Cardinale Vanhoye: la speranza umana senza Dio schiavizza l'uomo

Botta e risposta con i giornalisti alla presentazione dell’enciclica “Spe salvi”

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Di Antonio Gaspari

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 30 novembre 2007 (ZENIT.org).- “La speranza umana senza Dio è inconsistente e invece di promuovere l’uomo lo schiavizza”, sostiene il Cardinale Albert Vanhoye, S.I., già Rettore del Pontificio Istituto Biblico e già Segretario della Pontificia Commissione Biblica.

Così ha detto questo venerdì il porporato durante la presentazione ufficiale nella Sala Stampa vaticana della seconda Lettera enciclica di Benedetto XVI dal titolo “Spe salvi” (“Salvati nella speranza”).

Presenti all’evento anche padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede e il Cardinale Georges Marie Martin Cottier, Pro-Teologo emerito della Casa Pontificia.

Nel rispondere alla domanda di un giornalista, il Cardinale Albert Vanhoye ha considerato l’enciclica da un punto di vista ecumenico.

“E’ chiaro – ha detto – che la speranza cristiana è un tema che ci unisce tutti, cattolici, ortodossi, protestanti, perché tutti siamo con Cristo nella direzione della comunione definitiva con Dio e quindi questo documento può essere un documento di unione tra le diverse confessioni cristiane, ma non parla esplicitamente di ecumenismo”.

Alla domanda, invece, se la “Spe salvi” può essere definita un documento antimillenarista, il Cardinale Cottier ha commentato: “Direi di no, perché questa enciclica non è ‘anti”, ma “è un invito a meditare sulle radici della speranza”.

“E’ vero che incontriamo sulla nostra strada il millenarismo – ha continuato il porporato – ma bisogna porre l’attenzione a quello che Agostino chiama la vita eterna, la dimensione dell’eternità, che non è solo un prolungamento del tempo”.

Secondo il Cardinale Cottier, “l’aspetto millenaristico non è esplicitamente trattato nell’enciclica e il Santo Padre non ha pensato l’enciclica come anti-millenarista”.

Un altro giornalista ha chiesto ooi se bisogna essere cristiani per la realizzazione delle speranze, e il Cardinale Cottier ha risposto: “Direi di no, perché tutti gli uomini che hanno delle speranze giuste sono collaboratori nella costruzione del mondo”.

“Però – ha precisato il porporato – non c’è giustificazione della speranza senza Dio”.

Inoltre, ha aggiunto il Cardinale Vanhoy, l’enciclica “vuole anche far constatare a noi cristiani la sconfitta delle speranze politiche umane, che non possono arrivare a stabilire un mondo completamente rinnovato”.

Per spiegare la caducità delle speranze puramente terrene, il professore gesuita ha indicato come esempio la critica del Papa contro Karl Marx, e la constatazione del suo fallimento.

Per il Cardinale Vanhoy “è risultato evidentissimo nei paesi comunisti che la libertà non esisteva, la libertà era oppressa come mai nel mondo, e quindi questo ideale teorico era inconsistente”.

Perciò, ha constatato, “la rivelazione della vera speranza può soltanto essere data da Dio e dal Dio che si è incarnato per salvarci”.

“Questo è il messaggio ripetuto più volte nell’enciclica”, ha sottolineato il porporato.

Alla domanda sul perché le critiche al progresso, il Cardinale Cottier ha replicato dicendo che nella “Spe salvi” “non c’è la condanna delle speranza umane, c’è una condanna della speranza del progresso senza Dio”.

Sul rapporto tra sofferenza e speranza, che è parte di un capitolo dell’enciclica, il Cardinale Cottier ha spiegato che “la sofferenza vissuta e accettata nell’amore di Dio è un grande valore anche umano”.

“E questo – ha continuato il porporato – è un apporto del cristianesimo alla Civiltà”.

Per quanto riguarda il modo di vivere la sofferenza e il problema di comunicare, padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa Vaticana, ha sostenuto che “uno dei problemi è di non essere capaci di vedere la sofferenza vissuta in una chiave positiva, che invece nella esperienza cristiana è importantissima”.

Padre Lombardi ha ricordato i tanti esempi contenuti nella “Spe salvi” della “sofferenza vissuta nella speranza” ed ha rilevato che “di questo si parla poco, mentre è importantissimo saper vivere la sofferenza conservando e sostenendo la speranza”.

“Leggere la sofferenza nella dimensione della speranza sarebbe un grandissimo messaggio”, ha concluso il sacerdote.

 
[Adattamento di Mirko Testa]

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ZENIT Staff

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