ROMA, giovedì, 29 novembre 2007 (ZENIT.org).- La Chiesa in Italia, sebbene amata dalla gente per le tante opere di carità e assistenza che non fanno notizia, è comunque oggetto di una “strategia denigratoria” ordita dai media perché “dà molto fastidio”, afferma il neo Cardinale Angelo Bagnasc

In una intervista apparsa sul quotidiano L'Osservatore Romano (28 novembre 2007), l'Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ha parlato di una Chiesa che vuole rimanere lontana dai riflettori, ma che è sempre pronta a servire il popolo e a lottare accanto a lui nell'intento di riaffermare il valore unico della dignità umana.

In particolare, il porporato ha affermato che il confronto tra la missione della Chiesa e la realtà nella quale questa missione si svolge può essere letto su due livelli quello mediatico, che riflette una “posizione critica, spesso addirittura polemica, se non ironica verso la Chiesa”, e quello popolare, che “non fa notizia e dunque non finisce sui giornali ma nel quale le cose appaiono ben diverse da quelle rappresentate”.

L'amore e la fiducia della gente per la Chiesa, ha continuato, nasce da una carità fatta di opere concrete attraverso la fitta rete di assistenza dispiegata su tutto il territorio nazionale.

A questo proposito ha affrontato il tema dell'immigrazione, portando come esempio le parrocchie, i movimenti, le organizzazioni cattoliche e le associazioni che costituiscono “una rete di tanti piccoli punti di ascolto che danno delle risposte, forse parziali, ma comunque risposte alle esigenze dei gruppi di immigrati”.

“Eppure questo non fa notizia, non comporta titoloni sui giornali – ha osservato –. E dunque di immigrati ci si occupa solo quando accadono fatti eclatanti”.

“Il tessuto ecclesiale offre ben altro”, ha poi sottolineato il porporato accennando alle “piccole ma concrete iniziative cui si dà vita nelle diverse realtà, che manifestano un certo fervore di attività dei cristiani a favore degli emarginati, dei più poveri”, e una “mentalità d'accoglienza nella comunità cristiana”.

“Noi sacerdoti siamo vicini quotidianamente alla gente – ha detto – ; ne condividiamo la vita, ne seguiamo i problemi, le speranze e le gioie, sappiamo che ha bisogno di quei segnali di concretezza e di rinnovamento che tutti promettono ma che nessuno riesce a offrire”.

“Da troppo tempo le donne e gli uomini del nostro paese attendono di poter vedere rifiorire nei cuori la speranza – ha affermato il Presidente della CEI –. Noi cerchiamo di far capire loro che per ritrovare la speranza è necessario uscire dalla palude delle parole, rimboccarsi le maniche ed agire seguendo la strada della solidarietà”.

“Mi rendo conto – ha poi aggiunto – che questo suo configurarsi come Chiesa popolare evidentemente dà molto fastidio a qualcuno, anzi a diversi soggetti. Non mi meraviglio più di tanto, dunque, di quegli attacchi sistematici portati attraverso i media, nel contesto di una strategia denigratoria contro la Chiesa”.

In questo contesto, ha continuato, è chiaro che si avverte “la necessità di rinnovare e rilanciare sempre più l'impegno della nuova evangelizzazione in Italia”, affinché “quel sentimento diffuso e profondamente cristiano che sta alla base del nostro popolo”, possa “essere non solo mantenuto ma anche arricchito delle verità della fede e delle ragioni della fede per poter tornare ad essere sempre più missionario”.

Di fronte a tali impegni, ha continuato il poporato, la Chiesa in Italia guarda con speranza al contributo dei laici, che hanno “un ruolo di grande rilievo e di grande responsabilità”, che deve essere però “commisurato alle competenze e responsabilità proprie”.

“L'auspicio – ha poi aggiunto – è che la partecipazione dei laici sia sempre più intensa ma anche ben motivata e sostenuta da una forte vita spirituale e da una buona preparazione culturale”.

Per quanto riguarda poi il tema delle vocazioni sacerdotali, il Cardinale Bagnasco ha detto che “molto dipende dalla testimonianza che noi sacerdoti siamo chiamati a dare della gioia immensa che deriva dalla nostra vocazione”.

“C'è però da considerare la maggiore difficoltà che si incontra, oggi più che in altre epoche, nel far passare un messaggio alle nuove generazioni – ha spiegato –. I giovani sono molto più frastornati e dunque è più difficile far arrivare una voce nel contesto stravagante e assordante in cui vivono”.

“Dobbiamo cercare nuove forme di approccio, ma soprattutto rinnovare la nostra preghiera perché il Signore non faccia mancare operai alla sua vigna”, ha quindi concluso.