Dona Adesso

Conferenza Stampa "Share the Journey" / ZENIT - HSM, CC BY-NC-SA

“Share the Journey”: le braccia ben aperte della Chiesa

Conferenza stampa di presentazione della campagna di Caritas Internationalis

Dopo l’Udienza generale di oggi, mercoledì 27 settembre 2017, si è tenuta alle 12.30 in Vaticano la conferenza stampa di presentazione della campagna “Share the Journey” (Condividiamo il viaggio) di Caritas Internationalis, lanciata proprio oggi da papa Francesco.

Lo scopo della campagna è promuovere l’incontro con i migranti e i profughi, e incoraggiare i gesti di accoglienza e di ascolto verso le persone in cerca di una vita migliore o costrette ad abbandonare la propria terra a causa di guerre e violenze.

All’evento nella Sala stampa della Santa Sede hanno partecipato oltre al cardinale Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas Internationalis, anche suor Norma Pimentel (direttrice di “Catholic Charities of the Rio Grande Valley”), Bekele Moges (direttore di “Caritas Ethiopia”), Oliviero Forti (responsabile immigrazione di Caritas Italiana) e tre giovani migranti: Yancuba Darboe (Gambia), Amadou Darboe (Senegal) e Berete Ibrahima (Guinea).

Nel suo intervento il cardinale arcivescovo di Manila, Tagle, ha spiegato che “capire” i motivi dei migranti costretti a fuggire dai loro Paesi costituisce “un primo passo”. “Noi tutti siamo migranti, nessuno è residente permanente qui”, ha detto il porporato filippino.

“Noi amiamo il nostro villaggio”, ha spiegato a sua volta il direttore di Caritas Etiopia: “noi partiamo perché qualcosa ci costringe”. Da parte sua il responsabile immigrazione di Caritas Italiana, Oliviero Forti, ha fatto notare che l’apertura ai migranti viene ostacolata o impedita da “paure e pregiudizi”.

Alla fine dell’odierna Udienza generale papa Francesco aveva incontrato un gruppo di migranti e profughi, che indossavano coloratissime t-shirt con la scritta “Share the Journey”, e posato davanti alla telecamere e ai fotografi con le braccia aperte, in segno di accoglienza.

Yancuba Darboe

Intervenendo alla conferenza stampa, il ventunenne Yancuba Darboe, del Gambia, ha raccontato che “non voleva lasciare la sua famiglia” ma che è stato costretto a farlo a causa della vita “difficile” in patria.

Ha transitato per il Senegal e la Mauritania, dove è stato pescatore, per recarsi successivamente in Mali, Libia e Niger, alla vana ricerca di un impiego e di mezzi sufficienti per provvedere alla sussistenza.

Al confine tra il Niger e la Libia viene sequestrato a scopo di riscatto e ripetutamente torturato, ma la sua famiglia non può pagare la somma richiesta. Riesce ad eludere però il controllo dei suoi rapitori e affidandosi ai trafficanti attraversa il Mediterraneo e sbarca a Catania, da dove viene trasferito a Benevento in una casa della Caritas. Oggi frequenta l’Università, dove studia biologia. Il suo sogno è di poter riabbracciare la sua famiglia.

Amadou Darboe

Vent’anni invece ha Amadou Darboe, del Senegal. Figlio maggiore di un imam, alla morte del padre deve sostenere la famiglia e si ritrova costretto ad emigrare e ad affrontare un “doloroso viaggio per mare, alla ricerca di un futuro migliore”.

Beneficia del progetto Caritas “Protetto. Rifugiato a casa mia” e si dimostra “particolarmente collaborante”. Frequenta dei corsi per diventare panettiere e pizzaiolo.

Figlio di un imam, Amadou crede “fortemente” nel “dialogo” tra persone di religioni differenti. E’ attivo in parrocchia e a Natale ha partecipato ad una rappresentazione della Natività.

E’ molto grato nei confronti di papa Francesco. “Mi ha salvato la vita”, così dichiara. “Questo progetto mi ha dato tante possibilità e una famiglia.” “Non ci sono parole sufficienti per ringraziare”, ha dichiarato ai giornalisti.

Berete Ibrahima

Berete Ibrahima è originario della Guinea e ha oggi 23 anni. Ha lasciato il suo Paese all’età di solo 16 anni, per raggiungere la Libia, passando dal Mali e dall’Algeria. Durante il suo viaggio attraverso il deserto rischia di morire di sete. Segue una formazione di elettricista in Libia ma quando scoppia la guerra, decide di raggiungere l’Italia.

Dopo varie peripezie — viene ad esempio salvato da pescatori tunisini –, sbarca finalmente a Lampedusa all’età di 17 anni. Dopo un soggiorno in una casa famiglia a Casapesenna, in provincia di Caserta, viene accolto in un centro della Caritas. Oggi lavora come aiuto cuoco in un Centro di Identificazione (CDI). (pdm)

About Redazione

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione