Lettura

Ogni racconto pasquale è un cesello di un grande e prezioso gioiello. Bisogna guardarlo nel tutto, ma anche, con la lente d’ingrandimento del cuore, considerare il lavoro dell’artista-orafo che vi ha infuso un suo taglio, una prospettiva, un motivo della grande sinfonia della Pasqua del Signore. In questo testo guardiamo l’evento Pasquale con gli occhi di Maria di Magdala. Gli occhi dell’amore.

Meditazione

Continuano a convivere nel cuore dei discepoli la gioia del ritorno del Signore dalla morte con la tristezza dei giorni precedenti. L’annuncio della Pasqua pian piano si fa strada tra mille paure, insieme alla gioia del ritorno del Maestro dalla morte sussistono le tristezze della settimana precedente, la luce della Pasqua si fa strada timidamente tra mille foschie del cuore e della mente, tra mille incertezze in cui convivono fede e incredulità. È così anche nella nostra vita. Noi invochiamo una presenza di Dio che s’imponga e possa fugare ogni incertezza, ma Lui continua a lasciare tracce sul nostro cammino invitandoci alla ricerca. Nel Vangelo di oggi ci vengono indicate due strade per incontrare il Risorto. Innanzitutto Maria di Magdala ci insegna la via delle lacrime che ha già percorso Pietro dopo i suoi rinnegamenti e il canto del gallo. Le lacrime lavano gli occhi e ci fanno vedere più nitidamente quanto un istante prima ci sembrava nebuloso. Lacrime di pentimento e d’amore che sciolgono le scaglie che ci impediscono di vedere l’invisibile. Questa stessa pagina ci indica la via del nome: ogni incertezza è fugata all’atto in cui Maria si sente chiamare per nome da Gesù presente fin dall’inizio sulla scena, ma negato alla comprensione della donna. È la memoria della nostra chiamata, l’istante in cui ci siamo anche noi sentiti guardati e riconosciuti da Gesù. Percorriamo anche noi queste due strade che hanno in comune l’attenzione del cuore che si scioglie in lacrime o sussulta all’ascolto di una voce: «Una voce, il mio Diletto!».

Preghiera

Mentre vago nell’incertezza della mia povera fede, vienimi a cercare, Signore, nelle regioni pericolose della tristezza dove rischio di affogare nelle mie lacrime disperate. Rompi le acque delle lacrime di pentimento e fammi sentire la Tua voce che ancora mi chiama per nome.

Agire

Faccio memoria oggi delle volte in cui mi sono sentito con-vocato da Gesù. Guardo il video o ascolto l’audio conservato nelle pieghe del cuore.

Meditazione a cura di mons. Arturo Aiello, vescovo di Teano-Calvi, tratta dal mensile “Messa Meditazione”, per gentile concessione di Edizioni ART. Per abbonamenti info@edizioniart.it