Viene il Giorno della Vita

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, 14 novembre 2010

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di padre Angelo del Favero*

ROMA, venerdì, 12 novembre 2010 (ZENIT.org).- “In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: “Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.(…) Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine”. Poi diceva loro: “Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicchè tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. (Lc 21,5-19)

Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo” (Lc 21,10-11): questo “telegiornale” di Gesù sul futuro del mondo da’ notizie simili a quella cronaca tragica e nera che ogni sera la televisione riversa nelle nostre case: alluvioni, epidemie, carestie, popolazioni in fuga, persecuzioni, violenze nelle città, spazzatura che si accumula, odio politico, scandali, e, più grave d’ogni altra sciagura, la minaccia dell’auto-distruzione umana per l’eclissi totale della ragione sulla verità della vita umana, della famiglia, dell’educazione religiosa, ecc.. L’intollerabile sembra aggravarsi di giorno in giorno, mentre si invoca il pronto soccorso di una svolta morale e sociale decisiva, che sappia restituire la luce alle menti e infondere la pace nei cuori.

Ebbene, dentro questo quadro attuale cade oggi il misterioso annunzio del profeta Malachia: “Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà – dice il Signore degli eserciti – fino a non lasciar loro né radice né germoglio. Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia” (Mal 3,19-20). E’ il giorno del “giudizio divino basato sulla verità che brucia i malvagi, ma che, come sole benefico, riscalda coloro che temono il nome di Dio” (Bibbia “Via, Verità e Vita”, p. 2042, nota).

Sì, sta per scoccare l’ora della verità: annuncio oscuro, ma insieme luminoso, che non incute solo timore. Le parole del profeta sono infatti una freccia puntata verso l’aurora : “..ci visiterà un Sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (Lc 1,78-79). In realtà, il cristiano sa che questo “giorno rovente come un forno” è già venuto: il giorno in cui “venne la pienezza del tempo (e) Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (Gal 4,4); sa anche di doverlo ancora attendere: quando Gesù “di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti e il suo regno non avrà fine” (Credo NC).

Questo giorno decisivo e definitivo sta all’orizzonte dell’umana avventura come un’aurora incandescente, spuntata a Gerusalemme duemila anni fa al mattino di Pasqua: “Ecco il gran giorno di Dio, splendente di santa luce: nasce nel sangue di Cristo l’aurora di un mondo nuovo. Giorno di grandi prodigi! La colpa cerca il perdono, l’amore vince il timore, la morte dona la vita.” (Ufficio delle letture, Tempo di Pasqua).

Annuncio sconvolgente: la morte dona la vita! Com’è possibile? Non è anche questa un’eclissi totale della ragione? No. Come non fu impossibile per lo Spirito Santo concepire il Verbo della Vita nel grembo verginale di Maria, così non Gli è impossibile “partorire” la vita dalla morte. E’ questa la luce abbagliante della nostra fede in Cristo, che ci fa riconoscere nella storia quotidiana il mistero insondabile dell’umana redenzione: morendo sopra il patibolo Cristo ha sconfitto la morte per sempre.

Perciò, per quanto riguarda il duello perenne tra la morte e la vita “lo sguardo della Chiesa è pieno di fiducia perché la vita vincerà: è questa per noi una sicura speranza. Sì, vincerà la vita, perché dalla parte della vita stanno la verità, il bene, la gioia, il vero progresso. Dalla parte della vita è Dio, che ama la vita e la dona con larghezza” (Istruzione “Dignitas personae”, n. 3).

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* Padre Angelo del Favero, cardiologo, nel 1978 ha co-fondato uno dei primi Centri di Aiuto alla Vita nei pressi del Duomo di Trento. E’ diventato carmelitano nel 1987. E’ stato ordinato sacerdote nel 1991 ed è stato Consigliere spirituale nel santuario di Tombetta, vicino a Verona. Attualmente si dedica alla spiritualità della vita nel convento Carmelitano di Bolzano, presso la parrocchia Madonna del Carmine.

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ZENIT Staff

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