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Un canto nuovo

Dal Calvario, dal crocifisso-abbandonato, esce la voce che intona il canto della vita e della resurrezione: la voce dell’amore vero, visibile e credibile perché crocifisso

Quella sera grande festa per la parrocchia: esibizione del nuovo organo e della corale. Ma un grosso fastidio tra gli ascoltatori. Alla terza esecuzione il coro cominciò a calare. Ne derivò uno stridore insopportabile tra la perfezione della nota dell’organo e il continuo calare delle voci della corale. Una specie di duello lancinante che evidenziava l’incompatibilità dell’organo con la corale.

Tra i due inconciliabili contendenti, chi far tacere? Il responsabile della serata decise, assurdamente, di far tacere l’organo. E così la corale fu libera di cantare come le era possibile, cioè calando, ma senza gli stridenti contrasti evidenziati dal confronto con la perfezione dell’organo.

Strana cosa far tacere l’organo, il protagonista della serata. Perché – ecco l’accusa – evidenziava troppo la debolezza e la impreparazione della corale. La serata si concluse con la sola corale a cui alla fine il pubblico concesse anche l’applauso.

L’umanità, dal peccato originale in poi, ha cominciato a stonare e calare di tono. Dal cielo, nella pienezza dei tempi, è stato mandato Gesù con l’incarico di riarmonizzare, accordare, sostenere.

Doveva insegnare il canto polifonico dell’armonia trinitaria, da cantare con la forza incontenibile della infinita misericordia che attira tutti a sé.

Ai primi accenni del “canto nuovo”, Gesù non è riuscito. Mentre intonava il canto del cielo, nascevano e crescevano i contrasti della terra, fino al “crocifiggilo”. Lui, la luce vera, non è stato accolto dalle tenebre. Si è sentito rifiutato dal “mondo tutto nel maligno” con queste parole: “Sei venuto a rovinarci?”.

I responsabili del popolo l’hanno estromesso. “I suoi non l’hanno accolto”. Il preciso intento era di far tacere la voce del vangelo, il diapason divino, che strideva a tal punto con l’umana presunzione da suonare bestemmia alle loro orecchie.

L’hanno messo in croce. Ma proprio dal Calvario, dal crocifisso-abbandonato esce la voce che intona il canto della vita e della resurrezione; è la voce dell’amore vero, visibile e credibile perchè crocifisso.

Il dare la vita è la voce dell’amore più grande. “Attirerò tutti a me” fino a comporre le varie voci dell’umanità nella corale della famiglia di Dio.

Ciao da p. Andrea

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