Concluso il Quinto Convegno Ecumenico Europeo sulla Cina all’insegna dell’unità nella diversità

ROMA, mercoledì, 21 settembre 2005 (ZENIT.org).- Si è concluso questo martedì il Quinto Convegno Ecumenico Europeo sulla Cina con un appello a non sopprimere le diverse realtà sociali e cristiane presenti in questo Paese asiatico in vista di un cammino comune di unità.

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Questo in sostanza il messaggio lanciato al termine del Convegno tenutosi dal 16 al 20 settembre a Roma, presso i locali del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, a cui hanno preso parte più di 150 partecipanti provenienti da sedici Paesi europei.

Le cinque giornate di incontri e scambi sono servite a “discutere sulla realtà che sia la Cina che l’Europa sono destinate ad affrontare sul campo economico, culturale ma soprattutto religioso, con particolare rilevanza per ciò che è inerente al cristianesimo”, si legge in un comunicato conclusivo.

“‘Diversi nell’unità’ è il tema che ha segnato lo sforzo di affrontare la realtà, della apertura della Cina, considerata anche in senso cristiano, una realtà non omogenea e il bisogno di creare incontri ecumenici europei aperti alla discussione e alla riflessione”.

“‘Diversi nell’unità’ perché la diversità è una realtà – continua ancora la nota –. In Cina, come fuori nelle chiese, ci sono diversità reali nella società, nella crescita che la Cina sta sperimentando e che ne denota un distacco dalle regioni occidentali e meridionali che hanno uno sviluppo eccezionale”.

“Queste diversità non devono essere viste come delle anomalie, ma come parti integranti di una realtà che va compresa e condotta verso l’unità”, si afferma al termine del Convegno organizzato dal gruppo tedesco del Comitato Ecumenico per la Cina

“Ciò che in questi giorni è stato nel mirino di tutti i partecipanti, anche come cristiani, è stata una collaborazione tra le parti di segnare un cammino verso l’unità senza cancellare le diversità che sono presenti nella sfera cinese”.

Il comunicato afferma che questi cinque giorni sono serviti a riflettere sulla “ricerca di nuove sfide alle quali le Chiese cristiane cinesi sono chiamate a far fronte”.

Molti i rappresentanti dei gruppi che, all’interno della Chiesa cattolica, delle Chiese protestanti e di quelle ortodosse in Europa, lavorano per la Cina e per l’approfondimento dei contatti con le Chiese cinesi. In particolare erano presenti 19 esponenti delle diverse comunità cristiane e cinesi che vivono a Roma insieme ad altri venuti dalla Cina.

I vari interventi che si sono alternati e che hanno espresso “varie realtà (…) di separazioni o comunque di diversità”, hanno sottolineato “la volontà di lavorare uniti per perseguire questo discorso di cammino evangelico verso un lavoro unitario per il bene della testimonianza cristiana delle chiese e della società cinese”.

“Il grande assente è stata la delegazione ufficiale cinese, il ‘Consiglio Cristiano Cinese’, sollecitato a partecipare dal Comitato organizzatore, che per motivi politici voluti dal governo cinese non ha avuto il permesso di uscire dal territorio”, lamentano gli organizzatori.

“Questo è stato sentito dai partecipanti come un segno di divisione e non di diversità. Una divisione che esiste e resiste tra la politica e la realtà delle chiese in Cina”, commentano poi.

Il comunicato afferma infine che la prossima edizione del Convegno Ecumenico Europeo sulla Cina si terrà fra tre anni in una sede ancora da destinarsi sebbene siano state fatte delle proposte tra cui la Norvegia, la Scozia o la Svizzera.

Nel frattempo, il Comitato attuale per sei mesi raccoglierà la documentazione prodotta in questi giorni, prima di passare la consegna al Comitato organizzatore del prossimo incontro. Le precedenti edizioni del Convegno Ecumenico Europeo sulla Cina si sono tenute a Bad Saarow (Germania) nel 1991, a Londra nel 1994, a Stavanger (Norvegia) nel 1998, e a Dalgan Park (Irlanda) nel 2002.

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ZENIT Staff

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