Di fronte a un santo: parla un amico di padre Alberto Hurtado

SANTIAGO DEL CILE, mercoledì, 26 ottobre 2005 (ZENIT.org).- La rivista Humanitas ha chiesto a quanti hanno conosciuto personalmente padre Alberto Hurtado, canonizzato questa domenica da Benedetto XVI, la domanda: “Quando e come ha scoperto che si trovava di fronte a un santo?”. Pubblichiamo la risposta fornita da padre Renato Pobrete.

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IL SERVIZIO DI CRISTO RE

La scoperta che mi trovavo di fronte a un santo è stata graduale. Le cose che mi hanno colpito nel primo contatto sono state la sua accoglienza, l’intelligenza, la virilità, la simpatia; mi ha colpito il modo di ricevere chi non conosceva, mi ha tuttavia fatto sentire un amico, e quando me ne sono andato mi ha invitato con insistenza a continuare a partecipare al gruppo che si era formato al liceo. A poco a poco l’ho conosciuto. Un aspetto che mi ha colpito è stato il modo in cui parlava di Cristo, di quel Cristo che voleva trasformare il mondo, e l’entusiasmo che aveva invitando a partecipare a quella crociata per far conoscere il Signore, trasformando in questo modo i molti mali che affliggevano il Paese.

Pian piano è aumentata la mia ammirazione per la trasparenza del suo messaggio. Si era sicuri che ciò che ci diceva era esattamente quello che stava vivendo. La convinzione con cui spiegava le epistole di San Paolo, soprattutto parlando della realtà del Corpo Mistico di Cristo e della nostra partecipazione a quel corpo che ci divinizza. Ci faceva vedere che eravamo una parte del suo Corpo e che lì c’erano anche i poveri, i deboli, gli emarginati dalla società. La gioia con cui parlava era tale da trasformare le persone e nella vita di ogni giorno ci si sentiva parte del corpo di Cristo: insieme a Gesù si studiava, ci si divertiva, si lavorava, si dormiva…

I gruppi di studio che si erano formati in alcuni licei avevano pochi membri. Quando parlai con lui della creazione di un movimento più grande in cui avremmo potuto ospitare gente con varie forme di partecipazione o appartenenza, accolse l’idea con grande gioia e ci dedicò molto tempo perché riuscissimo ad implementarla. Ci faceva sentire che “non faceva nulla”, che era il Signore che ci stava esortando. Quell’umiltà ci mostrava la sua santità. Era un uomo d’azione, ma per lui la cosa più importante era insegnarci ad amare “il Padrone”, era l’unione con Lui. A poco a poco ci chiedeva una dedizione maggiore. Per questo aveva formato gruppi di maggiore impegno: alcuni si riunivano ogni settimana, altri una volta al mese, altri ancora una volta l’anno. Invitava quelli più impegnati ad una Messa e comunione quotidiana, e una volta al mese avevamo l’“adorazione del Santissimo” di notte. Così si è formato il gruppo che era “Il Servizio di Cristo Re”.

Quelle richieste di padre Hurtado rispondevano al desiderio che ci consegnassimo sempre più al Signore. L’esperienza spirituale alla quale ci chiamava era senza dubbio dettata dal desiderio di renderci partecipi della sua esperienza di Dio. Quando lo si vedeva passare nella Casa degli Esercizi, preparando i suoi discorsi, o a Sant’Ignazio mentre pregava prima di celebrare la Messa, non c’era dubbio sul fatto che ci trovavamo di fronte ad un santo.

Non ho conosciuto le sofferenze o i dolori che senz’altro deve aver provato vedendosi criticato non solo da persone che lo conoscevano poco o che non pensavano affatto come lui, ma anche da alcuni fratelli di comunità che non comprendevano il suo lavoro, che pensavano che la sua preoccupazione sociale fosse esagerata.

Non ho conosciuto la sua tappa più dura, l’allontanamento dalla sua amata Azione Cattolica, la critica dell’Assessore Generale, monsignor Salinas. Non gli sono stato accanto nei suoi anni nell’“Hogar de Cristo” e della fondazione dell’Asich, che senza dubbio sono stati anni di sofferenza e lo hanno avvicinato a Dio.

Oggi posso affermare che senza saperlo ho lavorato con un santo. Quando padre Hurtado è morto, ho saputo quali erano stati i suoi ultimi momenti e mi sono rallegrato del fatto che avessero conservato le sue cose perché ero sicuro che con il tempo sarebbero diventate delle reliquie.

[Traduzione del testo originale in castigliano a cura di ZENIT]

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ZENIT Staff

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