corte di Strasburgo, migliaia i gruppi di preghiera raccolti in difesa della croce, tantissimi gli studenti mobilitati per portare la croce nelle aule dove non c’era.

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha affermato: “Sono esterrefatto per questa sentenza folle (…) la considero una sentenza che offende la tradizione culturale e storica del nostro popolo e della nostra nazione (…) pensiamo a che cosa rappresenta e ha rappresentato il Cristianesimo non solo in Italia ma in tutta Europa”.

Ad Ascoli Piceno il sindaco Guido Castelli ha sostenuto: “No. Non intendo rimuovere il crocefisso. È un simbolo che va oltre la religione. È una testimonianza di cultura, emblema di libertà e rappresenta un valore universale”.

“Auspico quindi – ha aggiunto Castelli – che il crocefisso rimanga negli uffici pubblici e nelle scuole, a insegnamento per le giovani generazioni dei veri valori che sono alla base della vita sociale di ogni uomo e di ogni donna e, se del caso, come ha fatto il mio collega di Verona, dovesse rendersi necessario acquistare altri crocefissi per le aule scolastiche o edifici pubblici, li acquisteremo”.

In risposta alla sentenza della Corte di Strasburgo, ad Acquasparta in provincia di Terni, il sindaco Roberto Romani  d’accordo con la Giunta comunale ha deliberato l’acquisto di tre crocefissi da affiggere sia nella sala consiliare, in quella della Giunta e nell’ufficio personale del primo cittadino.

Un’ordinanza che obbliga a esporre il crocefisso in tutti gli edifici pubblici è stata emessa da Riccardo Roman, sindaco di Galzignano Terme (Padova) e chi non provvederà all’esposizione del simbolo sacro verrà  multato di 500 euro.

Multa di 500 Euro per chi toglie il crocefisso anche a Scarlino (Grosseto). Il sindaco Maurizio Bizzarri ha firmato un’ordinanza lampo contro la sentenza della Corte di Strasburgo.

Grande mobilitazione anche tra il laicato cattolico. Salvatore Martinez, presidente nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) – un Movimento ecclesiale che in Italia conta più di 200 mila aderenti, raggruppati in oltre 1.900 gruppi e comunità – ha dichiarato che “la storia del crocefisso è la più sapiente scuola d’umanità, perché continua ad insegnare alle nuove generazioni  l’arte di vivere e di morire per amore, di soffrire e di progredire per donare amore”.

“Per questo motivo – ha aggiunto – nessuno potrà mai togliere dalle pareti delle menti e dei cuori la croce di Cristo, perché nessuna civiltà ha potuto, né potrà mai vantare, un’offerta d’amore tanto  grande e una storia di prossimità umana così capace di difendere e di promuovere il valore della vita”.

Comunione e Liberazione ha diffuso un volantino in cui ha scritto: “Quel Cristo sul crocefisso non è un cimelio della pietà popolare per il quale si può nutrire, al massimo, un devoto ricordo. Non è neppure un generico simbolo della nostra tradizione sociale e culturale”.

“Cristo è un uomo vivo – si legge ancora –, che ha portato nel mondo un giudizio, una esperienza nuova, che c’entra con tutto: con lo studio e il lavoro, con gli affetti e i desideri, con la vita e la morte. Un’esperienza di umanità compiuta.

“I crocefissi si possono togliere, ma non si può togliere dalla realtà un uomo vivo. Tranne che lo ammazzino, come è accaduto: ma allora è più vivo di prima!”.

A Campagna, in provincia di Salerno, don Marcello Stanzione come segno di protesta contro la sentenza cristofobica della Corte di Starsburgo ha annunciato che per domenica 29 novembre sia alla santa messa festiva delle 11,00 che a quella delle ore 18,30 la Parrocchia di santa Maria La Nova e l’associazione cattolica Milizia di san Michele Arcangelo regaleranno un crocefisso a tutti i commercianti del comune che ne faranno richiesta e si prenderanno il solenne impegno di esporlo nei loro negozi.

Inoltre tutti i bambini e i ragazzi della parrocchia riceveranno dal parroco e dai loro catechisti in regalo una croce da portare al collo.

A Riccione, in piazza Matteotti, il comitato Riccione Paese ha distribuito crocefissi in segno di protesta contro la sentenza della Corte europea.

Molte reazioni anche dal Vescovi. Monsignor Aldo Giordano, inviato speciale e osservatore permanente della Santa Sede al Consiglio d’Europa ha detto alla Radio Vaticana che . “Il riferimento al crocefisso non è un rischio per i diritti dei singoli, ma è un contributo significativo anche nella sfera pubblica per difendere, per promuovere, per fondare i diritti dei singoli, i diritti della persona”. 

Intervistato da ZENIT il Vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, mons. Claudio Giuliodori, ha rinnovato la richiesta del riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa.

In merito alla sentenza della Corte di Strasburgo, mons. Giuliodori ha rilevato “la scarsa conoscenza che alcune istituzioni europee hanno del tessuto popolare che sta alla base del continente europeo e spiega anche una pregiudiziale insostenibile nei confronti del riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa”.

“Per questo motivo – ha concluso il Vescovo di Macerata – è auspicabile che si riapra il dibattito su questo imprescindibile fondamento della cultura, della storia e della memoria dell’Europa, su cui si potrà realmente fondare anche lo sviluppo dei popoli”.

 

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ZENIT Staff

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