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Christian women in Kurdistan - Acs Italia

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Viaggio nel martirio cristiano nel mondo

Presentato oggi alla Camera il libro di Marta Petrosillo sul silenzioso genocidio dei cristiani, che proprio dal Parlamento italiano si attende un riconoscimento

Si è tenuta questa mattina alla Camera dei Deputati la conferenza stampa di presentazione del volume “Perseguiteranno anche voi. Viaggio nella persecuzione anticristiana nel mondo”, di Marta Petrosillo, portavoce dell’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre e membro della Commissione internazionale incaricata di realizzare il Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo.

L’iniziativa, organizzata dall’on. Paola Binetti, insieme ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, all’Associazione Pakistani Cristiani in Italia ed ad una rivista cattolica, ha visto la partecipazione di importanti personalità, come l’on. Alfredo Mantovano, presidente della sezione italiana di ACS, mons. Joseph Coutts, arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza Episcopale Pachistana, padre Rebwar Basa, e il sacerdote iracheno della diocesi di Erbil. Moderatore dell’incontro era il giornalista Riccardo Cascioli.

L’on. Binetti ha espresso soddisfazione per la pubblicazione di un testo da lei definito “una pietra miliare”, invitando a non commettere errori di sottovalutazione del fenomeno, cui purtroppo non sono esenti le stesse aule parlamentari. Se in esse è unanime la levata di scudi in difesa della libertà di culto (definita dall’onorevole “il diritto dei diritti”), l’atteggiamento diventa più tiepido quando si fa notare che in alcune aree del globo siano proprio i cristiani a vedersi negare tale libertà.

La Binetti ha poi rilevato la necessità di non lasciare soli i cristiani perseguitati in Pakistan, spiegando l’importanza di difendere la libertà di ognuno in materia religiosa, specialmente quando tale diritto subisce una persecuzione violenta o, in maniera più subdola, un’aggressione apparentemente non cruenta (come dimostrano i casi di Francia e Belgio).

Il dramma vissuto dai pachistani non musulmani lo vive sulla propria pelle mons. Coutts, il quale ha illustrato la condizione critica in cui sono costretti a vivere i suoi correligionari. Rappresentanti appena il 2% della popolazione del Paese, i cristiani ammontano comunque a 3 milioni di anime, che sono attanagliate da un periodo di tensioni e di grandi ansie per il proprio futuro.

L’arcivescovo di Karachi ha ricostruito la storia recente del Pakistan, con particolare riferimento al colpo di Stato di Zia ul-Haq nel 1977, al quale è seguito una rapido processo di islamizzazione del Paese. Una delle maggiori cause dell’instabilità odierna va ricercata nella promulgazione della legge sulla blasfemia che prevede la pena di morte per chiunque offenda il Corano o critichi Maometto. Tale legge può essere utilizzata come strumento di vendetta personale (a volte contro gli stessi musulmani). È inoltre difficile per gli imputati, specie se appartenenti a delle minoranze religiose, mostrare la propria innocenza di fronte ai giudici. In varie occasioni si è verificato addirittura il linciaggio degli accusati a prescindere dall’esito del giudizio.

Mons. Coutts ha raccontato dei numerosi episodi di rapimenti e conversioni forzate ai danni di ragazze non musulmane, costrette poi a sposare i rapitori e minacciate da questi ultimi di uccidere i familiari qualora di fronte alla polizia denunciassero le violenze subite.

Non per questo mancano i musulmani di buona volontà che sostengono le rivendicazioni dei cristiani di maggiore libertà religiosa, schierandosi in prima linea contro il fanatismo, inculcato anche nei libri di scuola dove i fedeli di religioni diverse dall’Islam vengono dipinti negativamente. La posizione di mons. Coutts è chiara: “Noi affermiamo che nel Pakistan moderno tutti i cittadini devono essere considerati uguali.”

Successivamente ha preso la parola l’on. Mantovano, che ha raccontato le attività di Aiuto alla Chiesa che Soffre e le finalità di questa realtà, attiva sin dal 1947 per informare l’opinione pubblica delle persecuzioni contro i cristiani ed aiutare concretamente, attraverso la realizzazione di migliaia di progetti in difesa dei sofferenti, i correligionari perseguitati nel mondo.

Ai frutti concreti di quest’opera si associa anche l’aspetto informativo poiché, come ribadito dall’on. Mantovano, è impossibile spingere le persone ad aiutare i loro fratelli in difficoltà se prima non si riesce a fargli comprendere la reale entità delle sofferenze che essi stanno patendo nei vari continenti. Secondo Mantovano uno dei meriti maggiori del libro (e dell’attività) di Marta Petrosillo è quello di trattare determinati drammi in maniera sistemica e non episodica, riuscendo a spiegare nella loro totalità i fenomeni di aggressione cui i cristiani sono sottoposti nel mondo.

Egli ha concluso il suo intervento invitando il Parlamento a non perdere un’occasione storica che gli si sta presentando in questi mesi: nelle due Camere, infatti, sono state presentate diverse mozioni bipartisan per riconoscere che è in atto a livello globale un vero e proprio genocidio ai danni dei cristiani. Un pronunciamento in questa direzione seguirebbe quanto già fatto dal Parlamento Europeo e dal Congresso degli Stati Uniti, contribuendo a dare risonanza a questa tragedia nascosta.

Padre Rebwar Basa, sacerdote iracheno della diocesi di Erbil, ha portato la propria testimonianza delle violenze che il suo Paese ha vissuto senza soluzione di continuità fino ad oggi. Basa ha sottolineato come “Perseguiteranno anche voi” pone l’Iraq in una posizione centrale nella narrazione, a partire dalla copertina scelta dove compare la lettera araba “Nun” che viene utilizzata in quelle terre per indicare i Nazareni, ovvero i cristiani.

Un’immagine diretta del dramma che l’Iraq sta vivendo ci viene fornita proprio da padre Basa, che ricevette l’ordinazione sacerdotale nel Monastero di San Giorgio, oggi utilizzato dallo Stato Islamico come carcere dove frequentissimi sono i casi di violenza sessuale nei confronti delle prigioniere.

La barbarie del Califfato non è un fatto nuovo, giacché le violenze anticristiane hanno subito un’impennata sin dal 2003, riducendo la popolazione cristiana dal milione di abitanti a circa 300mila, molti dei quali ridotti allo stato di profughi.

Provocatoriamente padre Basa ha illustrato le innumerevoli “libertà” portare dai fondamentalisti: libertà di uccidere, di rubare, di trasformare antiche chiese in moschee, di abusare delle donne, di convertire forzatamente e di schiavizzare i più deboli. Si tratta, utilizzando le parole di padre Basa della “debolezza di poche pecore circondate da moltissimi lupi”. La speranza più grande del sacerdote iracheno è che si possa giungere finalmente alla pace in quella terra martoriata. Ma, avverte, il dialogo interreligioso non può essere condotto con chi vuole imporre con la violenza la propria visione ad uomini e donne indifese.

Si è trattato dunque di una riflessione a tutto tondo, riassunta dalle parole dell’on. Binetti alla fine dell’evento: “È importante che da questo tavolo si alzi una voce forte sulle piccole-medie-grandi persecuzioni contro i cristiani. Anche in Occidente dove si assiste ad un tentativo di svilimento contro le nostre convinzioni più profonde”.

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