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Sete di trascendenza

Ammirando la bellezza, che dà gloria a Dio, ci si eleva sempre più alla ricerca della Verità

Osservo il paesaggio e il mio sguardo si eleva per contemplare le profondità dell’orizzonte, quasi a richiamare con i sensi l’autore di tale bellezza. Odo la sua voce nel vento che muove le spighe e lo ringrazio per avermi donato la capacità di ammirare i suoi capolavori. Alzo gli occhi al cielo, rapita dai raggi del sole che attraversano le candide nubi fino a raggiungermi. Le montagne, le colline, i campi di grano, le distese dei prati e tutto ciò che vi regna è uno spettacolo di luce ai miei occhi, uno spettacolo che solo una tavolozza di colori imprimerebbe in quell’istante sulla tela dell’artista.

Impensabile non considerare la bellezza del mare calmo della sera, che varia i suoi colori in un crescendo ondoso fino a un tramutarsi in tempesta. Il mare ed i suoi moti a rappresentare i moti dell’ animo umano quando è in continuo travaglio, e passa da sfumature in sfumature fino a rasserenarsi e tornare quieto al sopraggiungere dell’ aurora. La natura si risveglia, ci rappresenta con i suoi colori, con i suoi profumi, con le sue stagioni. Così, le stagioni della vita a racchiudere i momenti della nostra breve, ma intensa esistenza.

Siamo fatti di terra come Dio ha stabilito sin dalla creazione, ma essendo fatti per il cielo, siamo tempio dello Spirito Santo, il sigillo che ci rende figli unici di uno stesso Padre. Dio ci ha risollevati dalla miseria del peccato, donandoci la bellezza dell’innocenza, la stessa che si svela nel bambino, mentre ammira con stupore i giardini di una reggia; di esultanza in esultanza, di meraviglia in meraviglia il suo sguardo si accende alla vista di un palazzo, di una carrozza, di un dipinto che raffigura la vita di corte o dinanzi alle rughe di un anziano a cui porge la sua mano in segno di affetto. Mille e mille le sfaccettature di un’incontenibile sete di splendore che eleva un’anima; uno slancio di sentimenti che percepiscono la grazia nello stile e nella raffinatezza egli ambienti impregnati dell’ordine sacrale, secondo quanto diceva Sant’Agostino: Conserva l’ordine e l’ordine ti conserverà.            

L’ordine naturale è lo stemma gerarchico impresso da Dio in tutto il Creato, dalla corte angelica al moto degli astri, così dalla società temporale ordinata gerarchicamente, a quella della Chiesa con a capo il Papa. Senza quest’ordine regnerebbe il caos.

Nell’economia della salvezza, l’uomo è ad immagine e somiglianza di Dio, paragonabile alla cattedrale sommersa, con lo splendore della sua architettura e delle sue vetrate. La santità è il percorso necessario perché quest’opera della Provvidenza riemerga alla luce più solida e luminosa. Se ricerchiamo il volto di Dio nella bellezza del volto di Cristo, l’Unigenito, e in Colei che racchiude tutte le virtù e le perfezioni divine, angeliche e umane, la Donna del Si, la Vergine Maria, la nostra vita sarà trasformata. Allora il cammino educativo diventerà un dare forma alla nostra vita, perché essa sia davvero un’opera d’arte, e attraverso la materia della nostra persona risplenda la luce di Cristo: «Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto» (Sal 4,7).                                                                                    

La “Via pulchritudinis”, percorre questi assoluti, divenendo il canale privilegiato che filtra  il buono,  il vero e il bello da tutto ciò che per natura vi si oppone. Come disse Dostoevskij, “La Bellezza salverà il mondo”, ma  se essa non fosse esistita, non  avremmo conosciuto il suo autore, e di conseguenza non vi sarebbe mai stata ricerca, né ascesa, né ammirazione, né trascendenza, non ci sarebbe stata  salvezza. La sete di trascendenza anela a questa felicità eterna, e conduce l’uomo alla Verità. Ammirando la bellezza, che dà gloria a Dio, ci si eleva sempre più alla ricerca della Verità e si rifiuta per natura ciò che mortifica la sua opera. Si tratta quindi, una volta risvegliati questi sensi spirituali, di aiutarli a crescere, esercitarli a vedere in profondità.

[Estratto da: Francesca Bonadonna, La bellezza salverà il mondo, Morrone Editore, pp.129-130]

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