La questione russa del gas e le ripercussioni europee

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di Paolo Pastore*

ROMA, giovedì, 5 febbraio 2009 (ZENIT.org).- La recente situazione del gas che vede coinvolte la Russia e l’Ucraina potrebbe avere un impatto anche sulla situazione energetica europea ed italiana, in particolare. Questa vicenda dimostra ancora una volta che l’Italia deve adottare una politica energetica innovativa che la renda, per quanto possibile, indipendente dalle importazioni estere.

Bene sta facendo l’Europa a vigilare su questa vicenda e a riunire attorno ad un tavolo gli operatori coinvolti. Si pone con forza una nuova visione dell’ambiente, visto come una risorsa da utilizzare al meglio nel rispetto della natura e come una fonte di investimento per l’uomo.

Le situazioni energetiche europea ed italiana spingono ad un orientamento verso un mix equilibrato delle fonti, tenendo conto di alcuni fattori, quali la forte evoluzione tecnologica, la difficoltà di prevedere l’andamento dei prezzi dei combustibili, la volontà di ridurre il rischio di una collocazione troppo concentrata su poche fonti di importazione.

In questa ottica, l’Agenzia Internazionale per l’Energia propone di dare priorità alle tecnologie a “zero emissione”: quali le rinnovabili, il nucleare e l’energia da carbone con cattura e stoccaggio della CO2.

Affrontando il tema delle rinnovabili, è bene evidenziare la situazione in cui si trova il nostro paese e quali sono le tecnologie interessate. E’ opportuno considerare queste ultime come fonti di investimento e di crescita occupazionale in un periodo in cui le economie europea e nazionale sono in affanno. Pertanto, va sviluppata una politica di incentivi non solo agli utenti, ma anche alle aziende coinvolte nel settore. Basti pensare che la Danimarca, paese leader nell’eolico, produce il 60% delle turbine installate nel mondo. Già nel 1995 il numero di addetti coinvolti direttamente e indirettamente nel settore è stato di 8.500. In questo computo non è considerata la voce “ricerca” che comprende attività di ricerca in senso tradizionale, ma anche attività eseguite da società di ingegneria, istituzioni bancarie e assicurative. Nel 2005 la Danimarca, insieme alla Germania ed alla Spagna, ha raggiunto una quota significativa di esportazioni mondiali favorendo una crescita occupazionale del suo paese. L’Italia, invece, è rimasta in arretrato nel settore. La complessità legislativa ed autorizzativa regionale e nazionale, la mancanza di una valida cultura ambientale hanno portato il nostro paese ad un basso livello di nascita di aziende del settore e di crescita occupazionale.

Un altro esempio eclatante della situazione energetica italiana è dato dal settore fotovoltaico. Dal 1 gennaio 2007 è entrato in vigore il “nuovo conto energia”, che prevede importanti agevolazioni e contributi statali. A conclusione del primo anno di entrata in vigore di questo regime economico, il nostro paese ha raggiunto un livello di installazioni di pannelli pari ad un decimo di quello che era stato installato in Germania appena nel 2004, eppure l’Italia ha un livello di insolazione molto maggiore di quello tedesco. Tutto ciò è dovuto ad una bassa presenza di industrie italiane del settore e ad un forte mercato speculativo.

Questi due esempi sono significativi di come il nostro paese non abbia sviluppato una seria politica energetica che lo renda autosufficiente. Il governo ha dunque ereditato una situazione pesante dal punto di vista energetico e sta agendo correttamente. Ad esempio, sono in aumento le realizzazione di rigassificatori per diversificare le importazioni di energia, sta partendo una nuova politica del nucleare, sono in aumento le installazioni di pannelli fotovoltaici. C’è ancora da fare molto in questo settore e soltanto una nuova visione culturale dell’ambiente può aiutare ad accelerare il processo di indipendenza energetica del nostro paese.

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* Paolo Pastore è un funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dottore in Fisica e dottorando di ricerca in Fisica Tecnica Ambientale presso l’Università Telematica Guglielmo Marconi.

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ZENIT Staff

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