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Mons. Migliore: mai più povertà e mortalità infantile

L’appello del rappresentante vaticano all’ONU

di Roberta Sciamplicotti

ROMA, mercoledì, 14 ottobre 2009 (ZENIT.org).- Garantire il benessere dei bambini è “fondamentale per assicurare che le generazioni future possano saper respingere la povertà e la mortalità infantile come vestigia storiche più che come una realtà quotidiana”.

L’Arcivescovo Celestino Migliore, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede, lo ha affermato questo lunedì intervenendo alla 64ma sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella commemorazione del 15° anniversario della Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo (ICPD), svoltasi al Cairo nel 1994.

Il rinnovamento degli sforzi per rispondere alla salute integrale e alle necessità sociali della comunità, ha infatti osservato, implica il fatto di “tener conto delle necessità sociali, culturali e spirituali di tutti”, soprattutto dei più vulnerabili.

Paura “infondata” della sovrappopolazione

Quando gli Stati si sono riuniti al Cairo nel 1994, ha riconosciuto monsignor Migliore, molti di loro “avevano l’impressione che si sarebbe verificata un’esplosione di popolazione che avrebbe ostacolato la possibilità di raggiungere un adeguato sviluppo economico globale”.

Quindici anni dopo, si è constatato che questa percezione era “infondata”.

In molti Paesi sviluppati, infatti, la crescita della popolazione “è diminuita al punto che alcuni legislatori nazionali stanno ora incoraggiando un aumento dei tassi di natalità per assicurare una crescita economica continuata”.

Numerosi Paesi poveri, dal canto loro, hanno sperimentato una crescita “a tassi precedentemente non raggiunti”, e la più grande sfida allo sviluppo “non è l’esplosione della popolazione, ma l’irresponsabile gestione economica a livello mondiale e locale”.

“L’ingegnosità umana e la capacità delle persone di collaborare”, ha aggiunto il presule, hanno inoltre dimostrato che gli uomini sono “la più grande risorsa mondiale”.

L’importanza della famiglia

La Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo, ha constatato l’Osservatore Permanente, “ha ribadito il bisogno da parte degli Stati di promuovere e rafforzare la famiglia come elemento fondamentale per produrre un maggiore sviluppo sociale ed economico”.

“La presenza sempre maggiore delle donne sul mercato del lavoro ha causato nuove sfide per la famiglia e le donne, sia nel settore lavorativo che a casa”, ha aggiunto.

“Lo sfruttamento sessuale ed economico, il traffico di donne e ragazze e le pratiche discriminatorie nel mercato lavorativo hanno sfidato i Governi a promuovere ed applicare politiche per porre fine a queste ingiustizie e a sostenere la famiglia nelle sue responsabilità”.

Riconoscere i benefici delle migrazioni

Nel suo intervento, il presule ha parlato anche delle politiche demografiche, ricordando che devono tener conto delle necessità dei migranti come parte della “responsabilità globale di porre la persona umana al centro di tutte le politiche dello sviluppo”.

Troppo spesso, ha sottolineato, le migrazioni sono considerate “una conseguenza involontaria della globalizzazione” e gli stereotipi negativi sui migranti vengono usati per “promuovere politiche che hanno un effetto disumanizzante”.

Per questo, l’Arcivescovo esorta a riconoscere “i benefici condivisi delle migrazioni”, sottolineando il fatto che i migranti “spesso forniscono competenze necessarie ai Paesi di destinazione, assicurando allo stesso tempo un prezioso sostegno ai loro Paesi d’origine”.

Allo stesso modo, chiede di “affrontare le ragioni alla base delle migrazioni e di approvare politiche che difendano i migranti dal traffico”.

Le donne: istruzione e salute

Secondo l’Arcivescovo Migliore, l’appello dell’ICPD a un’istruzione di qualità “continua ad essere il mezzo più efficace per promuovere uno sviluppo economico, sociale e politico sostenibile”.

“E’ superfluo dire che l’accesso all’istruzione per le donne e le bambine a tutti i livelli è al cuore del rafforzamento delle donne nella società e della promozione dell’uguaglianza tra i sessi”, ha aggiunto.

Per il presule, affrontando il ruolo dell’ICPD sulla salute materna sono stati compiuti “troppo spesso” tentativi di “promuovere una nozione di salute sessuale e riproduttiva che va a detrimento della vita umana non ancora nata e della necessità delle donne e degli uomini nella società”.

“Suggerire che la salute riproduttiva include un diritto all’aborto viola esplicitamente il linguaggio dell’ICPD, sfida gli standard legali e morali nelle comunità locali e divide gli sforzi per affrontare le reali necessità di madri e bambini”, ha concluso.

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