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“Uno di Noi” non si ferma

Al via la seconda fase dell’iniziativa dei cittadini europei che difendono la vita fin dal concepimento

Il 1 Aprile 2012 è iniziata la prima fase dell’iniziativa “Uno di noi” quando è entrato in vigore il nuovo istituto europeo di democrazia partecipata, denominato “Iniziativa dei cittadini europei”. Un apposito comitato organizzativo chiede l’autorizzazione ad avviare l’iniziativa denominata “Uno di Noi”

L’11 maggio 2012: l’iniziativa europea viene autorizzata dalla Ue. Nel novembre 2013: quasi 2.000.000 di cittadini europei chiedono alle istituzioni europee di sospendere ogni finanziamento di attività che prevedono la distruzione di embrioni umani. Il 27 maggio 2014, la Commissione europea decide di non dare seguito a questa richiesta. I cittadini europei non si danno per vinti e iniziano la seconda fase del Progetto.

Il 4 settembre 2014 nasce la Federazione europea dei movimenti pro-life denominata appunto “Uno di Noi, per la vita e la dignità dell’uomo”. La Federazione decide di avviare una seconda fase – che non è una ripetizione della  prima – quella che vede l’impegno di giuristi, operatori sanitari, scienziati, politici,  che dichiarano:

  1. a) è vero che l’embrione umano è uno di noi;
  2. b) è giusto che la legge e la giurisprudenza dichiarino che l’embrione umano è uno di noi;
  3. c) è doveroso che a livello politico sia dispiegato l’impegno in nome del bene comune e del principio di uguale dignità umana affinché gli ordinamenti riconoscano che l’embrione è uno di noi.

e che chiedano alle Istituzioni europee di dare seguito alla richiesta di 2 milioni di cittadini.

Il 13 marzo 2015, tutte le associazioni che avevano costituito il Comitato organizzativo  italiano della prima fase, auspicano che sia avviata una seconda fase coinvolgente  i giurista, gli operatori sanitari e i politici. Il 12 marzo 2016, a Parigi, in una grande manifestazione viene presentata la seconda  fase dell’iniziativa “Uno di Noi”.

Sui siti www.oneofusappeal.eu e www.unodinoi.org si potrà firmare direttamente la  petizione, oppure vi si possono scaricare i moduli che, una volta completati e firmati,  possono essere inviati alla segreteria italiana di “Uno di noi” presso il Movimento della  vita italiano in Lungotevere dei Vallati 2, 00186 Roma.

A questo punto, ci si può domandare: “Perché è importante affermare che il concepito è uno di noi?”. Non è soltanto importante: è fondamentale. Se il figlio fin dal concepimento non fosse  un essere umano, cioè – appunto – “uno di noi”, cadrebbero tutte le ragioni “laiche” per  difendere il diritto alla vita dei nascituri. Se il frutto del concepimento fosse davvero –  come affermano alcuni estremisti radicali – un “grumo di cellule”, paragonabile a un  coagulo di sangue o a un pezzetto di pelle, non avrebbe alcun senso contrastare l’aborto  volontario, preoccuparsi per la sorte degli embrioni formati in provetta e congelati, sostenere  l’obiezione di coscienza del personale sanitario.

L’aborto dovrebbe essere considerato  un diritto civile, anzi un diritto umano fondamentale. Il diritto di  autodeterminazione della donna dovrebbe potersi esplicare senza limiti e sarebbero  inaccettabili anche i tentativi di aiutare la donna a proseguire la gravidanza quando essa  non la vuole.

A contrastare la distruzione dei “prodotti del concepimento” resterebbe  solo la Fede dei credenti, che vedono nella vita un dono di Dio e nella generazione un  mistero di perfezione che esige un grande rispetto per il Creatore. Ma in una società civile  in cui convivono credenti e non credenti non sarebbe giusto imporre a tutti una visione  di Fede.

Ma che va rimarcato è che, in realtà, la ragione e la scienza moderna provano che fin  dal concepimento è presente un individuo vivente appartenente alla specie umana, cioè  uno di noi.

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