Le proposte elaborate dall’assemblea diventeranno la base sulla quale il Papa redigerà l’Esortazione apostolica post-sinodale in cui, come ha annunciato recitando l’Angelus, delineerà “il volto della Comunità cattolica”, che nell’Eucaristia trova la sua forza e la sua unità.

La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, annunciando questo sabato la decisione del Santo Padre di pubblicare le “Proposizioni”, ha spiegato che queste verranno presentate solo in una traduzione italiana non ufficiale dell’originale in latino, che manterrà la sua segretezza.

I 252 Padri sinodali, dopo aver chiesto al Pontefice la redazione dell’Esortazione sull’Eucaristia, constatano nella “Proposizione 2” “il benefico influsso che la riforma liturgica attuata a partire dal Concilio Vaticano II ha avuto per la vita della Chiesa”.

“Essa ha messo in evidenza la bellezza dell’azione eucaristica che splende nel rito liturgico. Abusi si sono verificati nel passato, non mancano neppure oggi anche se sono alquanto diminuiti. Tuttavia simili episodi non possono oscurare la bontà e la validità della riforma, che contiene ancora ricchezze non pienamente esplorate; piuttosto urgono ad una maggior attenzione nei confronti dell’ars celebrandi da cui viene pienamente favorita l’actuosa participatio”.

La “Proposizione 6” incoraggia “fortemente” “l’adorazione eucaristica”. La “Proposizione 7” sottolinea il rapporto tra “Eucaristia e sacramento della Riconciliazione”, ricordando che “la degna ricezione dell’Eucaristia richiede lo stato di grazia”.

La “Proposizione 8”, su “Eucaristia e Sacramento del Matrimonio”, riconosce “la singolare missione della donna nella famiglia e nella società e incoraggia i coniugi perché, ben integrati nelle loro parrocchie e talvolta inseriti in piccole comunità, in movimenti e associazioni ecclesiali, percorrano cammini di spiritualità matrimoniale nutrita dall’Eucaristia”.

Collegata a questo tema, la “Proposizione 40”, su “I divorziati risposati e l’Eucaristia”, condivide “la sofferta preoccupazione espressa da molti Padri” e “ribadisce l’importanza di un atteggiamento e di un’azione pastorale di attenzione e di accoglienza verso i fedeli divorziati e risposati”.

“Secondo la Tradizione della Chiesa cattolica, essi non possono esser ammessi alla Santa Comunione, trovandosi in condizione di oggettivo contrasto con la Parola del Signore che ha riportato il matrimonio al valore originario dell’indissolubilità”.

“I divorziati risposati tuttavia appartengono alla Chiesa, che li accoglie e li segue con speciale attenzione perché coltivino uno stile cristiano di vita attraverso la partecipazione alla Santa Messa, pur senza ricevere la Santa Comunione, l’ascolto della Parola di Dio, l’Adorazione Eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla vita comunitaria, il dialogo confidente con un sacerdote o un maestro di vita spirituale, la dedizione alla carità vissuta, le opere di penitenza, l’impegno educativo verso i figli”.

“Se poi non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la Chiesa li incoraggia a impegnarsi a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, trasformandola in un’amicizia leale e solidale; così potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale, ma si eviti di benedire queste relazioni perché tra i fedeli non sorgano confusioni circa il valore del matrimonio”.

”Nello stesso tempo il Sinodo auspica che sia fatto ogni possibile sforzo sia per assicurare il carattere pastorale, la presenza e la corretta e sollecita attività dei tribunali ecclesiastici per le cause di nullità matrimoniale (cf. Dignitas connubii), sia per approfondire ulteriormente gli elementi essenziali per la validità del matrimonio, anche tenendo conto dei problemi emergenti dal contesto di profonda trasformazione antropologica del nostro tempo, dal quale gli stessi fedeli rischiano di esser condizionati specialmente in mancanza di una solida formazione cristiana”.

La “Proposizione 10” sulle “Assemblee Domenicali in attesa di Sacerdote” chiede che non si confondano con la Santa Messa e che “le Conferenze episcopali curino appositi sussidi che spieghino il significato della celebrazione della Parola di Dio con la distribuzione della Comunione, e le norme che la regolano”.

La “Proposizione 11” affronta la sfida della “Scarsità di sacerdoti”, affermando che l’ipotesi dell’ordinazione sacerdotale dei “viri probati” “è stata valutata come una strada da non percorrere”.

Il Sinodo sollecita piuttosto i pastori “a promuovere le vocazioni sacerdotali; a scoprirle e a diventarne gli ‘annunciatori’, già a cominciare dai ragazzi, e prestando cura ai ‘ministranti’”. In particolare, invita a “non temere di proporre ai giovani la radicalità della sequela di Cristo” e a “sensibilizzare le famiglie, che in alcuni casi sono indifferenti se non addirittura contrarie”. Incoraggia inoltre a “coltivare la preghiera per le vocazioni in tutte le comunità e in ogni ambito ecclesiale”.

Come proposta concreta, la “Proposizione 17” chiede di redigere un “Compendio sull’Eucaristia”
“che raccolga insieme elementi liturgici, dottrinali, catechistici e devozionali sull’ Eucaristia, per aiutare a sviluppare la fede e la pietà eucaristica”.

Un’altra proposta concreta la fa la “Proposizione 23” chiedendo di “valutare se il segno di pace non vada collocato in un altro momento della celebrazione, anche tenendo conto di consuetudini antiche e venerabili”.

La “Proposizione 24” chiede nuove formule per il saluto finale della Messa, “Andate in pace” (“Ite missa est”), “benedizioni solenni, preghiere sul popolo od altro”, “che sottolineino la missione nel mondo dei fedeli che hanno partecipato all’Eucaristia”.

La “Proposizione 41” ricorda che l’Eucaristia è il simbolo della piena comunione della Chiesa. “Perciò chiediamo che i cristiani non cattolici comprendano e rispettino il fatto che per noi, secondo l’intera tradizione biblicamente fondata, la Comunione eucaristica e la comunione ecclesiale si appartengono intimamente e quindi la Comunione eucaristica con i cristiani non cattolici non è generalmente possibile. Ancor più è esclusa una concelebrazione ecumenica”, affermano i Vescovi.

“Parimenti dovrebbe essere chiarito che in vista della salvezza personale l’ammissione di cristiani non cattolici all’Eucaristia, al sacramento della Penitenza e all’Unzione dei malati, in determinate situazioni individuali sotto precise condizioni è possibile e perfino raccomandata”. Queste condizioni sono espresse chiaramente dal magistero papale e dal Codice di Diritto Canonico.

La “Proposizione 46” chiede la “coerenza eucaristica di politici e legislatori cattolici” e ricorda loro la “grave responsabilità sociale di presentare e sostenere leggi inique”. La “Proposizione 47” illustra il rapporto tra “Eucaristia ed ecologia”, la 48 la “Dimensione sociale dell’Eucaristia” e la 49 il legame tra “Eucaristia e riconciliazione di popoli in conflitto”.

Le proposizioni terminano presentando Maria come “Donna Eucaristica” ed incoraggiando ad “avere gli stessi sentimenti di Maria”.