I medici cattolici italiani ribadiscono il proprio sostegno al “ddl Calabrò”

L’AMCI respinge qualsiasi forma camuffata di eutanasia

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ROMA, mercoledì, 16 settembre 2009 (ZENIT.org).- Con un comunicato diffuso questo mercoledì l’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) ha ribadito la valutazione positiva nei confronti del ‘ddl Calabrò’, il decreto sul fine vita che dovrebbe impedire in Italia forme camuffate di eutanasia.

Nel comunicato recapitato alla redazione di ZENIT e firmato dal Consiglio Direttivo AMCI – dal presidente Enzo Saraceni, dal segretario Franco Balzaretti e dai vicepresidenti Aldo Bova, Stefano Ojetti, e Chiara Mantovani – è scritto che “alla vigilia della ripresa della discussione parlamentare sul ddl Calabrò, alla luce della propria competenza medica e dei propri convincimenti etici, apprezzando il lavoro fin qui svolto, l’AMCI desidera ribadire alcune considerazioni ritenute utili al prosieguo dell’iter legislativo”.

“Alimentazione e idratazione, anche parenterali, quando raggiungano il fine per cui vengono somministrate, ovvero apportino liquidi e sostanze nutritive utilizzabili dall’organismo, rappresentano la doverosa ed ineludibile cura dovuta a ciascun essere umano”, si afferma.

“Nessun medico può essere obbligato a mettere in atto o a sospendere una terapia contrariamente al proprio convincimento clinico ed etico – si legge ancora –. Le volontà del paziente, ben conosciute in un corretto rapporto di alleanza terapeutica, sono sempre da tenersi in profonda e rispettosa considerazione, ma non possono essere mai obbliganti, stante la libertà di cura del paziente assieme alla indipendenza del curante”.

“I medici sono consapevoli dell’intrinseco errore insito sia nell’accanimento che nell’abbandono terapeutici – sottolineano – , atti ben definibili dalla scienza e dalla clinica medica, e ancora una volta ne sottolineano la lontananza da un adeguato e corretto esercizio della professione”.

In conclusione l’AMCI si augura che sia approvata presto una legge che “eviti indebite ingerenze ideologicamente volte a far entrare nella prassi e nelle mentalità la liceità dell’eutanasia, attiva o passiva” ed auspica che “aumenti sempre più il dialogo franco tra competenze mediche e aspettative dei pazienti, vero terreno di feconde intese e reciproca fiducia nella stessa società civile”.

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ZENIT Staff

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