L’emergenza educativa e il cinema

Intervista al nuovo direttore artistico del “Fiuggi Family Festival”, Mussi Bollini

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di Giuseppe Brienza

ROMA, giovedì, 30 giugno 2011 (ZENIT.org).-Uno dei possibili tentativi per superare l’emergenza educativa in corso è proporre un’industria dell’intrattenimento adatta alla famiglia. Qualcosa di concreto in tal senso proviene, ancora una volta, dal privato sociale.

Ci riferiamo all’Associazione Fiuggi Family Festival che, dal 28 al 31 luglio prossimi, per il 4° anno di seguito, ha organizzato nel comune ciociaro una manifestazione cinematografica “a misura di” famiglia.

ZENIT ne ha parlato con Maria Mussi Bollini, Capo struttura dei programmi bambini e ragazzi di RAITRE  e nuovo direttore artistico del Fiuggi Family Festival.

Fra breve si svolgerà a Fiuggi la quarta edizione del Film Family Festival, che quest’anno la vedrà impegnata in qualità di direttore artistico. Può darci qualche anticipazione?

Mussi Bollini: Innanzitutto è cambiata l’impostazione del Festival, che durerà quattro giorni, dal 28 al 31 luglio, anziché una settimana. Per questo motivo è stato necessario riposizionare all’interno del nuovo palinsesto le attività che volevamo proporre. Resta il concorso, nel quale rientreranno nove film e, in aggiunta a questo, una quotidiana retrospettiva di cartoni animati che dia l’opportunità al pubblico di vederne tre al giorno. Rispetto agli altri anni stiamo cercando di avere solo film in concorso e non più una miscellanea di generi e questo perché non credo sia possibile per una giuria giudicare un film e un cartone animato sullo stesso piano.  Verranno dunque proiettati, in totale, nove cartoni animati come retrospettiva, a cui si aggiungeranno nove proposte di retrospettiva film e documentari, anche questi in numero di tre al giorno, e le anteprime serali, tutte dedicate ai lungometraggi in animazione. Stiamo lavorando per ottenerne alcune davvero succulente come I Puffi della Sony e Cars II della Disney. L’obiettivo è quello di trovare film in lungometraggio e in animazione che possano divertire genitori, ragazzi e bambini.

Stiamo inoltre valutando la possibilità di organizzare, in contemporanea all’anteprima del cartone animato, una retrospettiva serale che proponga tre film sul rapporto padre-figlio in cui venga mostrato un  rapporto papà-bambino, uno papà-adolescente ed infine uno papà-giovane. Per quest’ultima categoria abbiamo pensato a La fine è il mio inizio, film tratto dall’omonimo libro di Tiziano Terzani, che ci sembrava essere il più adatto.

Un evento interamente dedicato alle famiglie come il FFF, che unisce al grande cinema numerose altre attività, in che modo può essere educativo?

Mussi Bollini: Prima di tutto perché le famiglie staranno insieme.  Il FFF non sono le “palline Ikea”!  A differenza del centro giochi Ikea, dove i genitori lasciano i loro figli mentre vanno a farsi un giro, infatti, le attività del FFF coinvolgeranno tutta la famiglia. Alcune saranno molto belle, come l’ attività di Cuccioli di Dea Kids, ripresa dal programma omonimo attualmente in onda, nella quale un trainer farà giocare bambini e genitori insieme con il proprio cane, a cui si aggiungerà la proiezione, in anteprima, di uno speciale su come portare il proprio cane in vacanza. Inutile dire che questo animale è molto educativo in quanto riesce con la sua presenza a mediare tutta una serie di rapporti e, soprattutto, perché riesce a dare piccole responsabilità al bambino. Ancora, Turner ci presenterà in anteprima Gumball, una nuova serie di cartoni incentrata su di una famiglia molto particolare e divertente, a cui sarà abbinata un’attività in animazione nella quale i bambini giocheranno con papà e mamma.  Tendenzialmente l’idea del festival è proprio questa: fare le cose insieme. Ad eccezione dei convegni, considerati i temi particolarmente delicati che verranno trattati, comunque il bambino in contemporanea avrà la possibilità di partecipare alla visione di cartoni animati o di fare attività con il gruppo degli animatori.

Il tema di quest’anno è: “Sistema famiglia, dinamismo delle relazioni”. In che modo una relazione familiare può essere o diventare dinamica?

Mussi Bollini: Diventa dinamica innanzitutto con il dialogo. E’ l’unica possibilità ed è determinante per la crescita sociale del bambino. Seguono poi tutte le sue conseguenze come, ad esempio, i conflitti in età adolescenziale, erroneamente considerati negativi. Ritornando all’aspetto biologico, infatti, risultano normali e positivi poiché, attraverso un sano dialogo si  vanno ad accrescere le  capacità e l’attenzione del ragazzo, migliorando la sua autostima e le sue conoscenze. Per avere una sana conversazione tuttavia ci vuole silenzio intorno. Con il televisore acceso, con l’autoradio in macchina o, peggio, con le cuffiette non si può fare. La parola che mi viene da associare al dialogo è il termine cultura. E’ chiaro che se la sua rappresentazione in Tv è quella proposta dalla signora Maria De Filippi nel programma Uomini e Donne partiamo proprio con il piede sbagliato!

