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Card. Pietro Parolin - Foto © Screenshot CTV (archivio)

“State accanto alle croci del mondo”. Messa di Parolin per i Rappresentanti pontifici

Il Segretario di Stato ha presieduto nella Basilica Vaticana la Messa di apertura del Giubileo dei Nunzi apostolici

“Stare sotto la croce è il primo ministero” per essere accanto a coloro che soffrono anche fino al martirio, in quella grande “collina delle croci” che è oggi il mondo. È un’indicazione pratica quella che il cardinale Pietro Parolin ha dato questa mattina ai Rappresentanti Pontifici che celebrano il loro Giubileo fino al 17 settembre.

Nella Messa in Basilica vaticana, il Segretario di Stato ha iniziato la sua omelia – riportata da L’Osservatore Romano – invitando a rivolgere al Papa “il nostro pensiero devoto, la nostra gratitudine, l’assicurazione della nostra preghiera”, insieme all’affidamento di queste giornate giubilari all’intercessione della Vergine addolorata, di cui si è celebrata la memoria liturgica. Del resto, ha spiegato il cardinale, c’è uno “speciale legame che intercorre tra questa memoria mariana e il Papa, perché la devozione ai dolori di Maria, largamente diffusa tra il popolo cristiano, fu introdotta nella liturgia da Pio VII, a ricordo delle sofferenze inflitte da Napoleone alla Chiesa e al suo capo”.

“Anche nelle apparizioni della Vergine ai tre pastorelli a Fátima, di cui si terranno nel 2017 le celebrazioni centenarie — alle quali si spera vivamente possa andarci il Santo Padre — ritorna questo legame stretto tra Maria, il Papa e la sofferenza” ha sottolineato il porporato, rammentando ai presenti “l’immagine del ‘vescovo vestito di bianco’ che sale la montagna pregando per tutti i sofferenti che incontra”. Tale immagine, ha detto, “condensa e riassume la disponibilità al martirio che deve caratterizzare la Chiesa di sempre, di ieri, di oggi e di domani, a partire in primo luogo del martirio del Vescovo di Roma”.

Parolin ha rilevato infatti come tanti dei Rappresentanti pontifici presenti “vengono da regioni e da Paesi dove tanti fratelli e sorelle di fede vivono quotidianamente nella loro carne questa realtà”. “Oggi – ha detto – siamo chiamati a prendere rinnovata coscienza della nostra vocazione a stare sotto la croce” e “nuovamente a ratificare questa scelta: stare sotto la croce, dimorare, non muoverci, non tentare di fuggire”, consapevoli che “stare sotto la croce è il primo di tutti i ministeri: vocazione e ministero”.

Sotto la croce, ha proseguito, ci si deve stare “con l’offerta delle nostre piccole o grandi croci personali, nelle difficoltà che incontriamo nel nostro servizio — lontananza dalla patria, condizioni di disagio, necessità di adattarsi a situazioni sempre nuove, conflitti politici e sociali, incomprensioni, insuccessi, acciacchi di salute — nella fatica quotidiana, quella di continuare a benedire, quella di anteporre l’amore di Dio e del prossimo alla nostra stessa vita, quella di perdonare e amare chi ha fabbricato la croce che portiamo”.

Questa croce — ha rimarcato il Segretario di Stato — è “composta delle infinite croci del mondo dove Cristo è ancora crocifisso nei suoi fratelli. Il mondo è una collina di croci. È un immenso pianto. Questo ‘stare accanto’ è il primo modo attraverso il quale farsi buoni samaritani, perché il dolore dell’uomo non chiede tanto spiegazioni, ma condivisione, la sofferenza non cerca per prima cosa le motivazioni, ma la partecipazione”.

Bisogna infatti stare “accanto alle infinite croci di oggi, mettendo tempo e cuore, e non girarsi dall’altra parte. Stare con amore, con misericordia, con compassione”, ha esortato Parolin. Soprattutto compassione, ha affermato, che significa “lasciarsi ferire dalle ferite dell’uomo e chinarsi per curarle” per non ridursi a “semplici e freddi funzionari dell’istituzione, burocrati di norme ma inesperti di umanità, sapendo e sperimentando che lì è tutta la gloria e tutta la gioia. È il paradosso della fede e della vita cristiana”.

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