Soffrire con gli immigrati

Un giovane sacerdote colombiano riferisce la sua esperienza negli USA

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di Carmen Elena Villa

ROMA, martedì, 13 ottobre 2009 (ZENIT.org).- “Un sacerdote che non ama Maria non può seguire le virtù che Dio amò tanto in lei”, ricorda costantemente padre Ericson Orozco.

Nato a Manizales, in Colombia, 37 anni fa, è sacerdote da 10. Amministra la parrocchia di San Carlo Borromeo a Brigdeport, nel Connecticut (Stati Uniti). Si incarica anche della comunità ispanica, piuttosto consistente.

Uomini che emigrano, fede che rimane

“Qui c’è un lavoro che io definisco missionario”, ha confessato il sacerdote a ZENIT. E questo anche se la contea di Fairfield, in cui è situata la Diocesi, è una delle più ricche degli Stati Uniti.

Uno dei suoi compiti è quello di accogliere gli immigrati che sono stati costretti ad abbandonare la patria per le difficili condizioni economiche e sociali.

“Parlando dal punto di vista economico, la comunità è povera, lotta ogni giorno per sopravvivere; ora, con le leggi sull’immigrazione e la condizione di illegalità – anche se secondo me non esistono esseri umani illegali –, sperimentano una forte crisi di identità”, ha detto. “La Diocesi sta cercando di aprire le porte delle chiese per loro”.

Nel suo lavoro pastorale, padre Orozco cerca di sottolineare le devozioni di ogni Paese d’origine. “Celebriamo le invocazioni mariane di ogni Nazione. Questo mantiene viva la fede dei latinoamericani, così importante perché non perdano il ponte con la fede che hanno lasciato”.

“Cireneo” per gli immigrati

“A volte mi sento indifeso”, ha confessato il sacerdote, “perché le leggi sono severe e molti fratelli vivono il dramma della deportazione, di doversi nascondere ed essere giudicati”.

“La gente che soffre scopre un Gesù più intimo. E’ l’opportunità che abbiamo di parlare del vero Gesù vivo e risorto che ci chiama a un cambiamento di vita, ad avvicinarci ai sacramenti come fonte di forza, salvezza e conversione”.

Padre Orozco è tuttavia consapevole del fatto che la sua missione va al di là dell’accompagnamento spirituale e ricorda l’aspetto più bello della sua vocazione: “Il sacerdote è colui che porta Cristo e lo rende presente, è colui che porta la grazia attraverso la consacrazione del pane e del vino”.

“Il miracolo più grande non è che Dio ci salvi da un cancro o ci dia un impiego, ma che Cristo nell’Eucaristia si renda di nuovo presente vivo e risorto. Da ciò deriva il resto”.

La parrocchia di San Carlo è nota per essere molto attiva. I fedeli aiutano le famiglie bisognose, quando ci sono delle catastrofi naturali in America Latina organizzano collette di cibo e vestiario e lavorano nella pastorale carceraria. “A volte ci arrivano lettere di ringraziamento”, ha detto il sacerdote. Ci sono anche gruppi giovanili, la Messa dei bambini, la catechesi bilingue.

Ad ogni modo, per il sacerdote è fondamentale che non si tratti di mero assistenzialismo sociale e che quest’opera sia sempre accompagnata dalla preghiera.

Per questo, promuove anche un gruppo della Divina Misericordia, un altro della Legione di Maria, giornate di adorazione del Santissimo per le vocazioni – soprattutto per i religiosi in crisi –, devozione al Sacro Cuore i primi venerdì del mese e la recita del Rosario di sabato.

“Se una comunità non prega per i suoi ministri non merita sacerdoti santi”, ha detto il presbitero. “La gente è molto rigida con il sacerdote, e ha ragione, perché è un altro Cristo, ma purtroppo i media amplificano e rendono morbosi gli scandali e la gente perde la fede”.

“Molti hanno fiducia nel sacerdote. E’ una cosa positiva e negativa perché bisogna avere fede in qualcuno, ma quando arrivano questi errori la gente tende ad allontanarsi”.

“Un buon sacerdote può convertire dieci persone, ma uno che non vive la sua vocazione può perdere mille fedeli”, ha concluso. Per questa ragione, nell’Anno Sacerdotale “bisogna chiedere al Signore non tanto di inviarci molti servitori, ma che siano imitatori del suo amore. Sacerdoti buoni e santi”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

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ZENIT Staff

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