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“Siamo custoditi dall’amore di Gesù crocifisso”

Nei testi della Via Crucis di domani al Colosseo, scritti da monsignor Renato Corti, spiccano i temi del martirio, della schiavitù e della pena di morte

La tradizionale Via Crucis al Colosseo, in programma domani sera alle 21, rimanda al settimo giorno di pontificato di Francesco, quando il papa regnante celebrò la sua prima messa solenne in piazza San Pietro.

In quel giorno, il 19 marzo 2013, il Santo Padre incentrò la sua omelia sul concetto di custodia  che investe San Giuseppe, celebrato liturgicamente in quel giorno.

È dallo spirito di quella storica omelia, che ha tratto spunto monsignor Renato Corti, vescovo emerito di Novara, nella stesura dei testi della Via Crucis di domani, dove “sarà costante il riferimento al dono di essere custoditi dall’amore di Dio, in particolare da Gesù crocifisso, e al compito di essere, a nostra volta, custodi per amore dell’intera creazione, di ogni persona, specie della più povera, di noi stessi e delle nostre famiglie, per far risplendere la stella della speranza”.

Tra le Stazioni, spicca la seconda (Gesù abbraccia la sua croce), dedicata in special modo ai martiri cristiani “imprigionati, condannati o addirittura trucidati solo perché credenti o impegnati in favore della giustizia e della pace”.

Tra costoro, che “non si vergognano” della croce di Cristo, viene citato Shahbaz Bhatti (1968-2011), ministro per le Minoranze pakistano, che prima di venire assassinato per la sua fede, dichiarò: “Voglio che la mia vita, il mio carattere, le mie azioni parlino per me e dicano che sto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte in me che mi considererei privilegiato qualora Gesù volesse accettare il sacrificio della mia vita.

Il riferimento alla condizione della donna è rintracciabile nella VI Stazione (La Veronica asciuga il volto di Gesù): “Il genio femminile ci sprona a vivere la fede con affetto verso di Te. Ce lo insegnano tutti i Santi. Vogliamo percorrere la loro strada”.

Nella X Stazione (Gesù spogliato delle vesti), viene denunciata la violazione della dignità dell’uomo, attraverso pratiche atroci, quali “il traffico di esseri umani, la condizione dei bambini-soldato, il lavoro che diventa schiavitù, i ragazzi e gli adolescenti derubati di sé stessi, feriti nella loro intimità, barbaramente profanati”.

Di seguito, nell’XI Stazione (Gesù è inchiodato sulla croce), c’è spazio per una riflessione sulla pena di morte e per la sua auspicata abolizione: “Quando sarà cancellata ogni forma di tortura e la soppressione violenta di persone innocenti? Il tuo Vangelo è la più salda difesa dell’uomo, di ogni uomo”.

La Via Crucis si chiuderà nel segno di Maria, che affianco a Giovanni, vede la sua fede “messa a dura prova” ma non vede spenta la sua “speranza di madre” e ci chiede “la grazia di una fede forte” e della “consolazione”, specialmente per “coloro che attraversano giorni bui”.

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