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L’aborto nel cinema

di Franco Baccarini*

ROMA, domenica, 18 luglio 2010 (ZENIT.org).- Negli ultimi anni si sta assistendo a un moltiplicarsi di film sull’aborto; un fenomeno cresciuto in parallelo all’altrettanto crescente dibattito sociale e politico sul tema, tanto da non apparire una pura casualità. Considerando lo spazio a disposizione, parlerò solo di un paio di film.

Il primo titolo che sottopongo all’attenzione dei lettori è “L’amore imperfetto” (Italia-Spagna, 2001), per la regia di Giovanni Davide Maderna, con Enrico Lo Verso e Marta Belaustegui.

L’imperfetto del titolo riconduce alla domanda che sta alla base dell’ottimo film di Maderna, passato quasi inosservato anche per via di una distribuzione fallimentare. La domanda è la seguente: è imperfetto l’amore che lega ad un bambino destinato alla morte ancor prima di nascere?

Conseguentemente, nasce una seconda domanda: è imperfetto l’amore per una vita che nasce, solo perché anche questa è imperfetta? E possiamo trovare una terza domanda chiave all’interno del film di Maderna: fino a che punto possono spingersi la fede e la speranza se il bambino che Angela (la protagonista) porta in grembo è già destinato a non vivere?

Anche in questo caso, è opportuno stilare una breve sinossi per meglio comprendere di cosa parliamo. Sergio ed Angela sono due giovani sposi che aspettano il loro primo figlio, tanto desiderato; sanno già che nascerà con una gravissima malformazione cerebrale che lo condanna a morte certa, ma sperano in un miracolo. Quando la gravidanza giunge a compimento, il bimbo nasce con la patologia diagnosticata; i due giovani si lasciano travolgere dal dramma che rende impossibile qualsiasi dialogo, distruggendo la vita di coppia. In realtà, e questo particolare è di fondamentale importanza, va distinta la posizione della donna, che ha fede, da quella dell’uomo, che non crede. Angela, la moglie spagnola di Sergio, è addolorata, il che è umanamente ben comprensibile, e dopo aver portato alla luce il bimbo, sorretta da una profonda fede in Dio che la sosterrà anche nel quasi immediato drammatico distacco dal figlio, si distingue dal marito, il quale – non condividendo la fede – finirà nella disperazione più cupa, senza via d’uscita. La giovane donna, tanto coraggiosa quanto già provata dal dolore, deve soffrire anche per la lontananza affettiva e spirituale del proprio marito, conseguente all’antitetico modo di vivere ed elaborare il dramma vissuto.

Il film, per stessa ammissione del regista, è ispirato ad un fatto di cronaca, peraltro non particolarmente noto, e si muove tra fede, speranza ed incomunicabilità, prestandosi (ove fosse rintracciabile in futuro in DVD, non essendo stato sinora reso pubblico in tale supporto) a intense riflessioni, anche alla luce delle esemplari e reali esperienze di associazioni quali “La Quercia Millenaria ONLUS”, dedite proprio all’accompagnamento delle coppie che affrontano il dramma di una gravidanza patologica.

C’è poi il film “Bella” (Messico, 2006), diretto da Alejandro Monteverde e interpretato da Eduardo Verástegui, Tammy Blanchard, Ali Landry e Manual Pérez.

Va premesso che il film, a cinque anni dall’uscita, fatica a trovare la distribuzione che meriterebbe sui grandi schermi dei cinque continenti, nonostante il suo valore sia confermato, tra le altre cose, dalla vittoria del People’s Choice Award 2006 al Toronto Film Festival. Da tener presente che il Card. Justin Rigali, Arcivescovo di Philadelphia, ha esortato chiunque ne abbia la possibilità ad andare a vedere il film, in quanto il protagonista è da considerare un modello cattolico.

“Questo film è destinato ad avere un impatto straordinario sulla vita della gente”, ha detto il presidente del comitato della Conferenza Episcopale Statunitense (1).

“Bella” racconta la storia di una giovane donna incinta che perde il lavoro, e di un uomo che non riesce a superare il dramma di un tragico incidente avvenuto nel passato. L’amicizia cambia la loro vita e fornisce ad entrambi una nuova speranza. Il protagonista, Verástegui, è considerato un modello cattolico, dopo aver condotto una vita di tutt’altro tipo. La conversione l’ha trasformato in un deciso difensore del diritto alla vita. Il produttore esecutivo del film è Steve McEveety, lo stesso de “La Passione di Cristo”.

“Romantico, a tratti drammatico, introspettivo, per molti è il film cristiano dell’anno e un inno alla vita di rara efficacia. (…) Nina è una cameriera che ha appena scoperto di essere incinta, e per questo è stata licenziata. Per questo motivo sta pensando di abortire (…). Nina, con l’aiuto di un ragazzo, José, capisce il valore del bimbo che porta in grembo (…). L’attore protagonista, Eduardo Verástegui, durante le fasi preliminari del film si era recato in una clinica dove si praticavano aborti, per poter studiare da vicino le emozioni di chi sta per compiere un gesto così fatale. Lì aveva fatto amicizia con una coppia messicana. Alcuni mesi più tardi ha ricevuto una telefonata in cui padre e madre gli hanno chiesto il permesso di chiamare il bambino Eduardo” (2).

Già nel 2002 scrivevo sul bimestrale culturale “Silarus” (3) che, oltre ad essere spettatori consapevoli, è necessario che i cattolici s’impegnino ad aggregare e formare autori, produttori, attori, etc. per rispondere adeguatamente alle produzioni pressoché a senso unico contro la vita (quasi tutte schierate al fianco dell’aborto, dell’eutanasia, del sesso facile, della vita gaudente, dell’egoismo più sfrenato, del consumismo, etc.).

A questa necessità ha perfettamente risposto la Metanoia Films, da un’intuizione di Verástegui, con l’aiuto del produttore Steve McEveety, del regista Monteverde ed altri ancora.

Se i lungometraggi sono impegnativi e costosi (comunque sia, “Bella” è stato girato in tre settimane e con pochi soldi), richiedendo una macchina produttiva e distributiva importante, sarebbe auspicabile quanto meno lo sviluppo di gruppi che s’impegnino nella realizzazione di cortometraggi, con il duplice obiettivo di formare nuovi autori, attori e tecnici e di rispondere ad un monopolio nichilista rappresentato sul grande schermo.

Note

1 Cfr. http://www.zenit.org/article-12359?l=italian [29 ottobre 2007].

2 Bricchi Lee L., Bella. Dagli Usa il film cristiano del 2007, in “Avvenire”, 11 novembre 2007, p. 7.

3 Baccarini F., L’evangelizzazione e i media, in “Silarus”, n. 220/2002; e “Cinema e spiritualità (Il sacro nella civiltà delle immagini)”, su “Silarus”, n. 223/2002.

* Franco Baccarini è bioeticista e critico cinematografico

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