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Quaresima, il tempo del coraggio

L’editoriale dell’arcivescovo di Catanzaro-Squillace su come vivere questo importante tempo liturgico che ci prepara alla Pasqua

«È bene confessare i propri errori perché ci si ritrova più forti».

Il pensiero di Gandhi rende bene la cifra ideale della Quaresima, un evento che ha meritato nel linguaggio ecclesiale la definizione di «tempo forte». Al giorno d’oggi l’uomo non è più capace di vivere in armonia, né con il creato, né con il prossimo: l’umanità è così curva e china sulle realtà quotidiane da non avere più la voglia di guardare in alto con gli occhi della mente. Si é talmente protesi verso gli atti piccoli e modesti da diventare incapaci di quelli grandi. Ci si lascia assorbire dalle cose materiali fino a perdere ogni desiderio di bellezza e di spiritualità. Il chiacchiericcio sovrasta la voce della coscienza che non trova eco nel silenzio, mentre la ricerca affannosa del piacere fa dimenticare che esiste una felicità interiore che è ben più alta e affascinante.

Le settimane che conducono alla Pasqua sono un’occasione importante per liberare la fede dalle pastoie della superstizione, dal gioco degli interessi, dalla goffaggine di una religiosità superficiale e ripetitiva, per ritrovare il cuore autentico della spiritualità che è radice di giustizia e di verità, dato che Dio non è un’idea più o meno comoda, ma una presenza che «atterra e suscita, che affanna e che consola», come affermava Manzoni.

La strada che porta alla libertà autentica è quella dell’umiltà, della franchezza, della modestia. Al contrario, l’alterigia e l’arroganza sono la linea di confine che ci fa entrare nel territorio della pochezza, della meschinità, della grettezza. Certo, riconoscere di essersi sbagliati costa, è una frustata inflitta al proprio io, è una ferita sanguinante inferta all’orgoglio. Questo esercizio per il credente acquista poi una dimensione più alta perché, come scriveva san Pietro nella sua Prima Lettera, «Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (5, 5). Ma pentimento e conversione sono indispensabili, non tanto nel chiuso del confessionale, quanto soprattutto nelle scelte di vita e di pensiero. Per questo la Quaresima può avere un senso concreto solo se vista e vissuta come un’oasi nella quale fermarsi per interrogarsi, ascoltare, cercare, per scoprire un senso forse ancora criptato ma comunque decifrabile attraverso la meditazione e la preghiera.

È questa, d’altronde, una tensione che sempre affiora nella persona, come affermava l’ateo Bertolt Brecht, nella trasparente parabola esistenziale: «Siedo ai bordi della strada. Il guidatore cambia la ruota. Non sono contento di dove vengo né di dove vado. E allora perché attendo con tanta impazienza il cambio della ruota?». La risposta è in Dio, quel Dio al contrario che si rivela nella debolezza, nella povertà, nel servire più che nell’essere servito. È «lo scandalo della croce» (Gal 5,11), la discesa in terra che porta alla prossimità ed all’amore fino alla fine. Non c’è nulla, se non questo amore, per il quale valga la pena di rimettersi in cammino e proseguire, fino alla fine, sulla via della fiducia e della speranza.

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