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Il viaggio del Papa in Gran Bretagna sarà un successo, afferma Lord Patten

Incaricato dal Primo Ministro britannico per la visita papale

di Gisèle Plantec

ROMA, mercoledì, 28 luglio 2010 (ZENIT.org) – Lord Christopher Patten, incaricato dal Primo Ministro britannico del viaggio di Benedetto XVI in Gran Bretagna, dal 16 al 19 settembre, è convinto che questa visita sarà “un successo incredibile” e che gli stessi che hanno criticato il viaggio all’inizio si sorprenderanno scoprendone l’importanza.

“Sono assolutamente certo che tutti i preparativi avviati dal Governo, dai governi locali, dalle Conferenze Episcopali di Scozia e Inghilterra faranno della visita del Papa un successo incredibile”, ha dichiarato ai microfoni della “Radio Vaticana”.

Lord Patten ha riconosciuto che la preparazione della visita del Papa è stata più complessa di quello che pensava all’inizio, soprattutto perché gli organizzatori hanno sottovalutato la difficoltà di “far combaciare gli aspetti tipici di una visita di Stato e quelli relativi ad una visita pastorale”.

Ad esempio, ha spiegato che è quasi più facile organizzare una visita di Barack Obama che un viaggio del Papa, perché il Presidente degli Stati Uniti non cercherebbe di rivolgersi alle folle.

Lord Patten crede che i problemi siano ora del tutto superati, e che il programma della visita del Papa sia “veramente interessante”.

Spera poi che la visita faccia sì “che non solo la comunità cattolica, la comunità dei credenti, sia in grado di rapportarsi molto da vicino con il Papa nel corso di avvenimenti di tipo pastorale”, ma che “fornisca anche l’occasione di dimostrare come il governo di un Paese a larga maggioranza non cattolica abbia un’agenda incredibilmente vasta di possibilità di collaborazione con la Chiesa cattolica”. A questo proposito, cita temi di interesse comune, come lo sviluppo sostenibile, i cambiamenti climatici, il disarmo e le relazioni interreligiose.

“Nel momento in cui andiamo a spiegare l’importanza di questo evento, potremmo stupire quelli che inizialmente sono stati critici nei riguardi di questa visita”, ha dichiarato.

Lord Patten ha riconosciuto che la visita del Papa è stata molto criticata, ma ha detto che questo non lo preoccupa. “Viviamo in una società libera”, “mi sembra che sia riconosciuto che se la gente vuole protestare pacificamente ha ogni diritto di farlo”, ha detto.

Ad ogni modo, crede che coloro che criticano “rappresentino una piccola minoranza della comunità”.

Avverte anche di una certa intolleranza religiosa, che a suo avviso è “rivolta in particolare alla Chiesa cattolica, proprio a causa dell’importanza preminente della Chiesa cattolica, della sua longevità e della sicurezza con cui essa asserisce alcune verità fondamentali”.

“Ma questo non mi preoccupa eccessivamente – ha riconosciuto –. Penso che dobbiamo essere coerenti e, quando facciamo certe affermazioni, riconoscere che spesso siamo stati intolleranti a nostra volta in passato”.

Lord Patten ha anche spiegato che alcune critiche sono dovute ai costi della visita del Papa, che secondo lui dovrebbe costare ai contribuenti tra i 10 e i 12 milioni. Ad ogni modo, ha aggiunto che il vertice del G8 dello scorso anno, durato un giorno soltanto, è costato tra i 19 e i 20 milioni.

Parlando della situazione della Gran Bretagna dal punto di vista spirituale, ha quindi citato lo scrittore Julian Barnes, che ha affermato: “Non credo in Dio, ma mi manca!”.

Interpellato sulla difficoltà di trasmettere il messaggio del Papa attraverso i mezzi di comunicazione, a volte più interessati ai dettagli superficiali, Lord Patten ha detto che potrebbe essere effettivamente complicato “trasmettere il messaggio per cui la fede non è un problema, che la fede è il modo migliore per affrontare le sfide della vita nel XXI secolo”.

Dovrebbe essere invece più facile, ha osservato, trasmettere messaggi sulla giustizia sociale, “soprattutto considerando l’interesse delle generazioni più giovani per gli aspetti della giustizia sociale a livello globale”.

“Probabilmente, non si sa che il 25% dell’istruzione scolastica nell’Africa subsahariana è fornita dalla Chiesa, o che il 25% dell’assistenza sanitaria nell’Africa subsahariana è a carico della Chiesa e da gruppi legati alla Chiesa”, ha indicato.

“Questi messaggi passeranno chiaramente, proprio grazie alla presenza del Santo Padre nel Regno Unito ed ai tanti importanti incontri che avrà”, ha concluso. “Non sono per niente pessimista, in questo senso”.

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