Che cos’è per te la famiglia?

Mussi Bollini: E’ innanzi tutto il primo luogo in cui una persona apprende le norme sociali e di convivenza, quello in cui due adulti responsabili, che sono i genitori, si dedicano all’educazione del piccolo. Educazione che deve essere completa in tutte le sue sfere, quindi affettiva, in primis,  emotiva, poi, e, in fine, sociale. In questo momento la famiglia è sempre più in  crisi rispetto a queste competenze. Molto di questo è dovuto al fatto che è sempre più rappresentata solo in chiave problematica, il che porta grandi difficoltà ai genitori nel rapportarsi con i bambini, i quali, sempre di più, cercano di reperire i loro punti di riferimento all’esterno. E ancora, la scuola, prima tra le altre agenzie educative presenti sul territorio, risulta essere sempre più in difficoltà e sempre meno un luogo di confronto per i genitori e un aiuto al loro lavoro educativo. Anche il settore extrascolastico è afflitto da molti problemi in tutti i suoi ambiti e questo soprattutto in conseguenza dei tagli dovuti alla crisi economica del nostro paese. Tra le altre agenzie, la parrocchia, da sempre luogo di supporto e aiuto per il genitore, messa in difficoltà anche dalla presenza di una famiglia multietnica, la quale ha inevitabilmente comportato un cambiamento di rotta rispetto a quello che era il normale supporto alla famiglia. A ciò si aggiunge poi l’assenza dei nonni, da sempre un aiuto basilare non solo da un punto di vista pratico ma anche educativo.

Secondo te il cinema sta prendendo spunto da questo cambiamento morfologico della famiglia italiana oppure le sta dando uno stereotipo da imitare?

Mussi Bollini: Diciamo che tendenzialmente  la famiglia cerca di imitare qualsiasi cosa, ma lo fa perché è l’unica visualizzazione dei problemi che ha. Io faccio sempre l’esempio della famiglia Cesaroni, diventata ideale di famiglia per molti bambini, ma che da esso è molto lontano, oppure Tutti pazzi per amore. Il primo telefilm che aveva cominciato a toccare queste corde è stato Una mamma per amica che io ho trovato quanto più diseducativo nel rapporto madre e figlia potesse essere una rappresentazione. Eppure tutte le adolescenti italiane avrebbero voluto come mamma la protagonista che, a ben guardare, da un punto di vista psicologico e pedagogico, avrebbe comportato una sicura denuncia ai servizi sociali! E’ chiaro che ciascuno di noi cerca di avere delle certezze e la sicurezza che può avere una famiglia viene dalla rappresentazione che si dà di lei o dall’ambito sociale che frequenta. Altro esempio classico è quello del telefonino. Ci sono genitori che riescono a non acquistare il cellulare al ragazzino fino a che non abbia compiuto i tredici anni, ma che fati
cano molto nel cercare di tenere il punto su questa scelta. Credo che tendenzialmente ci sia come un tentativo dei genitori di non aver problemi con i figli, che li porta ad agire nei modi più sbagliati, come per esempio anticipare sempre il bisogno del bambino, soddisfarlo prima che venga espresso, oppure limitare la sua curiosità e non stimolare la creatività attraverso il gioco, ma, soprattutto,  evitare al bambino l’insuccesso.

Come può la televisione o il cinema supplire a queste mancanze dei genitori  in modo da educare il bambino?

Mussi Bollini: Il problema è questo:  la televisione, secondo me, non è un agente educativo. I genitori vorrebbero tanto che lo fosse. Nell’ambito della mia esperienza di 28 anni di televisione per bambini, prima meno, ma diciamo negli ultimi 10-15 anni, l’esigenza del genitore è che la televisione supplisca a qualsiasi tipo di educazione destinata alla famiglia. Ricordo quando si chiedeva di fare programmi di educazione sessuale per bambini! La televisione o il cinema possono aiutare la cultura di questo paese: la cultura dell’infanzia è un tema che non viene trattato e non viene assolutamente analizzato da diverso tempo. L’infanzia in televisione è solo ed unicamente rappresentata come problematica, violentata o vista in chiave talent show. I talent generano una continua ansia di prestazione che viene stimolata dai genitori ai figli, utilizzando i genitori stessi i parametri di una normalità che normalità non è. Tornando alle anticipazioni delle esperienze, io faccio sempre riferimento a quando alla proiezione del film  High school music, ho visto in sala bambine di 4 anni e ciò perché la frenesia dei genitori produce una sorta di accelerazione alla crescita in assenza del rispetto dei tempi del bambino. I tempi biologici del bambino di oggi, sono identici a quelli di un bambino di 30 anni fa. Sono cambiati gli stimoli esterni, certo, ma bisognerebbe saperli dosare.

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ZENIT Staff

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