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Alberto Cavallari at his writing table in his appartment in Paris

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Il “C’è posta per te” delle ultime ore di Tolstoj

“La fuga di Tolstoj” di Alberto Cavallari edito da Einaudi, circa trent’anni fa

La dismissione dei libri di private biblioteche, per la perdita di un congiunto o  semplicemente (e forse più tristemente) per raccogliere denaro in tempi di crisi, fa comparire nei mercati rionali, chioschi di libri usati, alla ricerca di avventori al di fuori del canonico circuito dei bibliofili o, in alternativa, per avvicinarsi ancor di più agli amanti dei libri.

In uno di questi, era disponibile “La fuga di Tolstoj” pubblicato nel 1986 da Einaudi (allora dodicimila lire, edito nuovamente qualche anno fa da Skira) scritto da Alberto Cavallari (1) il quale, in questo breve romanzo (una sessantina di pagine), racconta le ore dello scrittore russo, dal momento in cui decide di abbandonare la casa, la moglie, la famiglia a Jasnaja Poljana – la notte tra il 27 ed il 28 ottobre 1910 – sino al momento in cui trova dimora, febbricitante, nella casa del capostazione di Astàpovo, dove morirà poi il 7 novembre.    

Nel racconto troviamo: i viaggi in carrozza nel freddo autunno russo, come rappresenta l’immagine di copertina che riprende un’opera di V. Rossinski; i percorsi in treno (scelti nella fuga o solo ipotizzati da Tolstoj e dal suo medico personale Makovichij) nelle province russe di Tula e Kaluga, tratteggiati nella piantina che precede l’inizio del racconto; i personaggi che si incontrano nella trama, elencati all’inizio come un’opera di teatro, tra i quali la moglie Sof’ja (o in modo più familiare Sonja), la figlia Sasa, la sorella Suor Màrija.

E’ anche un ripercorrere la vita di Tolstoj, tra Sebastopoli, Pietroburgo e Mosca, vita che incrocia quella dei personaggi e i luoghi dei suoi libri, come La sonata a Kreutzer e Anna Karenina, con viaggi in treno e crisi coniugali, che Cavallari descrive tra geografia e storia personale.

Sempre nella parte introduttiva, fa bella mostra una fotografia di Lev Tolstoj del 1909, al suo tavolo di lavoro a Jasnaja Poljana. Lo si può immaginare mentre scrive o legge una delle tante lettere, raccomandate, pagine dei diari, che lui stesso invia ai familiari, contenute anche nel libro, e che i familiari ricambiano.

Il continuo scambio di missive, in cui i sentimenti dei protagonisti vengono messi alla luce del sole, come in un moderno “C’è posta per te” o in un profilo Facebook rende più duri, i già compromessi rapporti, soprattutto quelli tra Lev e Sof’ja, e consente a questo piccolo testo di essere un simbolo di quanto sia e sia stato difficile, non rendere pubblica la vita privata.

Così, nell’ultima lettera scritta alla moglie: “Addio cara Sonja. Dio ti aiuti. La vita non è uno scherzo e non abbiamo diritto di abbandonarla così. E’ anche irragionevole misurarla secondo la durata del tempo, forse i mesi che ci rimangono da vivere sono più importanti di tutti gli anni vissuti: bisogna viverli bene. L.T.”.

Nella fuga di Tolstoj, breve e verso la morte, vi è anche l’evidenza di quanto per i personaggi pubblici, come al tempo era lo scrittore russo, fosse praticamente impossibile aspirare a delle decisioni solo private, ed anche se non sotto i riflettori televisivi o quelli immediati dei social, cent’anni fa, gli ultimi giorni di Tolstoj divennero un grande spettacolo pubblico.

*

NOTE

[1] Al tempo di questo libro, Cavallari era editorialista del quotidiano “la Repubblica” dopo aver lasciato due anni prima la direzione del Corriere della Sera. Primo giornalista ad aver intervistato un Papa, cioè Paolo VI, è morto nel 1998 all’età di 71 anni. Nell’edizione di Zenit del 10 marzo 2012 la recensione di una raccolta di suoi articoli intitolata “La forza di Sisifo” curata da Marzio Breda.

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