Il Papa: il futuro delle società dipende dall'incontro dei popoli

Nel ricevere i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Migranti

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ROMA, venerdì, 28 maggio 2010 (ZENIT.org).- Gli Stati devono assicurare il rispetto dei diritti e dei doveri sia dei migranti sia delle comunità di accoglienza, perché l’avvenire si fonda sull’incontro dei popoli. E’ quanto ha detto Benedetto XVI nel ricevere questo venerdì in Vaticano i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

L’incontro, svoltosi dal 26 al 28 maggio sul tema: “Pastorale della mobilità oggi, nel contesto della corresponsabilità degli Stati e degli Organismi Internazionali”, ha riunito 23 membri del Dicastero vaticano provenienti da vari Paesi, coadiuvati da 10 consultori.

Nel suo discoros Il Papa ha sottolineato che “la responsabilità degli Stati e degli Organismi Internazionali si esplica specialmente nell’impegno di incidere su questioni che, fatte salve le competenze del legislatore nazionale, coinvolgono l’intera famiglia dei popoli, ed esigono una concertazione tra i Governi e gli Organismi più direttamente interessati”.

A questo proposito ha citato come esempio “l’ingresso o l’allontanamento forzato dello straniero, la fruibilità dei beni della natura, della cultura e dell’arte, della scienza e della tecnica, che a tutti deve essere accessibile”.

“È vero – ha poi ammesso – che, purtroppo, assistiamo al riemergere di istanze particolaristiche in alcune aree del mondo, ma è pure vero che ci sono latitanze ad assumere responsabilità che dovrebbero essere condivise”.

“Inoltre – ha aggiunto – non si è ancora spento l’anelito di molti ad abbattere i muri che dividono e a stabilire ampie intese, anche mediante disposizioni legislative e prassi amministrative che favoriscano l’integrazione, il mutuo scambio e l’arricchimento reciproco”.

“In effetti – ha osservato il Papa –, prospettive di convivenza tra i popoli possono essere offerte tramite linee oculate e concertate per l’accoglienza e l’integrazione, consentendo occasioni di ingresso nella legalità, favorendo il giusto diritto al ricongiungimento familiare, all’asilo e al rifugio, compensando le necessarie misure restrittive e contrastando il deprecabile traffico di persone”.

Si tratta di conciliare “il riconoscimento dei diritti della persona e il principio di sovranità nazionale” con il riferimento “alle esigenze della sicurezza, dell’ordine pubblico e del controllo delle frontiere”.

Il Papa ha infine lanciato un “appello agli Stati affinché promuovano politiche in favore della centralità e integrità della famiglia” così come “l’apertura alla vita”: “l’avvenire delle nostre società poggia sull’incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze. In questo scenario la famiglia mantiene il suo ruolo fondamentale”

Nel suo indirizzo di saluto all’inizio dell’udienza l’Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha affermato che “nonostante le misure restrittive adottate da diversi Paesi, le persone continuano a spostarsi in cerca di migliori possibilità”.

Tuttavia, ha commentato, “l’itineranza dei popoli si presenta oggi non solo come problema che Stati e organismi internazionali si sforzano di risolvere, ma anche come fenomeno profetico che manifesta il disordine di un sistema”, che ha posto grande attenzione allo sviluppo economico “senza curare le corrispondenti dinamiche sociali, culturali ed etiche e, soprattutto la salvaguardia della dignità e della centralità della persona umana”.

Per questo l’Arcivescovo Vegliò ha sottolineato la responsabilità di governi e organizzazioni internazionali nel promuovere una “cultura dell’accoglienza che garantisca a tutti coloro che condividono il medesimo territorio l’esercizio di uguali diritti e doveri”.

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ZENIT Staff

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