Come ritagliarsi una giusta “dieta televisiva”

Intervista al prof. Armando Fumagalli sulle fiction televisive

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MILANO, mercoledì, 10 ottobre 2007 (ZENIT.org).- La televisione? Sì, però con criterio. Il prof. Armando Fumagalli, Direttore del Master in Scrittura e produzione per la fiction e il cinema presso l’Università Cattolica di Milano, spiega a ZENIT come aiutare gli spettatori a districarsi all’interno del palinsesto televisivo.

Fumagalli è coautore insieme a Chiara Toffoletto del volume Scegliere la Tv. Una mappa ragionata da “Affari tuoi” a “Wink Club” (Edizioni Ares, Milano, 424 pagine, 18 Euro), un libro pubblicato recentemente che raccoglie una riflessione critica sui programmi della televisione.

La mappa intende aiutare ad orientarsi sui modelli di vita e sui valori di cui i programmi Tv si fanno portatori, e a scovare il meglio e il peggio di quanto va in onda.

L’opera riporta circa 130 schede ed è frutto di più di 8.000 ore di televisione monitorate da uno staff di giovani professionisti del settore, formatisi presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La buona televisione esiste. Dov’è?

Fumagalli: La buona televisione va un pò cercata nelle pieghe del palinsesto. L’aiutare gli spettatori a trovarla era uno degli obiettivi che ci siamo posti in questo libro.

Purtroppo la buona televisione non sempre si trova negli orari di maggior ascolto. Ci sono buoni programmi la mattina alle otto o la sera a mezzanotte come “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli, come “Tv talk”, che va in onda il sabato mattina, come alcuni programmi di approfondimento giornalistico che di solito sono in seconda serata, o come “Otto e mezzo”, che spesso è molto interessante, su La7.

Ma ci sono ogni tanto buoni programmi anche fra le fiction e il varietà. Per le fiction nella stagione in corso sono senz’altro ottimi il “Chiara e Francesco” andato in onda su Raiuno il 7 e l’8 ottobre, il “Guerra e pace” che arriverà fra qualche settimana, mentre altre fiction magari uniscono buoni propositi e buoni contenuti con una fattura non sempre all’altezza, come la fiction su Giuseppe Moscati andata in onda recentemente su Raiuno.

Perché dice che la televisione è una presenza “invadente” e “irrinunciabile”?

Fumagalli: Che sia invadente e irrinunciabile è un dato di fatto e lo dimostra la media italiana di fruizione della televisione che è di più di tre ore al giorno per ogni persona.

Di fatto pochi sono coloro che non accendono la televisione tutte le sere, e quindi ci sembrava molto importante offrire almeno qualche segnale in questo mare così vasto, qualche “avviso ai naviganti”, sia per segnalare, come dicevamo, le cose migliori, sia per aiutare a riflettere su alcune proposte di modelli di vita molto diffuse (purtroppo molto diffuse) nella televisione attuale: si pensi ai programmi di Maria De Filippi, si pensi alla glorificazione di un amore come forza incontrollabile che spazza via ogni ragionevolezza, che nasce e muore senza un perché, che non è capace di creare legami stabili ma solo passioni violente che nascono, crescono e poi inevitabilmente muoiono…

E’ una visione molto determinata e pervasiva della vita e dell’uomo, che bisogna riconoscere come originata da un’ideologia, da una visione del mondo, e in qualche modo occorre crearsi qualche “vaccino” intellettuale.

Che valori si incontrano in serie come “Lost”, “Law and Order” o “Desperate Housewives”?

Fumagalli: Qui dovrei passare la parola al nostro grande esperto di serie americane, che è Paolo Braga, ma posso solo accennare che si tratta di serie molto diverse come valori di riferimento.

Se “Lost” cerca di aprire squarci metafisici e “Law and Order” si mantiene sostanzialmente (almeno nella serie principale) su un quadro di valori classici (i buoni contro il crimine), “Desperate housewives” si fa portatore di una idea sempre più pervasiva nelle serie americane più recenti: siamo soli a questo mondo; l’amicizia può lenire di compassione questa sostanziale solitudine, ma in fondo non c’è spazio né per il cambiamento vero, né quindi per la speranza, solo per il rimpianto.

E’ in fondo, l’aria che si respira anche in una serie giovanile di grande successo come “Dawson’s Creek”.

Ci sono veramente programmi e fiction – per lo più di matrice USA – da non perdere in Tv?

Fumagalli: Da “non perdere” in assoluto direi che non c’è niente. Credo però che sia interessante, e sia un esercizio importante, costruire un proprio menù equilibrato di “dieta televisiva”.

I telefilm americani, di cui recentemente si parla tanto e che oggi vengono tanto lodati, sono quasi sempre molto ben fatti da un punto di vista tecnico, ma dal punto di vista valoriale spesso sono molto discutibili, perché scivolano pericolosamente verso il nichilismo.

Uno degli impegni che abbiamo preso nel libro è proprio quello di fornire molte schede su questi telefilm, che sono i prodotti più visti dai giovani: confidiamo infatti che il libro possa essere usato sia dai giovani sia in contesti educativi.

Di fronte a questi prodotti la fiction italiana è spesso più semplice, a volte più raffazzonata, ma almeno in alcuni prodotti l’anno – perché altri sono peggiori delle serie americane – riesce a dare degli esempi positivi e dei chiari segnali di impegno valoriale e civile.

Non penso solo ad alcune fiction religiose, ma anche a miniserie come “Perlasca”, “Borsellino”, “Bartali”, “De Gasperi”, che a mio parere erano eccellenti prodotti, grandi racconti davvero popolari e coinvolgenti, da vedere e anche utilizzare in molti contesti.

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ZENIT Staff

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