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“Ci sentiamo come Abramo e Sara: due anziani che entrano in un Paese sconosciuto”

La conversione al cattolicesimo di un famoso ex pastore pentecostale e di sua moglie sta lasciando il segno in Scandinavia

Considerando che i cattolici in Svezia sono circa 150mila su una popolazione di 9milioni d’abitanti, non ci si aspetta che i frequentatori della chiesa di Sankt Lars, benché sia l’unica cattolica nella città di Uppsala, siano molto numerosi. È dunque facile supporre che la presenza di due nuovi parrocchiani non passi inosservata. Soprattutto se i due parrocchiani in questione sono due volti noti, almeno in Scandinavia.

Si tratta di Ulf Ekman e di sua moglie Brigitta, la cui storia sta suscitando molto scalpore nel Nord Europa. Agli inizi degli anni Ottanta Ulf, pastore pentecostale dal 1979, ha fondato la World of Life Church, luogo che nel corso del tempo ha riempito con oltre 3.000 fedeli ed ha animato con i suoi vivaci sermoni. Quello del 9 marzo scorso, tuttavia, è stato l’ultimo e anche il più importante della sua lunga attività, poiché ha annunciato che lui e sua moglie sarebbero stati accolti nella Chiesa cattolica.

“Un processo durato molti anni nella preghiera e nella riflessione ci ha portati a questa decisione”, ha scritto in una lettera alla comunità l’ex pastore Ekman. Dopo trent’anni all’insegna di viaggi, missioni all’estero, conferenze, la fondazione di un’università, di una scuola biblica e di una seguita trasmissione televisiva, l’uomo si è reso conto che il movimento che ha rappresentato, “nonostante i successi ottenuti, fa parte della frammentazione protestante della cristianità”, come ha spiegato in un editoriale per il quotidiano svedese Daegens Nyheter.

Nella Chiesa cattolica, invece, i coniugi Ekman hanno visto “un grande amore per Gesù e una sana teologia fondata sulla Bibbia”. Da pastore di una setta evangelica, Ulf si è inoltre reso conto della “ricchezza della vita sacramentale”. Insieme, i due ex pentecostali dichiarano di aver compreso “la logica dell’avere una struttura solida nel sacerdozio, che mantiene la fede della chiesa e la trasmette alla generazione successiva”. E affermano ancora, ben conoscendo le sfide che attendono un cattolico in un Paese fortemente secolarizzato come la Svezia: “Abbiamo trovato una forza etica e morale, la coerenza che permette di affrontare l’opinione generale ed inoltre una gentile tendenza verso i poveri e i deboli”.

Al fine di acquisire la pienezza dell’atto di fede, per la coppia è stato poi fondamentale entrare in contatto con chi già viveva questo dono, ossia “con i rappresentanti di milioni di cattolici carismatici”, che li hanno colpiti per “la loro fede viva”. Tutte queste cose “hanno contrastato i nostri pregiudizi protestanti e abbiamo capito che in molti casi non avevamo alcun fondamento per criticare. Dovevamo conoscere meglio la Chiesa cattolica”, ammettono.

“Quando ho scoperto tutti questi aspetti positivi del pensiero cattolico – spiega la signora Brigitta Ekman – mi sono chiesta: perché non mi sono mai stati insegnati? Qualcuno me li ha nascosti. Sono arrossita di vergogna nel scoprire la mia ignoranza”. Un’umile ammissione che sarà compensata dal costante soddisfacimento di quei desideri di conoscenza e di amore che i loro cuori gradatamente manifesteranno. Prova di questi desideri, le parole di Ulf Ekman: “Abbiamo bisogno di ciò che Gesù è nella Chiesa cattolica, dei sacramenti, del Magistero, del Papa, ho bisogno della tradizione apostolica. Ho bisogno della Chiesa per la mia salvezza”.

L’ex pastore ha avuto anche modo di ripensare la pietra d’angolo della sua vecchia fede. A proposito della riforma luterana, dice: “Il risultato fu che il Magistero e la continuità apostolica furono aboliti. Si tentò di ripartire da zero con il risultato che la Chiesa protestante non divenne migliore e più libera, ma sempre più divisa e secolarizzata, con una fede individualizzante”.

Non è mancata qualche polemica, che i coniugi Ekman hanno però cercato di contenere. Ora si sentono “un po’ come Abramo e Sara, due anziani che entrano in un Paese sconosciuto”, hanno spiegato. “Ma guidati da Dio”. Per ora il loro viaggio li ha condotti a Roma, anche fisicamente: mercoledì scorso, 9 aprile, durante l’udienza generale hanno potuto stringere la mano e farsi fotografare con papa Francesco. “Che benedizione è stata incontrarlo!”, ha dichiarato Brigitta Ekman.

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