Quello che i media non raccontano sull'Honduras

Dichiarazioni di Luis Enrique Marius, direttore generale del CELADIC

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry


di Nieves San Martín

CARACAS, lunedì, 5 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Luis Enrique Marius, direttore generale del Centro Latinoamericano per lo Sviluppo, l’Integrazione e la Cooperazione (CELADIC), ha visitato di recente Tegucigalpa, capitale dell’Honduras, per conoscere da vicino la realtà che stanno vivendo gli abitanti dopo il rovesciamento del Presidente Manuel Zelaya il 28 giugno scorso.

In alcune dichiarazioni a ZENIT, ha sottolineato innanzitutto il coraggio del Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga e il suo rispetto “per la verità dei fatti e per gli interessi della stragrande maggioranza del popolo honduregno”.

Durante il suo soggiorno di quattro giorni nel Paese, attraverso vari dirigenti accademici, sociali e politici dell’Honduras, Marius ha avuto la possibilità di “conoscere molti aspetti che non sono stati raccolti dai mezzi di informazione internazionale”.

In primo luogo, ha sottolineato che “al di là dell’ascoltare molte opinioni sulla necessità di riformare la Carta costituzionale dell’Honduras, tra le persone contattate nessuna disconosce o discute, le piaccia o no, che questa sia ‘il riferimento’ che regola l’azione sociale e politica del Paese, al di sopra di qualsiasi altra considerazione o organismo di carattere internazionale”.

Marius afferma di aver potuto apprezzare, in termini generali, “una Tegucigalpa calma, con alcune manifestazioni sporadiche di persone che criticavano il Governo attuale”, ma che si possono constatare anche molte scritte contro il Cardinale Oscar Rodríguez e “l’esistenza di innumerevoli anonimi che mettono ‘una taglia sulla testa del Cardinale’ e lo minacciano di morte”.

Ad ogni modo, “l’immagine che la gran parte del popolo honduregno ha dell’Arcivescovo di Tegucigalpa è la stessa che si ha in tutti i Paesi dell’America Latina: un uomo impegnato con le fasce più umili, promotore del condono del debito estero nei Paesi più poveri, una persona che si può difficilmente confondere con i settori che sfruttano la gente nelle nostre società”.

Circa le possibilità di soluzione del conflitto, Marius ha riscontrato “molti dubbi e serie preoccupazioni, soprattutto per la mancanza di credibilità degli organismi internazionali che si sono schierati senza verificare l’accaduto, ma in termini generali tutti hanno concordato sul fatto che il ritorno del signor Zelaya è decisamente negativo”.

“Ogni giorno che passa diventa più distante, soprattutto perché la verità non si può nascondere per molto tempo”, ha aggiunto.

Marius ha lasciato Tegucigalpa mentre iniziava la campagna elettorale per le elezioni di novembre. “Tutti i partiti e i candidati, incluso uno del Fronte di Resistenza, esprimono la propria fiducia nel Tribunale Elettorale Supremo, un organismo dello Stato autonomo. Nei vari forum di discussione che abbiamo ascoltato, l’opinione generalizzata del popolo e le istituzioni sociali danno credito alle elezioni, considerandole la via migliore per superare la crisi e soprattutto il diritto inalienabile e indiscutibile di un popolo di decidere il suo destino, che nessuno dall’esterno può mettere in discussione o condizionare”.

“L’Honduras rappresenta oggi un momento chiave nella storia latinoamericana, in cui si rendono visibili e in modo nitido il cambiamento dei parametri d’analisi, seppellendo definitivamente criteri che sono durati durante la guerra fredda, al di là di alcuni effimeri e soprassati tentativi di farli rivivere; un’ulteriore dimostrazione della profonda crisi di identità che soffrono i dirigenti e i partiti politici nella regione, per non andare più in là; l’esistenza di una strategia che cerca un potere regionale, egemonico e autocratico, la cui guida è all’Avana e l’operatore politico e finanziario a Caracas; esitazioni e un chiaro pragmatismo della nuova Amministrazione degli Stati Uniti, per nulla lontana dall’abituale atteggiamento verso la nostra regione; l’atteggiamento generalizzato di ‘equilibrismo’ interessato che pratica la maggior parte dei Governi latinoamericani, come chiara espressione della perdita di identità e valori”.

“Non tenendo conto di questi elementi, è difficile comprendere la situazione che vivono i nostri sofferenti fratelli honduregni”, ha concluso Marius.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]

Print Friendly, PDF & Email
Share this Entry

ZENIT Staff

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione