di Mirko Testa


ROMA, venerdì, 23 ottobre 2009 (ZENIT.org).- I farmacisti hanno il diritto e il dovere all'obiezione di coscienza quando si tratta di fornire prodotti “che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l’aborto e l’eutanasia”. E' quanto ha dichiarato questo venerdì mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), in paertura dei lavori del Convegno nazionale dell’Unione Farmacisti Cattolici Italiani (UCFI).

Intevenendo all'incontro in svolgimento presso la Casa Bonus Pastor di Roma sul tema: “L’obiezione di coscienza del farmacista, tra diritto e dovere”, il presule ha affermato che tale questione riguarda oggi sia “taluni farmaci abortivi (come la RU486, per i farmacisti ospedalieri) o potenzialmente abortivi, quale in concreto la cosiddetta pillola del giorno dopo”, sia “taluni sviluppi (o meglio involuzioni) che si profilano in materia di fine vita, considerato che in alcuni paesi europei, come ad esempio in Belgio, risulta già in vendita nelle farmacie un kit eutanasico”.

Dalla metà di aprile del 2005, in Belgio, dietro presentazione di una prescrizione dettagliata, i medici di base possono acquistare presso le farmacie, al prezzo di 60 euro, un “kit per l’eutanasia” contenente tre dosi di un potente barbiturico, un paralizzante e qualche dose di sonnifero.

Nel 2008, stando ai dati presentati dalla Commissione federale di controllo e di valutazione, sono state registrate 705 dichiarazioni di eutanasia. Dal settembre 2002 in Belgio una legge stabilisce, infatti, la non punibilità del medico che pratichi il suicidio assistito.

In Italia, mentre in ambito sanitario l’obiezione di coscienza è prevista dalla legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza e dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, per quanto riguarda la vendita dei farmaci essa non è prevista né dalla legge né dal codice etico dei farmacisti.

Riguardo la cosiddetta “pillola del giorno dopo”, prodotta in Italia con il nome commerciale di Norlevo e qualificata come “contraccettivo d’emergenza”, il presule ha ricordato che “in base alle evidenze scientifiche disponibili non si può escludere la concreta possibilità di un’azione post-fertilizzativa del farmaco stesso nelle ipotesi in cui, essendosi già verificata la fecondazione dell’ovulo e quindi la formazione dell’embrione, viene impedito all’embrione stesso di iniziare l’impianto nella parete uterina, con evidente effetto abortivo”.

A tal proposito, citando la prolusione del Cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente del settembre scorso, ha parlato del “rischio di una ulteriore banalizzazione del valore della vita”, ed ha sottolineato l'incoerenza di una legge 194 che nega ai farmacisti un diritto invece assicurato al personale sanitario.

Al contrario, ha sottolineato mons. Crociata, proprio i farmacisti sono chiamati a dare in questo ambito “una chiara testimonianza”, in quanto - come ha affermato Benedetto XVI parlando nell'ottobre del 2007 ai partecipanti al 25° Congresso internazionale dei farmacisti cattolici - essi rappresentano gli “intermediari fra il medico e il paziente” e svolgono “un ruolo educativo verso i pazienti per un uso corretto dell’assunzione dei farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni etiche dell’utilizzazione di alcuni farmaci”.

“Per il farmacista cattolico, aderire all’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana, che è di natura etica e morale, rappresenta anzitutto un dovere, sicuramente difficile da adempiere in concreto ma al quale non può rinunciare”, ha ribadito il Segretario generale della CEI.

“Bisogna perciò, come singoli farmacisti e come associazione, attingere al patrimonio morale e agli insegnamenti della Chiesa e coordinarsi con l’azione pastorale che essa esercita a tutela della vita e a servizio dei malati”, ha detto qualificando poi come “significativa e lodevole” la scelta dell'UCFI di firmare il manifesto “Liberi per Vivere” promosso dal’Associazione Scienza & Vita.

“D’altra parte – ha aggiunto in seguito –, la riflessione ecclesiale che la Chiesa che è in Italia sta portando avanti sul tema dell’educazione rappresenta anche la via per un rilancio culturale della vostra professione, che spesso rischia di essere percepita e regolamentata come una pura attività commerciale, svuotata della sua dignità ed esposta a logiche economiche di tipo unicamente mercantile”.

Da questo punto di vista, ha precisato mons. Crociata, “il diritto-dovere all’obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti”, perché “educare le coscienze […] è oggi una priorità per il bene comune e l’interesse di tutti e una missione alta e certamente impegnativa”.

“Desidero quindi esortare voi tutti ad essere testimoni coraggiosi nell’esercizio della professione del valore inalienabile della vita umana, soprattutto quando è più debole e indifesa”, ha concluso infine.