Il Sudan rischia di ripiombare nella guerra

Il Vescovo di El Obeid: “basta un unico colpo per far esplodere la situazione”

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ROMA, giovedì, 22 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Visti i segni di crescente tensione che si registrano ovunque in Sudan, il Vescovo Macram Gassis di El Obeid ha avvertito che il Paese potrebbe ricadere nella tragedia della guerra.

Il presule ha confessato all’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre che “basta un unico colpo per far esplodere la situazione e tornare nelle foreste [dove molta gente ha vissuto durante i 21 anni di guerra civile nel Paese]”.

A questo proposito, ha citato alcuni rapporti in base ai quali sia l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese che l’Esercito di Khartoum si stanno riarmando.

“Vedere che si stanno accumulando armi, vedere che si preparano azioni militari è un indice di pace? Indica piuttosto che c’è qualcosa nell’aria”, ha constatato.

Il Vescovo ha anche espresso la sua preoccupazione per il processo che porterà alle elezioni del 2010 e al referendum del 2011 sull’indipendenza del Sud del Paese, dicendo che il censimento per registrare il numero degli elettori e la distribuzione del potere tra le regioni non sono stati condotti correttamente.

Il sentimento popolare, ha confessato, è a favore della secessione: “In Nubia la gente dice: ‘Non vogliamo avere niente a che fare con il nord’, ma sarà difficile perché il petrolio giocherà un ruolo importante”.

La possibilità di una nuova guerra fa temere soprattutto per i membri più vulnerabili della società. “Non so come la nostra gente affronterà un altro conflitto armato – ha riconosciuto il Vescovo –. Sono sempre gli anziani, le donne e i bambini a soffrire”.

“Il 2011 porterà a una soluzione pacifica per il popolo del Sudan?”, ha chiesto.

“Siamo nelle mani di Dio. Chiediamo al Signore di salvarci dalla catastrofe e dal ritorno alle armi”, ha dichiarato. “Le armi non risolveranno il problema”.

“Non sappiamo quale sarà la soluzione, ma continuiamo a pregare. Siamo nelle Sue mani, siamo i suoi figli”.

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ZENIT Staff

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