Non laicità ma arroganza del potere politico

di mons. Giampaolo Crepaldi*

ROMA, venerdì, 6 novembre 2009 (ZENIT.org).- La sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo secondo cui vanno eliminati i crocefissi dalle aule scolastiche è profondamente sbagliata.

L’estromissione dei simboli religiosi dagli ambienti pubblici è esso stesso un atto che esprime assolutezza e integralismo.

Non è indice di laicità, ma di arroganza del potere politico che vuole imporre una pubblica piazza senza religione. Con la scusa di non discriminare i fedeli di altre religioni si discrimina la religione in quanto tale, la si riduce a fatto privato.

Per l’Europa, poi, la religione cristiana è elemento costitutivo della stessa cultura sociale e politica. Senza radici non c’è libertà; senza identità non c’è vero dialogo.

Ma il motivo ancora più importante per cui la sentenza della Corte è da considerarsi sbagliata è che la ragione politica, proclamando la sua indifferenza a tutte le religioni, si dichiara impotente a valutare razionalmente le proposte religiose.

Il cristianesimo non chiede alla ragione politica di accettare la propria presenza storica solo per motivi storici e culturali – le “radici” europee – ma perché esso aiuta la società ad essere migliore, contribuisce al bene comune, eleva le anime verso quanto è vero e buono: ossia per la sua verità.

Il crocefisso rappresenta la verità dell’umano, indica a tutti, credenti e non credenti, i valori della vita e dell’amore. Una ragione politica indifferente alle religioni o che le riducesse a sentimento privato prima di tutto rinuncerebbe a se stessa, alla sua capacità, laica e razionale, di cogliere la verità delle religioni e nelle religioni.

Una ragione politica così debole sarebbe però pericolosa. Priva di fede in se stessa, essa cederebbe su molti altri punti ove è in gioco la dignità umana.    

 

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* Arcivescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina sociale della Chiesa

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ZENIT Staff

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