Può l’arte superare la vita?

di Caterina Manicardi

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ROMA, martedì, 11 gennaio 2011 (ZENIT.org).- “È riuscita l’arte a superare la vita? La musica ad elevarsi dalla materia per cogliere, al di là del contingente, lo spirito consolatore?”. Era questa la domanda che, in un qualche modo, assillava Luciano Simoni e che dimostra quale deve essere l’intento della musica. Se una musica riesce a trasformare i tormenti e le infelicità dell’uomo in gioia e serenità del Cielo, allora è vera musica.

Luciano Simoni era arrivato a questo: la musica che egli componeva faceva volare l’anima e la fantasia fino a toccare il Cielo con un dito. Scomparso lo scorso 23 dicembre, è stato professore di Ingegneria all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna per passione, e compositore di musica sinfonica, sacra e da camera per vocazione.

Nell’ambito della sua professione di ingegnere ha avuto importanti riconoscimenti a livello internazionale, ha pubblicato molti saggi e scritti su riviste internazionali IEEE ed è stato il primo italiano invitato al Congresso sui Materiali Isolanti IEEJ in Giappone (1986). Grande sostenitore del rapporto scienza-fede, nel suo scritto “Stelle e molecole”, edito da Aracne editrice, scrive: “Lo scienziato non può non credere in Dio. Se Dio non esiste, se non esiste un Essere che ha progettato e creato l’universo e l’uomo, tutto è privo di senso. se ogni evento è frutto di un caso che non mira a qualche finalità, non c’è alcun senso nell’esistenza”.

Proprio per la sua brillante attività di ricercatore riconosciuta a livello internazionale, nel 2005 è stato nominato professore emerito dell’Università, dopo trent’anni di insegnamento. Nel campo compositivo è autore di oltre 70 opere. È stato un compositore riconosciuto ed apprezzato a livello internazionale: ha ricevuto un prestigioso premio nel 1975 riportato nella Rassegna Sinfonica della Cassa Nazionale Musicisti.

Ha scritto opere famose in tutto il mondo quali la Missa Solemnis, con pagine sublimi, dedicata a Giovanni Paolo II, a cui ha donato una copia del cd e della partitura. In memoria del grande papa sono state eseguite in un concerto due sue opere: il “Magnificat” e il “Requiem della Misericordia”. Da ricordare ancora la Missa Festa, dedicata al card. Giacomo Biffi, la Quinta Sinfonia e la splendida cantata “Our Lady of Heaven” che arriva a toccare il cuore (cfr. www.lucianosimoni.it).

Molte delle sue composizioni sono incise per “Inedita” (www.ineditanet.com). Recentemente aveva trovato anche l’editore con cui pubblicare tutte le partiture delle sue opere e questo permetterà di rendere la sua musica immortale. Ci ha lasciato dopo aver presenziato, la sera prima della sua morte, al tradizionale concerto di Natale da lui organizzato con l’Università, in cui sono state eseguite anche due sue opere: il Quartetto n. 2 op. 23 e il Quartetto n. 9 op. 71.

Quest’ultima opera l’aveva scritta quest’estate in un periodo di forti dolori fisici che non l’hanno abbandonato fino alla morte. Ha commentato così il suo Quartetto n. 9: “Momenti di slancio si alternano con visioni, ora sconsolate, ora fiduciose, ma alla fine l’energia vitale vince su ogni ombra di morte e l’opera si chiude con la forza della speranza”. È questa la chiave di moltissime sue opere. Qua c’è anche la risposta alla domanda “è riuscita l’arte a superare la vita?”: sì, Luciano Simoni ci ha insegnato che è possibile.

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ZENIT Staff

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