ROMA, giovedì, 20 ottobre 2005 (ZENIT.org).- Quando Benedetto XVI iscriverà domenica prossima nel catalogo dei santi Felice da Nicosia (1715-1787), verrà proposto alla Chiesa universale l’esempio di questo autentico saggio nelle cose di Dio e del suo Spirito, nonostante fosse analfabeta.

Così lo descrive il postulatore della sua causa di canonizzazione, padre Florio Tessari, ricordando che il fratello laico dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fra’ Felice, “ha capito che il segreto della vita, capace di aprire e di illuminare ogni evento, non consiste nell’indicare con forza a Dio la nostra volontà, ma nel fare sempre gioiosamente la sua”.

Una “semplice scoperta” – ha spiegato alla “Radio Vaticana” – che gli ha permesso “di vedere sempre, dovunque e nonostante tutto, Dio e il suo amore; particolarmente dove è più difficile scorgerli”.

Battezzato con il nome di Filippo Giacomo, il futuro santo nacque a Nicosia (Sicilia) dal matrimonio tra Filippo Amoroso e Carmela Pirra il 5 novembre 1715, quando non era ancora trascorso un mese dalla morte del padre.

Come la maggior parte dei ragazzi poveri siciliani dell’epoca, non ebbe l’opportunità di andare a scuola. La vicinanza del convento dei Cappuccini, tuttavia, gli diede la possibilità di frequentare la loro comunità.

“A diciotto anni, nel 1735, bussò alla porta del convento per esservi accolto come fratello laico” ed iniziarono a susseguirsi i rifiuti. Nonostante questo, “ripeté molte volte la domanda, non si stancò e non cercò altre vie”, incarnando “una vocazione non facile, provata, matura, ampiamente ponderata e desiderata”, ricorda il postulatore.

Dopo dieci anni di attesa, fu finalmente accolto con il nome di fra’ Felice da Nicosia nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, dove rimase “per tutta la vita diventando nella città una presenza di spiritualità radicata nella popolazione”.

“Ogni giorno attraversava le vie bussando tanto ai palazzi dei ricchi invitandoli a condividere il loro benessere, quanto alle umili dimore dei poveri per offrire loro conforto nelle necessità quotidiane”, ha ricordato il postulatore.

Ringraziava sempre, sia quando gli davano qualcosa che quando ciò non accadeva, dicendo con dolcezza “Sia, per l 'amor di Dio!”.

Per più di quarant’anni offrì il suo servizio di mendicante realizzando un apostolato itinerante. “Analfabeta, ebbe la scienza della carità e dell’umiltà”, ha ricordato il Cardinal José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, promulgando il decreto del miracolo attribuito alla sua intercessione nell’aprile dello scorso anno.

Nonostante questo, a fra’ Felice non mancava la formazione cristiana, sottolinea la biografia diffusa dalla Santa Sede. “Assetato” della Parola di Dio, tutto ciò che il futuro santo non poteva apprendere leggendo la Scrittura lo imparava a memoria e con la ferma volontà di nutrire sempre la sua anima. Per questo si sforzava di assimilare i brani biblici e i libri che si leggevano nel refettorio del convento e approfittava di ogni occasione per ascoltare le predicazioni nelle chiese di Nicosia.

Commentando i tratti della santità del fratello laico, il suo postulatore scrive: “Intento solo a lasciarsi invadere e riempire da Dio, va subito al cuore delle cose, alla radice della vita, dove tutto si ricompone nella sua originaria armonia”, un processo che non richiede “molta scienza” né “tante parole”, perché “basta l'essenziale sapienza del cuore dove abita, parla ed agisce lo Spirito”.

“Sapienza che fra’ Felice non solo conosceva, ma soprattutto viveva. Per lui tutto esisteva in Dio, fonte di vita, armonia e pace. E oltre Dio, veramente non esisteva più nulla, o nulla che contasse veramente. Su Dio egli aveva scommesso proprio tutto”; “la sua fu una vita apparentemente fatta di niente e invece capace di trasformare tutto nel Tutto”, ha aggiunto padre Tessari.

Devoto di Cristo Crocifisso, fra’ Felice contemplava ogni venerdì la Passione e morte del Signore.

Ebbe un culto speciale per l’Eucaristia. Trascorreva ore davanti al Tabernacolo, anche dopo giornate molto dure.

Il fratello laico, che venerò con tenerezza anche la Madre di Dio, morì il 31 maggio 1787. Fu beatificato da Leone XIII il 12 febbraio 1888.