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Cycling

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Sport e vita religiosa: un’armonia possibile

Padre Clemens Gutberlet, L.C. coniuga gli impegni sacerdotali con la passione per la bicicletta. Tenendo in mente quello che dice il Papa…

Si è appassionato alla bicicletta quando aveva sedici anni, colpito dall’esempio di un amico che partì dall’Inghilterra per andare a trovarlo in Germania, e fece tutto il viaggio in bicicletta.

L’allenamento costante lo ha portato negli anni a fare percorsi sempre più lunghi e sempre più solitari, fino a toccare i 600 chilometri in poco più di 24 ore. Poi, a ventisette anni, ha lasciato tutto, anche la bicicletta, per entrare nel seminario della Legione di Cristo. “Ho offerto a Dio questa rinuncia, con gioia, per ben tredici anni – racconta p. Clemens -. Poi nove anni fa, anche per motivi di salute, ho ripreso la bicicletta e adesso lo spirito è diverso”.

Il 31 maggio 2009, padre Clemens ha vinto la Clericus Bike cup, una competizione riservata a seminaristi e sacerdoti di tutto il mondo, che ha preceduto la tappa conclusiva del Giro d’Italia. Il presidente del CSI disse, in quell’occasione, che quella gara serviva anche a “manifestare in modo festoso la rinnovata attenzione che la Chiesa porta al mondo dello sport”.

Padre Clemens, quanto tempo riesce a dedicare all’allenamento, dati gli impegni di studio, lavoro e vita di comunità? 

Esco due volte alla settimana e cerco di fare percorsi di 2 o 3 ore ogni volta. Nello sport bisogna essere costanti. Di recente sono stato in Germania, per gli ottantacinque anni di mio padre, ho approfittato dell’uscita per raggiungere il ristorante e ho fatto un giro di quattordici chilometri, con la bicicletta elettrica di mio padre. Senza accendere il motore naturalmente.

Quanto conta l’attività sportiva nella vita di un sacerdote? Non è tempo sottratto a Dio e alle anime?

Tutto il tempo è di Dio, anche quello che dedichiamo al riposo. Tutto è dono di Dio, anche la bicicletta, l’importante è non farne lo scopo della vita, o l’unica motivazione per andare avanti. L’ha detto anche papa Francesco, incontrando un’associazione sportiva, qualche mese fa: “A volte capita che un ragazzo o una ragazza, per gli allenamenti e le gare, lasci perdere la Messa, la catechesi… Ma questo non è buon segno! Vuol dire che si è persa la scala di valori. Come pure non bisogna trascurare lo studio, le amicizie, il servizio ai poveri. Queste cose non vengano trascurate per fare soltanto una cosa. No! Tutto insieme…”.

È riuscito a coinvolgere i suoi confratelli nell’attività sportiva?

Sì, esco in bicicletta con altri Legionari, abbiamo anche un tandem; poi una volta alla settimana mi unisco a un gruppo di laici, professionisti, che si allenano ogni giorno. Per un verso loro sono uno sprone per me, ma anche per loro, la presenza di un sacerdote nel gruppo è una bella testimonianza. “Grazie a Dio – cito ancora papa Francesco – abbiamo degli esempi belli di uomini e donne sportivi, anche grandi campioni, che non hanno mai smesso di vivere la fede e il servizio al prossimo. In realtà, il vero sport favorisce la costruzione di un mondo più fraterno e solidale, contribuendo al superamento di situazioni di ingiustizia e di disagio umano e sociale”. Alle persone fa bene vedere che i sacerdoti sono uomini normali, che hanno un impegno forte con il Signore e con la Sua Chiesa.

È vero che l’importante è partecipare? O è la voglia di vincere la vera motivazione?

Mi dicono che ho uno spirito molto competitivo ed effettivamente mi piace mettermi alla prova. Mi sono reso conto, però, che sono più forte, sia dentro che fuori, quando non sono motivato dal desiderio di vincere. Papa Francesco parlando ai giovanissimi delle associazioni sportive ha augurato loro di vivere sempre lo sport come un gioco e li ha invitati a essere competitivi nel dare il meglio di sé: “È importante, cari ragazzi, che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito. E proprio perché siete sportivi, vi invito non solo a giocare, come già fate, ma c’è qualcosa di più: a mettervi in gioco nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo. Mettervi in gioco con gli altri e con Dio; non accontentarsi di un “pareggio” mediocre, dare il meglio di se stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre. Non accontentarsi di queste vite tiepide, vite “mediocremente pareggiate”: no, no! Andare avanti, cercando la vittoria sempre!”.

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