Il Vaticano II è una bussola, ma c'è da rallegrarsi del ritorno dei lefebvriani

Parla monsignor Pier Giacomo Grampa, Vescovo di Lugano

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LUGANO, lunedì, 2 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Il Concilio Vaticano II è una bussola imprescindibile, ma occorre rallegrarsi se i lefebvriani faranno ritorno a casa, spiega in questa intervista concessa a ZENIT monsignor Pier Giacomo Grampa, Vescovo di Lugano (Svizzera).

Il decreto di revoca della scomunica dei Vescovi lefebvriani ha suscitato un gran polverone. Secondo Lei come va inteso il gesto del Papa?

Monsignor Grampa: Ho invitato i fedeli a leggere il decreto di revoca della scomunica con spirito positivo, a coglierlo nel suo giusto significato, a viverlo sullo sfondo della parabola del Padre misericordioso. Questo gesto di benevolenza del Santo Padre non significa ancora – come nel frattempo è stato ormai chiarito – la completa riconciliazione e la piena comunione con coloro che non riconoscono l’insegnamento del Concilio Vaticano II, ma rappresenta una tappa importante del cammino, che deve procedere per gradi e ci auguriamo anche in tempi ragionevoli verso la completa riconciliazione e la piena comunione di tutta la Fraternità San Pio X. Il Papa auspica che non si risparmi nessuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere a una piena e soddisfacente soluzione del problema.

Il problema maggiore sembra essere proprio l’accettazione del Concilio Vaticano II. Che possibilità o alternative vede a tale proposito?

Monsignor Grampa: La dottrina del Concilio non è certamente un optional, ma una “bussola” per orientarci nel cammino del XXI secolo, che si è appena aperto. Se vogliamo evitare pericolosi integralismi, dannosi fondamentalismi o anacronistici ritorni al passato, per compiere il necessario discernimento dei tempi che cambiano, non possiamo disattendere l’orientamento profetico che il Concilio Vaticano II, sotto la guida dello Spirito Santo, con l’approvazione del Papa, ha saputo indicare per la diffusione del Vangelo, oggi, secondo la volontà del Signore.

Cosa direbbe a quei cattolici che sembrano non vedere di buon occhio questa magnanimità del Papa?

Monsignor Grampa: Inviterei chi è sempre rimasto fedele alla comune Casa paterna a condividere la benevolenza del Padre misericordioso della parabola evangelica del Figliol prodigo e non l’atteggiamento del fratello maggiore che recrimina, critica, non vuole perdonare e non si rallegra del ritorno di quel suo fratello, si arrabbia e non vuole partecipare alla festa. Sono per noi le parole della parabola che dicono al fratello maggiore: «Figlio, tu sei sempre con me e ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» (Lc 15,31-32).

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ZENIT Staff

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