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Mons. Anders arborelius - Wikimedia Commons

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Vescovo di Stoccolma: “La comunità cattolica in Svezia cresce ogni anno di più”

Mons. Arborelius parla dell’entusiasmo per l’imminente visita di Papa Francesco e di una Chiesa in ascesa, nonostante rimangano pregiudizi anti-cattolici

In Svezia, dove Papa Francesco andrà il 31 ottobre in occasione della commemorazione per i 500 anni dalla Riforma luterana, la minoranza cattolica ha subito una dura repressione fino a pochi decenni fa. La frattura protestante separò il Paese scandinavo da Roma e il sovrano Gustav Vasa varò drastiche misure contro i cattolici. Professare il cattolicesimo costava la perdita dei diritti civili.

Negli ultimi anni, tuttavia, dinanzi a una progressiva secolarizzazione della società svedese e insieme all’ottenimento di piena cittadinanza per tutte le confessioni, i fedeli di Santa Romana Chiesa stanno aumentando esponenzialmente. Lo conferma mons. Anders Arborelius, vescovo cattolico di Stoccolma, primo presule di etnia svedese dall’inizio della Riforma luterana. Anche lui è uno dei tanti convertiti cattolici in Svezia. Nell’intervista che segue parla della visita del Papa e della situazione della comunità cattolica nel suo Paese, che cresce malgrado permangano pregiudizi.

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Eccellenza, ci sono grandi aspettative in Svezia per la visita di Papa Francesco?

Molte persone in Svezia, cattoliche e non, fremono per questa visita. Certo, si tratta di un evento molto significativo soprattutto per i cattolici che vivono qui, molti dei quali provengono da diverse parti del mondo. Il Papa è il simbolo della nostra unità nella fede, speranza e carità. Ma anche tanti non cattolici ammirano l’autorità morale e spirituale del Papa, e il fatto che lui si impegna per la pace e per la solidarietà a livello mondiale.

In passato i cattolici in Svezia hanno subito discriminazioni. Questa ostilità è completamente finita?

sono stati secoli di persecuzione, durante i quali la situazione per i cattolici era molto difficile. Ad oggi abbiamo uguali diritti. Il clima di ostilità si avverte molto meno, ma bisogna registrare che esistono ancora alcuni pregiudizi anti-cattolici da parte di certe persone.

Qual è la situazione della Chiesa cattolica svedese oggi? Sta crescendo?

Soprattutto per via dell’immigrazione, la Chiesa cattolica cresce di qualche migliaio di persone ogni anno. La Svezia ha ricevuto molti profughi, e molti di quelli provenienti da Eritrea e Siria sono cattolici. Rimane poi un’immigrazione costante da Paesi europei come la Polonia. Va detto che ci sono molti cattolici che non sono registrati come tali, per cui è impossibile conoscere il numero esatto dei fedeli. Circa 115mila sono quelli registrati nelle nostre parrocchie.

Nella vostra comunità ci sono anche tanti convertiti. Secondo Lei quali ragioni spingono molti svedesi a convertirsi dalla Chiesa di Svezia al Cattolicesimo?

Ogni anno si registrano nuove conversioni dalla Chiesa di Svezia, e alcuni di questi nuovi cattolici sono ex ministri del culto, maschi o femmine. Ultimamente, però, un buon numero di convertiti provengono dalle Chiese libere. Sono spinti da diversi motivi. Alcuni sono attratti dalla spiritualità cattolica, dalla fedeltà alla tradizione, dalla dottrina sociale, dal carattere universale della Chiesa. Sono un centinaio, più o meno, le conversioni ogni anno.

La “kyrkoavgift” è una tassa obbligatoria per i cattolici svedesi?

Fino al 2000, i cattolici hanno pagato la cosiddetta “Dissenter Tax” per la Chiesa di Svezia, così come tutti i cittadini svedesi, fossero o meno membri della Chiesa di Svezia. Nel 2000, lo Stato ha offerto parità di diritti e possibilità a tutte le istituzioni religiose del Paese. Questo ha permesso che i cattolici pagassero una tassa – la “kyrkoavgift” – in favore della propria Chiesa: l’1% del loro reddito attraverso il sistema fiscale ufficiale. I cattolici possono fare domanda per la dispensa da questa tassa, semplicemente scrivendo una lettera al vescovo senza dover fornire una motivazione. È una tassa pensata per chi è nel bisogno, ma dobbiamo registrare che talvolta i ricchi sono più ansiosi di chiedere la dispensa di chi è indigente.

Nel suo documentario “La teoria svedese dell’amore”, il regista italo-svedese Erik Gandini descrive una società svedese molto individualista. Conosce questa pellicola? Anche la secolarizzazione ha reso così la Svezia?

Ho letto che questo film ha alimentato un dibattito nei media. È vero che l’individualismo è molto evidente in Svezia. Allo stesso tempo, c’è un profondo desiderio di  comunità e di più profonde relazioni umane. Purtroppo, molte persone non sembrano avere la stabilità psicologica per instaurare rapporti fedeli e per tutta la vita. Molti matrimoni si rompono, molte persone anziane si sentono abbandonate e sole. Ma c’è anche un forte desiderio di giustizia e di solidarietà verso chi è nel bisogno, in patria e nel mondo.

Inizialmente non era prevista la celebrazione di una Messa da parte del Papa durante la visita. C’è molta gioia per questo evento liturgico?

La ragione principale della visita del Santo Padre era la partecipazione alla commemorazione della Riforma. Ma ben presto, il Papa ci ha comunicato che avrebbe voluto celebrare la Messa con i fedeli. Questo fatto, naturalmente, è stato accolto con gratitudine e gioia. Come una piccola minoranza in un Paese che definirei “post-protestante” e secolarizzato, noi cattolici abbiamo interpretato questa Messa Papale come un segno profetico e un simbolo d’unità di tutti i fedeli originari di diverse parti del mondo.

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